Non c’è che dire. Elon Musk è il più grande venditore di fumo della storia e forse per questo — più che per altro — è diventato il primo trilionario al mondo con la quotazione di SpaceX. Un gioco delle tre carte (con X e xAI) che ha rimescolato e rivenduto al grande pubblico.
I dati sono tutti contro di lui. Il gruppo appena quotato è sostanzialmente un intreccio di scatole che ha permesso a Musk di salvare i suoi business da fallimenti disastrosi. Dopo aver rilevato con una delle peggiori operazioni finanziarie di sempre Twitter, lo ha rinominato in X. Subissato dalle perdite per la virata politica della piattaforma, l’ha fusa con xAI, l’altra sua società attiva nell’intelligenza artificiale che in quel momento (marzo 2025) sottoscriveva senza problemi round di finanziamenti da svariati miliardi di dollari.
Non c’è che dire. Elon Musk è il più grande venditore di fumo della storia e forse per questo — più che per altro — è diventato il primo trilionario al mondo con la quotazione di SpaceX. Un gioco delle tre carte (con X e xAI) che ha rimescolato e rivenduto al grande pubblico.
I dati sono tutti contro di lui. Il gruppo appena quotato è sostanzialmente un intreccio di scatole che ha permesso a Musk di salvare i suoi business da fallimenti disastrosi. Dopo aver rilevato con una delle peggiori operazioni finanziarie di sempre Twitter, lo ha rinominato in X. Subissato dalle perdite per la virata politica della piattaforma, l’ha fusa con xAI, l’altra sua società attiva nell’intelligenza artificiale che in quel momento (marzo 2025) sottoscriveva senza problemi round di finanziamenti da svariati miliardi di dollari.
La cassa raccolta in quel periodo ha permesso di tamponare le perdite di X perché confluita in xAI che a sua volta, però, per stare al passo dei concorrenti nell’Intelligenza artificiale, bruciava un miliardo di dollari al mese. Le perdite nello sviluppo dell’IA non hanno fatto altro che affossare la nuova società. Da qui la necessità di trovare una nuova soluzione e una fonte di entrate miliardarie per garantirne la sopravvivenza.
La via d’uscita è stata trovata ancora una volta in una fusione, ovvero una scatola nella scatola, ma con SpaceX perché destinata a quotarsi a una valutazione così stratosferica, che se fosse andata in porto, avrebbe fornito i miliardi necessari a Musk per continuare a sostenere tutti suoi business.
Sostenere è la parola giusta perché nemmeno SpaceX fa soldi, visto che su 18,6 miliardi di entrate nel 2025 ne ha persi 4,9. L’unica divisione che sta in piedi non è quella che lancia i razzi nello spazio o vuole andare su Marte, ma Starlink che vende meno poeticamente la banda larga nei posti più improbabili della terra e ora grazie agli ultimi accordi anche nelle città dove viviamo tutti.
Dalla settimana scorsa, non ci sono più problemi di liquidità per nessuno, almeno per quest’anno, perché la quotazione è stata un successo. Musk ha raccolto quasi 80 miliardi e il titolo, già stra-valutato, è salito ulteriormente, facendo la gioia perfino di chi l’ha comprato il primo giorno in Borsa. Anche grazie al Nasdaq 100 e il FTSE Russell che, senza aspettare i tempi canonici, hanno subito ammesso SpaceX nei loro indici, obbligando i fondi e che li seguono passivamente ad acquistare il titolo di Musk. Eppure, è difficile credere che SpaceX sarà un successo. La vera scommessa di crescita della società è legata quasi tutta all’intelligenza artificiale. E qui Grok, nonostante gli aiutini del governo che hanno spinto per adottarla in alcune istituzioni statali, è decisamente inferiore a OpenAI e Anthropic. E non ci sarebbe da meravigliarsi che qualora dovessero entrambe arrivare in Borsa si possa assistere alla vendita della prima in favore di queste due.