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Laura Rocchitelli e la “sua” Rold: la rivoluzione degli elettrodomestici attraverso genio e rigore

Laura Rocchitelli 
Donne Impresa è presidente e ceo di Rold dell’azienda di Nerviano, nel Milanese, che progetta soluzioni innovative nella componentistica, a cominciare dal rivoluzionario bloccoporte per oblò delle lavatrici. Gli inizi dell’azienda di famiglia, il presente e il futuro
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Tutto è cominciato con un microinterruttore per lucidatrici. Inventato in casa, sul tavolo di cucina della nonna a Mazzo, frazione di Rho, un comune dell’hinterland milanese. La svolta è stata la realizzazione del bloccoporta per l’oblò delle lavatrici. Genio e creatività. “El femm, el femm”, lo facciamo. Mai dire ‘impossibile’.

Anno 1963. Nasce la Rold di Nerviano, area nord ovest di Milano, azienda che progetta, sviluppa e produce soluzioni innovative nella componentistica per elettrodomestici, esperta in sistemi di chiusure di sicurezza e bloccoporte, dalla ricerca applicata alla meccatronica avanzata, dall’elettronica fino all’hi-tech per i maggiori brand del settore nel mondo.

Seconda generazione

Laura Rocchitelli, imprenditrice di seconda generazione, classe 1967, è figlia dei fondatori Onofrio e Dolores Loro, gli “sposi imprenditori”. Il marchio Rold è l’acronimo dei rispettivi nomi e cognomi. Lei è oggi presidente e ceo alla guida di un gruppo con tre stabilimenti, 220 addetti…

Tutto è cominciato con un microinterruttore per lucidatrici. Inventato in casa, sul tavolo di cucina della nonna a Mazzo, frazione di Rho, un comune dell’hinterland milanese. La svolta è stata la realizzazione del bloccoporta per l’oblò delle lavatrici. Genio e creatività. “El femm, el femm”, lo facciamo. Mai dire ‘impossibile’.

Anno 1963. Nasce la Rold di Nerviano, area nord ovest di Milano, azienda che progetta, sviluppa e produce soluzioni innovative nella componentistica per elettrodomestici, esperta in sistemi di chiusure di sicurezza e bloccoporte, dalla ricerca applicata alla meccatronica avanzata, dall’elettronica fino all’hi-tech per i maggiori brand del settore nel mondo.

Seconda generazione

Laura Rocchitelli, imprenditrice di seconda generazione, classe 1967, è figlia dei fondatori Onofrio e Dolores Loro, gli “sposi imprenditori”. Il marchio Rold è l’acronimo dei rispettivi nomi e cognomi. Lei è oggi presidente e ceo alla guida di un gruppo con tre stabilimenti, 220 addetti, 45,5 milioni di euro di fatturato nel 2025 e un export dell’80 per cento per 50 milioni di pezzi all’anno. “Siamo in Europa, negli Usa, in Brasile, in Turchia e in mercati competitivi come Corea del Sud e Cina, a Shanghai con una nostra company per consolidare il business in quei territori. Poco in Africa, ma in quasi tutti gli altri continenti”.

Il primo trimestre di quest’anno ha dato buoni risultati nonostante il settore degli elettrodomestici, mercato di riferimento per Rold, stia soffrendo, vedi ad esempio la crisi dell’Electrolux. “Il calo della domanda crea turbolenza. In una filiera di aziende grandi, realtà medio piccole come la nostra, produttive e fortemente verticali, sono un po’ gli ammortizzatori. Hanno un tempo di reazione più lungo. Calano le commesse ma noi ci siamo approvvigionati di materie prime con un impegno finanziario notevole e dotati di persone che devono far fronte alle esigenze produttive. Nonostante tutto nel 2023 abbiamo celebrato i sessant’anni dalla fondazione con un libro e con una festa. Quell’anno è stato molto buono con 47,5 milioni di euro di fatturato e un utile di un milione e sei, il 2024 lo è stato ancora di più con 48 milioni; nel 2025 invece un calo di ricavi, siamo scesi a 45,5, dovuto un po’ alla diminuzione delle vendite nell’ultimo trimestre. La storia recente ci insegna che non c’è più certezza sui forecast: le previsioni che qualche anno fa davano i clienti, al 90 per cento si verificavano”.

Il rimpianto: “Mai esperienze all’estero”

Nata a Rho nel 1967, liceo linguistico e poi Economia aziendale alla Bocconi, subito dopo Laura Rocchitelli è entrata nell’azienda di famiglia. “Lo dico spesso: ho il rimpianto di non aver fatto esperienze all’estero, avrei voluto, me ne sono resa conto dopo. Al momento per me era naturale, niente di imposto, da quando sono nata sento respirare l’azienda e per me era una strada segnata. L’officina diventata fabbrica e poi industry 4.0. Ai miei tempi non c’era l’Erasmus”.

È nel consiglio di Federmeccanica e in Assolombarda. “Tutte situazioni che mi permettono di crescere, sono curiosa, incarichi che mi danno tantissima ricchezza di conoscenza e relazioni, sono un altro lato bello del mio lavoro”.Nerviano è la sede storica, con uffici e parte della produzione, Pogliano e Cerro Maggiore gli stabilimenti esclusivamente produttivi. “Tre stabilimenti perché non c’era spazio nello stesso posto, il nostro sogno sarebbe averne uno unico. Utilizziamo i migliori materiali, sviluppiamo il design creativo di soluzioni all’avanguardia proiettato nel futuro e creiamo attraverso la forza trainante dell’open innovation. Applichiamo controlli rigorosi sui nostri processi produttivi per essere qualificati come i partner maggiormente affidabili e flessibili”.

L’intesa con i fratelli

Alla morte del papà inventore, nel 2011, sono i suoi due fratelli, Massimo e Stefano, laureati in Economia aziendale e in Ingegneria, a decidere che sarebbe stata lei la più adatta a sostituirlo. “A parte le capacità, forse per la visione un po’ più allargata che può avere una donna, l’approccio più diretto e più gentile e l’ascolto. A volte devi capire qual è l’equilibrio tra ispirare fiducia e essere un punto di riferimento forte ma non autoritario. Questo mi viene riconosciuto; io dico sempre che la mia porta è aperta. Siamo insieme noi fratelli, molto legati, con momenti istituzionali per aggiornarci sulle attività nelle varie aree che seguiamo. Mia mamma viene ancora qui, 87 anni portati benissimo, questa è una sua creazione”. Con loro e non solo. “Abbiamo una prima linea di manager veramente in gamba e stiamo anche investendo sulla formazione. Proprio adesso stanno seguendo un corso di coaching di gruppo, allineata sui valori aziendali e gli obiettivi da raggiungere”.

Rold produce quasi tutto in Italia. “Quasi perché nel 2023 abbiamo aperto una piccola unità produttiva in Serbia. Fino a due anni fa abbiamo resistito, poi le lavorazioni manuali abbiamo dovuto spostarle lì perché farle in Italia significava essere fuori mercato. Oggi in Serbia ci sono una quindicina di persone che ci danno la possibilità di avere un polmone e lavorare a prezzi competitivi”.

La diversificazione

Per porre l’azienda al riparo dalle possibili variabili del mercato, Rold sta mettendo in campo iniziative che toccano l’efficientamento nella produzione, con nuove tecnologie per monitorare la gestione dei processi, e per la diversificazione del parco clienti. “Stiamo cercando di capire in quali altre forme può essere declinata la nostra esperienza costruita in decenni. Magari in settori diversi e più redditivi, come il medicale, per esempio con le autoclavi del dentista, oppure negli smart lockers. La diversificazione aiuta e può essere un’alternativa per affrontare momenti difficili. Noi abbiamo una sola linea di business, ma siamo stati sempre punto di riferimento, godiamo di ottima reputazione. Tanti nel corso del tempo ci hanno fatto il filo per comprarci: si vedrà. Per ora abbiamo preso altre strade, ne abbiamo almeno per una decina d’anni”.

Seguendo questa linea c’è stata l’adesione e l’ingresso di Rold nell’area Mind, Milano innovation district, il polo techno che sta nascendo negli spazi dell’Expo 2015, a pochi chilometri dall’azienda. Diventerà anche la sede delle facoltà scientifiche della Statale. “Lì, nel nostro laboratorio di Innovazione e ricerca applicata, RLab, abbiamo un gruppo di ingegneri, ricercatori che hanno lo scopo di guardare oltre il nostro core business, persone staccate dal day by day e che riescono ad avere una visione più alta”. Nei suoi spazi in Mind, Rold ha ospitato studenti provenienti dalle università di Lubiana, Zagabria, Vienna e del Politecnico di Milano. “Essere in Mind ci fa vedere cose mai viste. Due anni fa abbiamo fondato una piccola start up nel biomedicale con i nostri vicini di casa, sono dei ragazzi e noi gli mettiamo a disposizione le nostre competenze ingegneristiche e meccaniche”.

Il sogno? Una fondazione per formare i giovani

Laura Rocchitelli sogna di creare una fondazione che offra opportunità di formazione e di crescita a chi non le ha, ai tanti ragazzi talentuosi che non ce la fanno per ragioni economiche. Il primo passo è stata l’Academy fondata nel settembre del 2020. “Qualcosa di cui andare fieri. Io lo so che sono nata fortunata, ricevo molto e voglio restituire il mio tempo. È un luogo un po’ insolito per un’azienda piccola come la nostra, ma dà l’idea di quanto sia necessario l’investimento sulle persone. Ha lo scopo di accrescere le competenze dei nostri collaboratori, da noi c’è un turn over limitato, di aiutare chi lavora con noi a essere al passo con i tempi e a creare un legame col territorio. Noi crediamo alla responsabilità sociale, e collaborare con le scuole e con le aziende del terzo settore significa restituire alla comunità. La Rold Academy è diventata una finestra sulla società, un luogo aperto dove c’è ascolto di tutti coloro che ruotano intorno all’azienda e crea dei confronti con persone esterne. Sta funzionando, è cresciuta via via ed è anche un po’ ambiziosa. Le nuove generazioni non ti chiedono solo lo stipendio, ti chiedono un’azienda attenta ai temi della sostenibilità e della formazione”.

La famiglia e gli hobby

Intanto i figli, Valentina e Beatrice, 28 e 26 anni, Francesco 23. “Sono belle persone. La prima ha fatto Ingegneria, un master alla Bicocca e poi uno stage in un’azienda che organizza eventi e la ragazza alla pari in Usa. Beatrice vuole fare l’insegnante di matematica e sta ultimando gli studi all’università di Bologna, Francesco sta finendo un Its Academy in videomaking. Io gli dico: visto che avete la fortuna di vivere in una famiglia che vi permette di non dover pagare le bollette, esplorate, basta che non stiate sul divano. I giovani di questa epoca non sono svogliati, hanno difficoltà a trovare la loro strada. I genitori possono aiutarli ascoltandoli, non giudicandoli e cercando di insegnare loro il senso critico. Per accudirli ho avuto un super tata, e mi ha aiutato che il posto di lavoro fosse a dieci minuti da casa. Mi piace stare all’aria aperta, camminare, la musica, leggere, le cose normali che fanno tante persone. Viaggi appena posso. Un paio di anni fa con le figlie siamo andate per tre settimane in Perù, e alle Azzorre l’anno scorso. Trekking anche in Italia: alle Eolie, base a Lipari, poi Vulcano e Alicudi.

L’ultimo libro letto? “La città dei vivi di Nicola Lagioia. Nell’Academy c’è il club di letture, aperto a tutti. Ora cominciano a partecipare anche i nostri addetti alla produzione, operai specializzati, sono momenti in cui siamo lì per fare un’altra cosa”. Dai suoi genitori l’imprenditrice ha imparato l’umiltà e la generosità. “Sono persone che hanno pagato a rate il pranzo del matrimonio, e dopo, benché benestanti, hanno sempre mantenuto uno sguardo pronto a capire le difficoltà delle persone. Quando eravamo piccoli stavamo tantissimo con la nonna mentre loro avviavano l’azienda. Sono riusciti a far nascere la loro creatura e a restare sempre vicini a noi”.

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