“È ora che gli europei si sveglino”: la scossa di Panetta alla Ue. Tre strade per uscire dall’angolo
di Cenzio Di ZanniROMA – La sveglia continua a suonare per Bruxelles e dintorni. L’ultimo rintocco è arrivato con il ciclone Trump e la crisi di Hormuz. Che significa energia, quindi competitività e posti di lavoro. A riportare il Vecchio continente davanti alle sue responsabilità è il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, in occasione del convegno organizzato da Cepr e Luiss in memoria di Robert Mundell, ovvero l’economista canadese premio Nobel per l’economia nel 1999, che è considerato il padre dell’euro. "È ora che gli europei si sveglino”, ripete il governatore citando Mundell. Anche perché “l'Europaè ancora una volta di fronte a un crocevia” e "questo richiede la determinazione politica necessaria per completare l'assetto istituzionale dell'euro". Anche sul piano digitale.
ROMA – La sveglia continua a suonare per Bruxelles e dintorni. L’ultimo rintocco è arrivato con il ciclone Trump e la crisi di Hormuz. Che significa energia, quindi competitività e posti di lavoro. A riportare il Vecchio continente davanti alle sue responsabilità è il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, in occasione del convegno organizzato da Cepr e Luiss in memoria di Robert Mundell, ovvero l’economista canadese premio Nobel per l’economia nel 1999, che è considerato il padre dell’euro. "È ora che gli europei si sveglino”, ripete il governatore citando Mundell. Anche perché “l'Europaè ancora una volta di fronte a un crocevia” e "questo richiede la determinazione politica necessaria per completare l'assetto istituzionale dell'euro". Anche sul piano digitale.
Il messaggio è chiaro, l’urgenza dei tempi pure. A più di cinquant’anni dall’incrocio segnalato da Mundell – era il 1969 – “siamo di nuovo davanti a questo crocevia", perché guerre, rivalità geopolitiche e economie frammentate stanno ridisegnando il commercio globale, i mercati dell'energia e le dipendenze strategiche.
Per questo, l’appello che l’inquilino di palazzo Koch manda all’Unione è agire su tre fronti. Primo: far ripartire la crescita economica attraverso "l'integrazione necessaria" in campi come "le comunicazioni, l'istruzione, la tecnologia e la difesa" attraverso progetti "comuni". Secondo fronte, capitali e investimenti: qui serve andare oltre "i mercati nazionali", altrimenti il prezzo da pagare sarà l’impossibilità di finanziare "l'innovazione, la transizione verde e la difesa". Per questo, ragiona Panetta, occorre una "regolamentazione più semplice e armonizzata accompagnata agli eurobond garantiti dagli Stati membri". Poi c’è l’altra faccia dell’euro, quella digitale, che nel campo dei pagamenti permette la sovranità "monetaria e politica" europea.
Il governatore ricorda anche uno degli ispiratori dell’unità europea, il francese Jean Monnet, e la celebre tesi per la quale “l'Europa si forgia nelle crisi". “I progressi compiuti dalla sua nascita sembrano confermare questa visione. Ma in un mondo che cambia così rapidamente come il nostro, spinto da guerre, frammentazione geopolitica e sconvolgimenti tecnologici, un progresso lento e dettato dalle crisi – avverte Panetta – non è più sufficiente. Dobbiamo plasmare il nostro futuro prima che le crisi ci costringano a farlo".
Dalla sua, l’Ue può contare sull'euro, che “come comprese il professor Mundell, non è semplicemente una valuta. È il simbolo di ciò che l'Europa rappresenta: unità, sovranità, prosperità economica e capacità di difendere i valori politici di libertà e apertura”. Il percorso verso un’effettiva integrazione, però, si è rivelato lungo e accidentato. Per questo, lo sprone dell’economista canadese resta attualissimo: “È ora che gli europei si sveglino”.