ROMA – "La revisione del prontuario non può essere guidata da criteri economicistici, di risparmio. Ma deve esserci una valutazione scientifica. Un approccio incentrato unicamente sul contenimento dei costi rischia di restringere le opzioni terapeutiche a disposizione dei pazienti e di mettere in crisi una parte importante della base industriale”. Marcello Cattani, appena riconfermato presidente per il terzo mandato di Farmindustria, interviene all’assemblea annuale. Ed esprime la preoccupazione del settore sul percorso di revisione avviato da Aifa e sulle proposte arrivate dalle aziende.
La revisione del prontuario
Si tratterebbe di valutare se, per alcune categorie di farmaci da tempo utilizzate, il prezzo rimborsato del servizio pubblico sia an…
ROMA – "La revisione del prontuario non può essere guidata da criteri economicistici, di risparmio. Ma deve esserci una valutazione scientifica. Un approccio incentrato unicamente sul contenimento dei costi rischia di restringere le opzioni terapeutiche a disposizione dei pazienti e di mettere in crisi una parte importante della base industriale”. Marcello Cattani, appena riconfermato presidente per il terzo mandato di Farmindustria, interviene all’assemblea annuale. Ed esprime la preoccupazione del settore sul percorso di revisione avviato da Aifa e sulle proposte arrivate dalle aziende.
La revisione del prontuario
Si tratterebbe di valutare se, per alcune categorie di farmaci da tempo utilizzate, il prezzo rimborsato del servizio pubblico sia ancora adeguato rispetto al loro valore terapeutico e alla disponibilità di valide alternative. In quest’ottica, il rimborso potrebbe essere determinato non più esclusivamente tra medicinali contenenti lo stesso principio attivo, ma anche tra farmaci appartenenti a categorie terapeutiche più ampie. La proposta di modifica prevederebbe il rimborso, anche tra farmaci con principi attivi differenti ma della stessa categoria terapeutica, del prodotto con il prezzo più basso, lasciando a carico del cittadino la differenza.
"Un nuovo farmaco non deve essere considerato esclusivamente come un costo aggiuntivo per il Servizio sanitario nazionale. L'innovazione farmaceutica - ha ricordato Cattani - è un investimento che consente di salvare vite, prevenire complicanze, evitare ricoveri, ridurre disabilità e perdita di autonomia. Modificare il decorso delle malattie significa migliorare la vita delle persone e rendere più sostenibile il sistema sanitario nel lungo periodo. In più, la nostra industria rappresenta un asset strategico per la crescita e la sicurezza della Nazione anche di fronte a possibili nuove emergenze sanitarie".
Interviene sul punto anche il sottosegretario Marcello Gemmato: "C'era stata una lettera inviata dal ministro della Salute Schillaci in cui si chiedeva ad Aifa quali fossero gli strumenti per ridurre la spesa farmaceutica. L'Aifa risponde offrendo una serie di possibilità per validare un risparmio”. Ora tocca all’esecutivo: “C'è ora l'autorevole e suprema decisione del ministro rispetto alle decisioni da prendere. Attiene cioè alla politica il fatto di dover assumersi la responsabilità delle scelte. La legge di Bilancio prevede che il nuovo prontuario farmaceutico entri in vigore dal primo gennaio 2027, quindi abbiamo tutti i tempi per fare delle indagini puntuali".
La spesa farmaceutica
Uno degli aspetti sotto osservazione in questi mesi è l’aumento della spesa farmaceutica, cresciuta del 5,2% nel 2025 e del 22% negli ultimi tre anni. “La spesa farmaceutica non è fuori controllo – risponde Cattani, ripetendolo più volte sul palco – è una crescita fisiologica, strutturale, in linea con i nuovi bisogni della popolazione e con l'innovazione farmaceutica che sta contribuendo all'incremento dell'aspettativa di vita”.
La crescita dell’export
Gli Stati Uniti che alzano le barriere e minacciano dazi, le tensioni a Hormuz che hanno fatto esplodere i prezzi delle materie prime, la corsa per rimanere al passo dei competitor. L’industria farmaceutica negli ultimi dieci anni ha registrato numeri record, con l’export aumentato del 248% dal 2016 e arrivato a 69 miliardi di euro nel 2025, su un fatturato di 74 miliardi. Ma le sfide rimangono elevate. ”L’impatto di Hormuz lo vediamo sui costi, su alcune materia prime oltre il 100%, ma noi dobbiamo avere una strategia per svincolarci dalla dipendenza storica”. Pur ammettendo che “su alcuni aspetti potremmo solo gestire la nostra dipendenza, come alluminio e derivati petrolio”, Farmindustria chiede all’Europa di avere visione e progetti.
“Il cambiamento indotto dagli Usa è indirizzato ad aumentare la propria valorizzazione strategica, per rendersi più indipendenti da Ue, Cina e India. L’Europa su questo non tocca palla – aggiunge Cattani – L’Italia e gli Stati Uniti, al netto delle dinamiche che abbiamo visto in questi ultimi giorni, sono stati che cooperano su innovazione e ricerca. Il rapporto sarà sempre solido su salute e innovazione”. In risposta alla sfida competitiva globale della Most favoured nation, per Farmindustria "occorre un patto per compensare gli investimenti in Italia e gli oneri per le aziende, perseguendo una logica win-win, sul modello dell'accordo Usa-Regno Unito". La riposta deve essere quindi europea: "Le norme Ue impongono costi, come energia e regolazione, che vanno remunerati per non mettere a rischio la competitività e la sostenibilità industriale delle aziende che producono e fanno ricerca in Italia".
Le priorità per Farmindustria
Tra le priorità di Farmindustria Cattani individua anche la necessità dimigliorare l’accesso ai nuovi farmaci e intervenire sul payback farmaceutico, che nel 2025 ha raggiunto un valore di 2,4 miliardi. "Una tassa sulle tasse - afferma il presidente di Farmindustria - che mette a rischio la competitività dell'Italia e il mantenimento degli investimenti. Va messo un limite, pari al livello del 2023 (1,6 miliardi) per poi progressivamente superarlo in 3 anni, introducendo un sistema che si basi sulla misurazione del valore delle terapie e si concentri sul costo complessivo della cura e sui costi evitati dai farmaci".