ROMA – Torna la “Cig meteo”, la possibilità per le imprese di mettere in cassa integrazione ordinaria i lavoratori nelle ore di meteo avverso. Le ondate di calore estremo, ma anche burrasche e gelo d’inverno. Lo prevede la bozza della norma che Repubblica ha potuto visionare, destinata a entrare nel decreto Infrastrutture approvato lunedì dal Consiglio dei ministri. Stanziati 15 milioni, meno della metà dell’anno scorso (33 milioni). Protetti i lavoratori dell’industria, dell’edilizia e dell’agricoltura. Fuori i rider, gli stagionali del turismo, i braccianti a giornata, la pesca, gli autonomi.
Cosa prevede la norma
Il testo ricalca in larga parte quello varato nel 2025. Dal primo luglio al 31 dicembre 2026, le imprese potranno chiedere l…
ROMA – Torna la “Cig meteo”, la possibilità per le imprese di mettere in cassa integrazione ordinaria i lavoratori nelle ore di meteo avverso. Le ondate di calore estremo, ma anche burrasche e gelo d’inverno. Lo prevede la bozza della norma che Repubblica ha potuto visionare, destinata a entrare nel decreto Infrastrutture approvato lunedì dal Consiglio dei ministri. Stanziati 15 milioni, meno della metà dell’anno scorso (33 milioni). Protetti i lavoratori dell’industria, dell’edilizia e dell’agricoltura. Fuori i rider, gli stagionali del turismo, i braccianti a giornata, la pesca, gli autonomi.
Cosa prevede la norma
Il testo ricalca in larga parte quello varato nel 2025. Dal primo luglio al 31 dicembre 2026, le imprese potranno chiedere la Cassa integrazione ordinaria per sospensioni o riduzioni dell’attività dovute a eventi climatici “oggettivamente non evitabili”. Dentro ci sono le ondate di calore, ormai emergenza ricorrente nei cantieri e nei campi.
La norma consente di non applicare due paletti ordinari della Cigo. Dopo 52 settimane consecutive di cassa non serve un anno di normale attività prima di chiederla di nuovo. E non vale il tetto di 52 settimane in un biennio mobile. In più, le aziende non pagano il contributo addizionale.
C’è poi l’agricoltura. La Cisoa per intemperie stagionali viene riconosciuta agli operai agricoli a tempo indeterminato e determinato anche quando l’attività è ridotta della metà dell’orario giornaliero e senza il requisito delle giornate lavorative. Quelle ore valgono come lavoro ai fini della disoccupazione agricola e delle 181 giornate.
La gaffe sul Pnrr
Nella prima versione circolata, però, la norma aveva un incipit scivoloso: la Cig meteo serviva a “favorire la rapida realizzazione delle opere infrastrutturali finanziate con i fondi Pnrr” ed “evitare la loro interruzione” durante le emergenze climatiche. Formula ambigua: la cassa serve a sospendere il lavoro quando il caldo lo impone, ma scritta così sembrava mettere al primo posto la continuità dei cantieri.
La nuova versione corregge il tiro. Ora il riferimento al Pnrr resta, ma in forma più neutra: “Supportare le attività di realizzazione” delle opere finanziate dal Piano durante le emergenze climatiche. Dal ministero del Lavoro spiegano che quel richiamo ha una funzione tecnica: giustificare l’inserimento della Cig meteo dentro un decreto Infrastrutture.
Chi resta fuori
La tutela però non è universale. Copre le imprese nel perimetro della Cigo ordinaria: industria, edilizia, lapidei e altri comparti agganciati al decreto 148 del 2015. E copre l’agricoltura attraverso la Cisoa. Ma non arriva a tutti gli altri lavori esposti al caldo: rider non dipendenti, autonomi, lavoro domestico, pezzi del turismo e dei servizi, stagionali fuori dall’agricoltura, braccianti irregolari. Non c'è neppure la pesca. Ma il governo sta provando a recuperla.
E non c’è automatismo. La norma permette alle imprese di chiedere la Cassa quando l’attività va sospesa o ridotta per eventi climatici estremi. Non stabilisce però uno stop automatico sopra una certa temperatura, come chiedono i sindacati. La decisione resta in capo alle aziende. Oppure demandate alle ordinanze regionali.
Risorse dimezzate
Il pacchetto vale 15 milioni: 5 milioni per la Cigo meteo e 10 per la Cisoa agricola. Nel 2025 erano 33 milioni. Dal ministero del Lavoro spiegano che la scelta dipende dal basso tiraggio dello scorso anno: molte imprese avrebbero usato le ore di Cassa già a disposizione, entro i tetti ordinari, senza ricorrere alla deroga finanziata ad hoc.
Resta il dato politico. Dopo il protocollo caldo firmato nel 2025 da imprese e sindacati, il governo ripropone la Cig meteo. Ma lo fa con meno soldi, senza renderla strutturale e senza allargare la platea. Il caldo è sempre più permanente. La tutela, ancora no.