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Contratti, mini tassa al 5% anche sugli aumenti arretrati

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L’agenzia delle entrate spiega come si applica la detassazione introdotta nell’ultima manovra. E precisa che l’aliquota piatta del 15% sugli straordinari vale anche per le domeniche
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ROMA – La detassazione al 5% vale anche sugli aumenti contrattuali pagati quest’anno, ma riferiti ad annualità precedenti, anche con decorrenza nel 2023. Lo chiarisce l’Agenzia delle entrate in una circolare sulla norma della manovra che ha introdotto, per i lavoratori dipendenti privati con reddito fino a 33mila euro, l’aliquota agevolata sugli incrementi retributivi corrisposti quest’anno in attuazione dei contratti collettivi rinnovati tra il 2024 e il 2026.

Come si calcolo il 5%

Una precisazione tecnica, ma necessaria. Perché molti rinnovi giungono in ritardo e portano con sé arretrati, recuperi, decorrenze economiche che si trascinano da un anno all’altro. Le Entrate chiariscono poi che il beneficio vale anche per gli incrementi della retribuzione che si riflettono in ferie, festività soppresse e permessi. In pratica, conta che l’aumento sia corrisposto nel 2026 e derivi da un contratto firmato nel triennio indicato dalla legge di bilancio.

ROMA – La detassazione al 5% vale anche sugli aumenti contrattuali pagati quest’anno, ma riferiti ad annualità precedenti, anche con decorrenza nel 2023. Lo chiarisce l’Agenzia delle entrate in una circolare sulla norma della manovra che ha introdotto, per i lavoratori dipendenti privati con reddito fino a 33mila euro, l’aliquota agevolata sugli incrementi retributivi corrisposti quest’anno in attuazione dei contratti collettivi rinnovati tra il 2024 e il 2026.

Come si calcolo il 5%

Una precisazione tecnica, ma necessaria. Perché molti rinnovi giungono in ritardo e portano con sé arretrati, recuperi, decorrenze economiche che si trascinano da un anno all’altro. Le Entrate chiariscono poi che il beneficio vale anche per gli incrementi della retribuzione che si riflettono in ferie, festività soppresse e permessi. In pratica, conta che l’aumento sia corrisposto nel 2026 e derivi da un contratto firmato nel triennio indicato dalla legge di bilancio.

La tassa piatta sugli straordinari

La circolare interviene anche sull’altra agevolazione introdotta dalla manovra: la tassazione al 15% sulle maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, festivo, nei giorni di riposo settimanale e su turni, entro il tetto annuo di 1.500 euro e per i lavoratori con reddito fino a 40mila euro. L’aliquota ridotta si applica anche alla maggiorazione per il lavoro svolto di domenica e alle indennità di reperibilità previste dai contratti collettivi, anche quando poi il dipendente non venga effettivamente chiamato al lavoro. Quelle somme, spiega l’Agenzia, remunerano comunque la disponibilità del lavoratore.

Il decreto Primo maggio è legge

Il chiarimento arriva nel giorno della fiducia incassata al Senato sul decreto Primo maggio, convertito in legge. Palazzo Madama, di fatto, non ha discusso il provvedimento: ha ratificato il testo modificato dalla Camera. Dentro restano il “salario giusto”, agganciato al trattamento economico complessivo dei contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, il vincolo degli incentivi all’occupazione al rispetto dei contratti leader e le prime, blande, norme contro il caporalato digitale dei rider.

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