✕

Gdf, il comandante Quintavalle Cecere: “Mafie sempre più tech, i professionisti le aiutano”

Antonio Quintavalle Cecere, generale dello Scico

 

Ascolta l'audio

Per il comandante dello Scico della Guardia di Finanza, notai e fiscalisti “segnalano poche operazioni sospette”
4 minuti di lettura

ROMA – La Guardia di Finanza compie 252 anni. Ma ha imparato a essere più moderna che mai. E a fare i conti con una criminalità organizzata che ha fatto la stessa cosa. «Io cerco i nuovi adepti nelle migliori università mondiali. Tu vai ancora alla ricerca di quattro scemi in mezzo alla strada che vanno a fare: “bam bam”. Io invece cerco quelli che fanno “pin pin”, che cliccano e movimentano. È tutta una questione di indice, capito?». A parlare così non è un manager della Silicon Valley ma un boss mafioso, intercettato nel 2018 nell’ambito dell’operazione “Galassia”. È la fotografia che il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante dello Scico, il reparto che si occupa di criminalità organizzata, sceglie per raccontare la mafia di oggi. E lo fa nel giorno del 252esimo anniversario della Guardia di Finanza – oggi a Foggia con il comandante generale Andrea De Gennaro le celebrazioni – che festeggia con numeri pesanti: quasi 5 miliardi di beni sequestrati come frutto di evasione, ol…

ROMA – La Guardia di Finanza compie 252 anni. Ma ha imparato a essere più moderna che mai. E a fare i conti con una criminalità organizzata che ha fatto la stessa cosa. «Io cerco i nuovi adepti nelle migliori università mondiali. Tu vai ancora alla ricerca di quattro scemi in mezzo alla strada che vanno a fare: “bam bam”. Io invece cerco quelli che fanno “pin pin”, che cliccano e movimentano. È tutta una questione di indice, capito?». A parlare così non è un manager della Silicon Valley ma un boss mafioso, intercettato nel 2018 nell’ambito dell’operazione “Galassia”. È la fotografia che il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante dello Scico, il reparto che si occupa di criminalità organizzata, sceglie per raccontare la mafia di oggi. E lo fa nel giorno del 252esimo anniversario della Guardia di Finanza – oggi a Foggia con il comandante generale Andrea De Gennaro le celebrazioni – che festeggia con numeri pesanti: quasi 5 miliardi di beni sequestrati come frutto di evasione, oltre 8mila persone totalmente sconosciute al fisco stanate, frodi per 1,6 miliardi ai danni delle casse pubbliche.

Generale, quella intercettazione dice tutto?

“Dice moltissimo. Quella frase sintetizza una trasformazione che osserviamo da decenni e che ormai è compiuta. La mafia tradizionale,violenta e parassitaria, si è evoluta in qualcosa di molto più insidioso: un attore economico a tutti gli effetti, capace di infiltrarsi silenziosamente nei gangli dell'economia legale. Non ha abbandonato la violenza — che resta uno strumento di controllo del territorio — ma l'ha affiancata con la corruzione, l'evasione fiscale,i reati societari e fallimentari. Il "manager mafioso" di oggi sa essere contemporaneamente intimidatorio e professionale, affidabile per chi vuole fare affari con lui”.

Quanto vale, in termini economici, questo sistema?

“Le cifre sono vertiginose. Europol stima che la criminalità organizzata generi nell'Unione Europea profitti illeciti per circa 139miliardi di euro l'anno. A livello globale, il Global Financial Integrity di Washington calcola flussi finanziari illeciti pari a circa 1.600 miliardi di dollari, il 2,7% del Pil mondiale. Il solo narcotraffico genera tra i 426 e i 652 miliardi di dollari l'anno.Sono numeri che danno il senso di un sistema economico parallelo che non è più ai margini: è dentro l'economia legale”.

E in Italia, qual è il bilancio dell'azione della Guardia di Finanza?

“Nei primi diciassette mesi di quest'anno — dal gennaio 2025 al maggio2026 — abbiamo concluso 457 indagini contro il crimine organizzato,con 309 provvedimenti restrittivi della libertà personale e sequestri,confische e amministrazioni giudiziarie per circa 2,6 miliardi di euro. Sul fronte del riciclaggio e dell'autoriciclaggio abbiamo eseguito 1.723 interventi, denunciato 4.830 persone, di cui 273 tratte in arresto, e sequestrato beni per oltre 688 milioni. Quarantatré tonnellate di sostanze stupefacenti sequestrate, prevalentemente cocaina. Sono numeri che misurano un impegno continuo, ma ci dicono anche le dimensioni del fenomeno che abbiamo di fronte.

Lei parla di "fatture false come arma micidiale". È una metafora forte.

“No, è una descrizione precisa. Le fatture per operazioni inesistenti sono diventate uno strumento sistematico nelle mani delle organizzazioni criminali: non servono più solo a evadere il fisco, ma a dare un'apparenza di legalità ai flussi finanziari che provengono dai traffici illeciti. È un meccanismo perverso. I proventi del narcotraffico entrano in un'azienda come se fossero ricavi da una fornitura mai avvenuta, e il denaro sporco diventa pulito. Solo nelle indagini legate ai reati tributari, in questo periodo, abbiamo sequestrato circa 4,7 miliardi di euro come profitto di evasione e frodi fiscali, più un miliardo di crediti d'imposta edilizi ed energetici inesistenti”

Il denaro, però, non si muove più solo in contanti. Come cambia il riciclaggio nell'era digitale?

“È la sfida più grande che abbiamo davanti. Il metodo che il giudice Falcone ha codificato — il "follow the money" — resta una filosofia investigativa valida, ma lo scenario è radicalmente mutato. Le criptovalute, gli Iban virtuali, le carte virtuali, le piattaforme FinTech: tutto questo rende i percorsi del riciclaggio molto più opachi. Nel 2025, secondo la società americana Chain analysis, il valore delle criptovalute ricevute da indirizzi riconducibili ad attività illecite ha raggiunto almeno 154 miliardi di dollari a livello globale. Noi, in Italia, nei primi diciassette mesi abbiamo sequestrato criptovalute per 114 milioni di euro nell'ambito di 7.217 interventi per cyber crime economico-finanziario. Per questo stiamo passando dal "follow the money" al "follow the data": dobbiamo intercettare i pattern e le connessioni prima ancora che si traducano in flussi finanziari tracciabili”

Chi aiuta le mafie a muoversi in questo mondo complesso?

“I professionisti. È il tema più delicato, e lo dico con consapevolezza. La complessità degli schemi che abbiamo descritto richiede competenze che le organizzazioni mafiose non hanno al loro interno: fiscalisti, avvocati, notai, commercialisti, consulenti finanziari. Sono i "traghettatori", come li chiamiamo, che guidano gli interessi mafiosi verso il grande mondo della finanza. Alcuni operano come "knowledge broker", ampliando la rete relazionale del sodalizio.Altri come "knowledge provider", eseguendo operazioni tecniche e sofisticate. I dati dell'Unità di Informazione Finanziaria nel suo ultimo rapporto annuale ci dicono che su 162.059 segnalazioni di operazioni sospette, solo il 6,4% è arrivato dai professionisti. Un numero che fa riflettere”.

C'è poi il capitolo delle mafie straniere. Cosa sta succedendo?

“Assistiamo a una crescente "intermafiosità": collaborazioni consolidate tra organizzazioni criminali italiane e straniere, che operano come un vero e proprio "crime as a service". Un esempio molto concreto è il sistema cinese del fei ch'ien, un meccanismo informale di trasferimento di denaro fondato sulla fiducia tra intermediari, che permette di spostare enormi quantità di denaro senza toccare il sistema bancario tradizionale. Sodalizi criminali di matrice cinese operano in questo modo anche per conto di gruppi criminali italiani:pagano i fornitori di droga all'estero, riciclano i proventi,garantendo la continuità del business. Spesso integrato con l'uso di criptovalute e con le fatture false di cui parlavamo”.

E l'oro?

“L'oro è tornato prepotentemente. È il bene rifugio per eccellenza:mantiene il valore nelle crisi, è facilmente trasportabile, non ha rischio di controparte. Un'operazione che abbiamo condotto di recente,insieme al Nucleo di Milano e con la cooperazione della Gendarmeria francese e di Europol, ci ha mostrato un sistema sofisticato: i proventi del narcotraffico raccolti in Francia venivano portati in Italia nascosti in auto con doppi fondi, poi convertiti in lingotti d'oro presso fonderie tra Piemonte e Lombardia, e infine trasferiti verso Kosovo, Macedonia del Nord, Turchia e Marocco. Abbiamo sequestrato circa 55 chili di lingotti e oltre 3 milioni di euro in contanti”.

Alla fine, qual è l'obiettivo?

“Sottrarre alla mafia la sua linfa vitale: il denaro. Ogni sequestro,ogni confisca è un pezzo di territorio restituito alla legalità.Operare "follow the data" su scala globale, scambiare informazioni,sviluppare indagini transfrontaliere: questo è il futuro del contrasto alla criminalità organizzata. La mafia si è globalizzata prima dei mercati finanziari. Tocca a noi stare al passo”.

Leggi i commenti