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Mariani (Leonardo): “Se l’Italia non spende di più in difesa sarà suddita di Francia e Germania”

L'amministratore delegato di Leonardo Lorenzo Mariani (lapresse)

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L’ad della partecipata conferma lo scudo spaziale “Michelangelo” del predecessore Cingolani. Confindustria lancia una piattaforma per rafforzare le filiere nazionali del settore: “Gli investimenti non vadano all’estero”
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ROMA – Mentre il governo rimanda a settembre la delicata decisione su quanti prestiti per la difesa chiedere all’Europa, sul tema delle spese militari è intervenuto ieri il nuovo amministratore delegato di Leonardo Lorenzo Mariani. Ha definito “saggio e virtuoso” l’approccio di incremento “graduale” adottato dall’esecutivo che lo ha appena nominato, perché aumentare le spese dall’attuale 1,5% all’obiettivo Nato del 3,5% in soli due anni “avrebbe significato tagliare fuori tutte le imprese italiane”, incapaci di seguire un tale incremento di scala. Ma ha anche avvertito che questo processo “non va assolutamente interrotto”, altrimenti “usciremmo da questo decennio sudditi delle industrie francesi e tedesche: può essere una scelta politica, ma di sicuro non è una scelta industriale”. Nella maggioranza e nel governo si registrano sensibilità diverse, tra il ministro della Difesa Crosetto che spinge, Giorgetti che frena e la Lega che prova a mettersi di traverso: al momento l’esecutivo pa…

ROMA – Mentre il governo rimanda a settembre la delicata decisione su quanti prestiti per la difesa chiedere all’Europa, sul tema delle spese militari è intervenuto ieri il nuovo amministratore delegato di Leonardo Lorenzo Mariani. Ha definito “saggio e virtuoso” l’approccio di incremento “graduale” adottato dall’esecutivo che lo ha appena nominato, perché aumentare le spese dall’attuale 1,5% all’obiettivo Nato del 3,5% in soli due anni “avrebbe significato tagliare fuori tutte le imprese italiane”, incapaci di seguire un tale incremento di scala. Ma ha anche avvertito che questo processo “non va assolutamente interrotto”, altrimenti “usciremmo da questo decennio sudditi delle industrie francesi e tedesche: può essere una scelta politica, ma di sicuro non è una scelta industriale”. Nella maggioranza e nel governo si registrano sensibilità diverse, tra il ministro della Difesa Crosetto che spinge, Giorgetti che frena e la Lega che prova a mettersi di traverso: al momento l’esecutivo pare intenzionato a chiedere all’Europa prestiti per 6 miliardi, più dei 4-5 ipotizzati in precedenza ma meno dei quasi 15 teoricamente “prenotati”.

Michelangelo confermato

Leonardo è la protagonista di vari dossier chiave dei piani di riarmo italiani ed europei. Ieri Mariani è tornato a parlare della proposta fusione delle sue attività spaziali con quelle delle francesi Thales e di Airbus – nome in codice Bromo - il cui progetto dovrebbe essere sottoposto a breve a Bruxelles per l’approvazione. “Creerebbe un vero campione europeo capace di competere a livello globale”, ha spiegato, senza sbilanciarsi sui tempi di un eventuale via libera, di fatto il primo grande test sul nuovo corso dell’Antitrust europeo. Sul piano nazionale ha invece aggiunto che “è confermato tutto il piano Michelangelo Dome”, cioè l’ambizioso progetto per un sistema di difesa aerea lanciato dal predecessore Roberto Cingolani, che avrebbe secondo alcune ricostruzioni (smentite dal governo) irritato gli alleati americani e contribuito alla scelta di rinnovare i vertici dell’azienda.

Confindustria spinge la filiera

Mariani è intervenuto ieri a Roma a un evento di Confindustria dedicato al lancio di “Connext filiere”, una piattaforma digitale creata dall’associazione industriale per favorire il rafforzamento delle filiere industriali italiane e il coinvolgimento delle Piccole imprese, il cui primo capitolo è dedicato proprio ad aerospazio, difesa e sicurezza, settori in cui è prevista una solida crescita. Nelle stime degli industriali il raggiungimento di quel 3,5% di spesa entro il 2035 potrebbe tradursi in 51 miliardi di maggiore Pil, circa tre punti, nel caso in cui la domanda fosse soddisfatta dalle imprese del made in Italy. Impatto che sarebbe invece inferiore al punto nel caso in cui ci si rifornisse all’estero. “Quel target del 3,5% deve essere uno dei pilastri della politica industriale italiana ed europea”, ha detto il presidente degli industriali Emanuele Orsini. “La cosa da evitare è che questi investimenti finiscano all’estero”.

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