ROMA – L’ansia da Intelligenza artificiale si riaffaccia sui mercati globali. Ansia per la sostenibilità dei giganteschi investimenti in algoritmi, centri dati e microchip messi in campo da Big Tech per conquistare la frontiera; e ansia per le valutazioni monstre raggiunte da piccoli e grandi campioni del settore.
Mille miliardi da investire
Che l’IA-euforia abbia gonfiato i valori a livelli mai visti, e in tempi rapidissimi, è ormai acquisito. Normale che basti un battito d’ali di farfalla per generare tempeste. Ma perché, ora, questo scossone? A scatenarlo sembrano essere state le inattese parole da “falco” del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh, che ha lasciato intravvedere dei rialzi dei tassi per contenere l’inflazione negli Stati Uniti, il…
ROMA – L’ansia da Intelligenza artificiale si riaffaccia sui mercati globali. Ansia per la sostenibilità dei giganteschi investimenti in algoritmi, centri dati e microchip messi in campo da Big Tech per conquistare la frontiera; e ansia per le valutazioni monstre raggiunte da piccoli e grandi campioni del settore.
Mille miliardi da investire
Che l’IA-euforia abbia gonfiato i valori a livelli mai visti, e in tempi rapidissimi, è ormai acquisito. Normale che basti un battito d’ali di farfalla per generare tempeste. Ma perché, ora, questo scossone? A scatenarlo sembrano essere state le inattese parole da “falco” del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh, che ha lasciato intravvedere dei rialzi dei tassi per contenere l’inflazione negli Stati Uniti, il primo forse già a settembre. Per il settore tecnologico è un’ipotesi doppiamente negativa. Significa maggiori costi per i mega investimenti annunciati in centri dati, 770 miliardi quest’anno e quasi mille il prossimo. E una maggiore attrattiva dei titoli di Stato in rapporto a ogni altro attivo finanziario, come le loro azioni.
La fame di rischio
Potrebbe insomma smorzarsi lo spirito animale dei mercati, il colossale appetito per il rischio che negli ultimi mesi ha sostenuto le ambizioni dei campioni dell’IA. Va detto che finora la loro ascesa ha più volte sfidato la forza di gravità, o il senso comune secondo cui una tale mole di investimenti non potrà assicurare ritorni sufficienti per tutti. Settimana dopo settimana l’economia si è divaricata: da un lato l’euforia da centri dati e microchip, sempre più dominanti nel computo del Pil e nei listini, impermeabile a ogni scossone geopolitico o tariffario; dall’altro tutti gli altri, ad arrabattarsi tra le crisi.
Musk torna sulla Terra
La scorsa settimana l’entusiastica accoglienza riservata dai mercati a SpaceX, di fatto una scommessa sulle visioni di Elon Musk, sembrava aver dimostrato che la festa non è ancora finita. Ma siamo sicuri? Dopo un paio di sedute da record negativo la navicella di Musk è tornata giù, vicino alla quota del collocamento. Quanto alle Magnifiche 7 dominatrici tecnologiche dei listini, Meta e Microsoft sono in territorio “orso”, cioè sotto di oltre il 20% dai massimi, le altre (Apple, Amazon, Nvidia, Tesla, Google) in “correzione”, sotto del 10%. Ieri poi è bastata una stima meno brillante di un produttore coreano di chip per far collassare tutte le aziende del settore, finora grandi beneficiari della domanda di calcolo. Tutto questo mentre in rampa ci sono pure le quotazioni della OpenAI di Sam Altman e dell’Anthropic di Dario Amodei, i due principali laboratori di modelli di IA, altri miliardi che i mercati dovranno assorbire.
Rivoluzione o bolla?
Tre diverse narrative si contendono la piazza. Una tecno-ottimistica secondo cui siamo all’alba di una rivoluzione. Una contraria, secondo cui questa è una bolla modello dot-com, destinata a scoppiare. E una terza, ancora maggioritaria, secondo cui l’IA avrà un impatto profondo – già si diffonde a velocità inedita – ma è presto per identificare vincitori e vinti, un processo che passerà attraverso fisiologici, salutari e magari bruschi aggiustamenti. Per capire quale scenario si materializzerà contano anche i fattori esterni. Le crescenti resistenze delle comunità alla moltiplicazione di centri dati, per il loro impatto ambientale ed energetico; un’amministrazione Trump ora assai meno intenzionata a lasciare campo libero a Big Tech, vedi lo stop imposto all’ultimo potentissimo modello di Anthropic; infine inflazione e tassi di interesse: l’esplosione della bolla “dot-com” fu innescata da una stretta monetaria.
Tutti sulle montagne russe
In una nota su “dove siamo nel boom dell’IA?” gli analisti di Goldman Sachs hanno scritto che il confronto con quel precedente può rassicurare. Se è vero che la mole di investimenti ha raggiunto picchi simili, anche i profitti di Big Tech sono da record e i suoi bilanci molto solidi. Resta il fatto che «la tensione tra questi fondamentali favorevoli e valutazioni così alte continua ad aumentare» e che, per essere giustificate, tali valutazioni richiedono che sviluppo e adozione dell’IA procedano più lisci che mai. Morale: i mercati sono sempre più volatili, e saranno sempre «più vulnerabili alle notizie che sfidano l’ottimismo».
Allacciare le cinture.