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“La spesa va controllata”: Schillaci, Farmindustria e i numeri della discordia

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Il sottosegretario alla Salute Gemmato si schiera con le imprese: “Dibattito surreale, non c’è questa crescita allarmante”. I numeri del settore all’assemblea annuale
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ROMA – «La spesa farmaceutica non è fuori controllo». Lo dice Marcello Cattani, fresco di riconferma alla presidenza di Farmindustria prima del suo intervento all’assemblea annuale. Lo ripete dal palco e poco dopo lo stesso concetto viene ribadito dal sottosegretario Marcello Gemmato. «È un dibattito surreale - aggiunge - non c’è questa proiezione di spesa senza controllo». Sui numeri si gioca un pezzo del braccio di ferro con il ministro Orazio Schillaci, che ieri era ospite all’incontro e che sul contenimento dei costi è stato chiaro: «Nel prossimo futuro si ipotizzano circa 75 nuovi farmaci approvati ogni anno. Sempre più specifici, sempre più efficaci e sempre più costosi. Nessun bilancio pubblico al mondo può tenere questo ritmo. Bisogna ridisegnare il sistema».

ROMA – «La spesa farmaceutica non è fuori controllo». Lo dice Marcello Cattani, fresco di riconferma alla presidenza di Farmindustria prima del suo intervento all’assemblea annuale. Lo ripete dal palco e poco dopo lo stesso concetto viene ribadito dal sottosegretario Marcello Gemmato. «È un dibattito surreale - aggiunge - non c’è questa proiezione di spesa senza controllo». Sui numeri si gioca un pezzo del braccio di ferro con il ministro Orazio Schillaci, che ieri era ospite all’incontro e che sul contenimento dei costi è stato chiaro: «Nel prossimo futuro si ipotizzano circa 75 nuovi farmaci approvati ogni anno. Sempre più specifici, sempre più efficaci e sempre più costosi. Nessun bilancio pubblico al mondo può tenere questo ritmo. Bisogna ridisegnare il sistema».

La spesa farmaceutica

All’auditorium di via della Conciliazione si mostrano i numeri del settore: l’export è cresciuto del 248% in dieci anni e ha un fatturato nazionale complessivo di 75 miliardi. Ma la politica si concentra anche su altri numeri. Nel 2025, tra spesa farmaceutica diretta e convenzionata, il conto è stato di 25 miliardi di euro, nel 2019 era di 18,7 miliardi. Per Gemmato la curva dell’aumento è «in flessione» ed è il segnale di un rallentamento. Il confronto va fatto sul quinquennio 2019-2024, «quando la crescita è stata del 7,2%, mentre nel 2025 è del 5,2%, una frenata del 20 per cento rispetto alla media del quinquennio precedente». I numeri dicono però anche che dal 2022 i costi sono aumentati del 22%, a un ritmo quasi triplo rispetto al periodo precedente. L’invecchiamento della popolazione, che non è una contingenza, e la spinta sulla ricerca, considerato che il Fondo farmaci innovativi dello scorso anno non è stato esaurito, non bastano a spiegare l’impennata. Non è un caso se il ministro della Salute da inizio anno ha inviato più di una lettera, sia ad Aifa sia allo stesso Gemmato, allarmato dalle tabelle. Segnalando “criticità significative” e parlando di “credibilità compromessa”, e chiedendo all’agenzia di prevedere una serie di interventi per risistemare i conti e governare in modo diverso l’accesso dei farmaci nel sistema italiano.

La proposta di revisione del prontuario

Sul punto, l’Aifa ha avanzato una proposta di revisione del prontuario che ha scontentato tutti. Allargando la competizione tra farmaci non per principi attivi ma per classi terapeutiche, il rischio è che aumentino i medicinali non rimborsati. Farmindustria si è detta preoccupata e Cattani in assemblea ha aggiunto: «Le modifiche non possono essere guidate da criteri economicistici, di risparmio. Deve esserci una valutazione scientifica». Anche il ministero ha storto il naso. «Non voglio che i cittadini paghino di più per avere dei farmaci e non voglio che i cittadini italiani non abbiano accesso ai farmaci», ha chiosato ieri Schillaci. Che ha poi indicato la strada per una «nuova strategia Life science», con una «legge delega entro fine anno, semplificazione e dialogo internazionale», con l’industria che «farà la sua: investimenti, trasparenza dei dati, partenariato autentico». Una via stretta, considerato che nel 2027 si entra nell’ultimo anno della legislatura. O un puzzle, come lo ha definito Gemmato, passando la palla al ministero: «Ora la decisione sulle misure da adottare spetta al ministro Schillaci».

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