MILANO – Finita la tempesta, l’aria resta sospesa. Per molti pare difficile credere che le vendite siano terminate, tanto che l’indice tecnologico Nasdaq ha perso ieri un altro 0,43%. Dopo due sedute da dimenticare gli indici europei ieri hanno chiuso contrastati, incerti sulla direzione da prendere. Milano ha perso lo 0,74% e Francoforte lo 0,62%, mentre Londra e Parigi hanno guadagnato terreno, terminando le negoziazioni rispettivamente a +0,31 e +0,54 per cento. Ad appesantire le piazze del Vecchio continente sono i titoli del comparto oil - in rosso con il petrolio -, quelli della difesa e, ovviamente, i tecnologici.
Bolla IA?
Il grande punto di domanda è, ancora una volta, l’intelligenza artificiale. Il timore che i ricavi delle aziende possano non ce…
MILANO – Finita la tempesta, l’aria resta sospesa. Per molti pare difficile credere che le vendite siano terminate, tanto che l’indice tecnologico Nasdaq ha perso ieri un altro 0,43%. Dopo due sedute da dimenticare gli indici europei ieri hanno chiuso contrastati, incerti sulla direzione da prendere. Milano ha perso lo 0,74% e Francoforte lo 0,62%, mentre Londra e Parigi hanno guadagnato terreno, terminando le negoziazioni rispettivamente a +0,31 e +0,54 per cento. Ad appesantire le piazze del Vecchio continente sono i titoli del comparto oil - in rosso con il petrolio -, quelli della difesa e, ovviamente, i tecnologici.
Bolla IA?
Il grande punto di domanda è, ancora una volta, l’intelligenza artificiale. Il timore che i ricavi delle aziende possano non centrare le alte aspettative degli investitori hanno scosso l’intero comparto tech tra lunedì e martedì, provocando una fuga dai titoli, in gergo tecnico un sell off. L’Europa ha atteso i risultati trimestrali di Micron, azienda Usa specializzata in chip e che da poco è entrata nel prestigioso club delle società con una capitalizzazione superiore ai mille miliardi di dollari. Dopo una seduta in negativo Micron ha annunciato una crescita del fatturato a 41 miliardi di dollari nel trimestre con profitti a 28,2 miliardi, entrambi al di sopra delle aspettative degli analisti.
L’andamento dei prezzi di beni e materie prime
Tecnologia a parte, gli investitori continuano a monitorare da vicino gli sviluppi nel Golfo Persico. Il petrolio torna ai livelli pre conflitto, il mercato sconta il progressivo aumento dei flussi attraverso lo stretto di Hormuz e un rischio geopolitico più contenuto rispetto. Il prezzo del Wti americano è scivolato sotto la soglia psicologica dei 70 dollari al barile, mentre i future sul Brent europeo hanno rallentato fino a quota 74. Eppure, per tornare a una situazione di “normalità”, avvertono da JpMorgan Asset Management, ci vorrà del tempo, probabilmente fino alla seconda metà dell’anno. Giù anche il gas, che al Ttf di Amsterdam ha segnato un altro calo a 40,97 euro al Megawattora. I recenti ribassi delle commodity non cancellano gli effetti di mesi di rialzi, a cominciare dalla fiammata dell’inflazione e dalle attese per il ritorno a politiche restrittive da parte delle banche centrali. La prospettiva di un aumento dei tassi di interessi negli Stati Uniti sostiene l’andamento del dollaro. E rende i titoli del Tesoro e il biglietto verde più attraenti di un altro bene rifugio per eccellenza: l’oro. Gli investitori si sono allontanati riportando le quotazioni indietro di otto mesi, sotto i 4.000 dollari all’oncia. Di riflesso, anche l’argento ha registrato una forte flessione, arrivando a cedere quasi il 10%. I metalli preziosi perdono smalto.