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Coldiretti, allarme siccità nella Pianura Padana: “Serve una rete di invasi”

Il Fiume Po in secca tra piante e fauna e crescita incontrollata delle alghe. Torino, 8 giugno 2026 (Di Marco) (ansa)

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Il bacino del fiume Po si è abbassato fino a 8 metri. Dall’area arriva un terzo della produzione agroalimentare italiana
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ROMA – E’ di nuovo allarme siccità in Pianura Padana: il livello del Po, rileva Coldiretti, si è ridotto dappertutto, con livelli che possono arrivare anche a 8 metri in meno, a Cremona. Dall’area arriva un terzo della produzione agroalimentare italiana, a partire dall’intera risicoltura nazionale e dalla metà della produzione del pomodoro da industria. Consistenti anche gli allevamenti, in particolare bovini e suini.

La Pianura Padana è anche il territorio da cui provengono alcune delle principali eccellenze italiane, in particolare i formaggi Dop Parmigiano Reggiano e Grana Padano, e poi diversi salumi e prosciutti, a cominciare dal prosciutto di Parma.

E’ allarme anche nel Mezzogiorno, in particolare in Puglia. Tuttavia, al Nord la siccità produce danni maggiori perché non esiste una rete di invasi, mentre al Sud era stata costruita in passato, e quindi andrebbe sicuramente migliorata e in parte riparata, ma comunque esiste. Al Nord invece questo tipo di infrastrutture non sono mai…

ROMA – E’ di nuovo allarme siccità in Pianura Padana: il livello del Po, rileva Coldiretti, si è ridotto dappertutto, con livelli che possono arrivare anche a 8 metri in meno, a Cremona. Dall’area arriva un terzo della produzione agroalimentare italiana, a partire dall’intera risicoltura nazionale e dalla metà della produzione del pomodoro da industria. Consistenti anche gli allevamenti, in particolare bovini e suini.

La Pianura Padana è anche il territorio da cui provengono alcune delle principali eccellenze italiane, in particolare i formaggi Dop Parmigiano Reggiano e Grana Padano, e poi diversi salumi e prosciutti, a cominciare dal prosciutto di Parma.

E’ allarme anche nel Mezzogiorno, in particolare in Puglia. Tuttavia, al Nord la siccità produce danni maggiori perché non esiste una rete di invasi, mentre al Sud era stata costruita in passato, e quindi andrebbe sicuramente migliorata e in parte riparata, ma comunque esiste. Al Nord invece questo tipo di infrastrutture non sono mai state realizzate, perché un tempo non si pensava che l’altenanza tra piogge torrenziali e lunghi periodi di siccità sarebbe diventata all’ordine del giorno.

A denunciare l’impatto ogni giorno più grave della siccità anche Confeuro: «La questione dell’acqua non rappresenta più un’emergenza periodica, ma una criticità strutturale che il Paese deve affrontare con una visione organica, strategica e soprattutto tempestiva», afferma Andrea Tiso, presidente nazionale della Confederazione Agricoltori Europei.

Le organizzazioni invocano l’attuazione del Piano Invasi messo a punto da molto tempo dall’Anbi, l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e della Acque Irrigue, che non ha trovato spazio nel Pnrr, e neanche nel progetto successivo messo a punto dal Mit per la tutela della raccolta e della distribuzione dell’acqua in Italia, e cioè il PNIISSI (Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico).

«Il Pnrr non ha finanziato opere nuove, per via dei tempi stretti, ma solo opere già progettate e in qualche caso già avviate – afferma Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi – e quindi gli invasi progettati dai consorzi di bonifica non hanno trovato posto. Abbiamo ripresentato al Mit quando si è riaperto il PNIISSI, con la richiesta di 7,3 miliardi di euro di risorse, ma neanche li ha trovato spazio».

Il principio alla base del piano invasi è che è diventato fondamentale trovare un modo di raccogliere e canalizzare l’acqua, quando piove, utilizzandola poi quando serve. Un sistema di cui nessuno nega l’utilità, ma molto costoso. Il Pnrr ha previsto due riforme e quattro investimenti per un totale di 4,38 miliardi di euro: i progetti si sono avviati faticosamente, e adesso si avviano al completamento, ma non riguardano l’irrigazione dei campi se non in misura minima. Gli obiettivi principali sono quelli di ridurre le perdite delle reti di distribuzione dell’acqua potabile, ancora ingenti, e di migliorare una parte delle fognature e dei sistemi di depurazione.

Opere indispensabili, ma l’emergenza nei campi ogni anno diventa sempre più pressante, e varare un piano organico mirato alla prevenzione dei danni della siccità sembra un miraggio: «Quest’anno nelle Alpi è mancato oltre il 55% di neve – spiega Gargano – poi sono arrivate le piogge, ma non non riusciamo a raccogliere l’acqua: solo in Veneto ne abbiamo perso un milione di metri cubi».

Nelle prime rimodulazioni del Pnrr inoltre sono stati dimezzati anche i fondi destinati a prevenire il dissesto idrogeologico,che avrebbero comunque finanziato progetti destinati a migliorare la tenuta dei territori.

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