Saldi estivi, polemica sulle promozioni anticipate. Le date regione per regione
di Federico FormicaROMA – Il 4 luglio è la data da cerchiare in rosso sul calendario - o sulla quale impostare un promemoria sul telefono - per tutti gli amanti dello shopping. Il primo sabato di luglio infatti partiranno i saldi estivi in tutta Italia fatta eccezione per il Trentino Alto Adige, che segue un calendario a sé a seconda dei distretti. A parte questa regione, la data di inizio è quindi uniformata a livello nazionale e, a cambiare, sarà solo la durata delle promozioni.
Ridefinire le promozioni
Passano gli anni, ma le polemiche e i dibattiti precedenti ai saldi si rinnovano, puntualissimi, anche in questo 2026. La Fismo (Federazione italiana settore moda) ha infatti presentato alla Camera una petizione che si propone di ridefinire il calendario delle promozioni, spostandole a fine stagione. In effetti, in origine la logica dei saldi era quella di consentire ai negozianti di vendere ciò che restava dei capi stagionali - estivi in questo caso - ma da diversi anni le vendite si tengono in piena …
ROMA – Il 4 luglio è la data da cerchiare in rosso sul calendario - o sulla quale impostare un promemoria sul telefono - per tutti gli amanti dello shopping. Il primo sabato di luglio infatti partiranno i saldi estivi in tutta Italia fatta eccezione per il Trentino Alto Adige, che segue un calendario a sé a seconda dei distretti. A parte questa regione, la data di inizio è quindi uniformata a livello nazionale e, a cambiare, sarà solo la durata delle promozioni.
Ridefinire le promozioni
Passano gli anni, ma le polemiche e i dibattiti precedenti ai saldi si rinnovano, puntualissimi, anche in questo 2026. La Fismo (Federazione italiana settore moda) ha infatti presentato alla Camera una petizione che si propone di ridefinire il calendario delle promozioni, spostandole a fine stagione. In effetti, in origine la logica dei saldi era quella di consentire ai negozianti di vendere ciò che restava dei capi stagionali - estivi in questo caso - ma da diversi anni le vendite si tengono in piena stagione, nella maggior parte dei casi ben prima che gli italiani siano andati in vacanza. Alla proposta di Fismo si è opposta Federmoda Confcommercio Veneto, il cui presidente Riccardo Capitanio sostiene che il problema sia più a monte: "Cambiare la data di inizio saldi non aumenterà la gente nei centri storici. Non porterà più clienti in negozio. Non farà tornare chi ha già scelto di comprare online. La domanda che dobbiamo farci non è quando partono i saldi, ma perché le persone non vengono più a fare shopping nei nostri centri”.
L’e-commerce più fluido
La risposta è nell’e-commerce, dove la regolamentazione è molto meno rigida ed è possibile piazzare super-offerte anche prima. “Facciamo un appello sia ai colleghi che agli amministratori - conclude Capitanio - costruiamo insieme le condizioni perché la gente voglia tornare a fare shopping fisico".
Il tema si incrocia con quello, altrettanto annoso, dei cosiddetti “pre-saldi”. Che non sono un fenomeno esclusivo della Rete: vengono spesso applicati anche da esercenti tradizionali. In questo caso è Confcommercio Milano a far sentire la propria voce: “I cartelli e le iniziative con gli sconti prima del 4 luglio, soprattutto da parte di grossi gruppi non mancano di certo e, nell'impossibilità oggettiva da parte della Polizia locale di effettuare controlli effettivi perché il poco personale disponibile viene giustamente impiegato in compiti più urgenti, chi rispetta le regole viene fortemente penalizzato” sostiene Gabriel Meghnagi, vice presidente di Confcommercio Milano. Secondo Meghnagi “questo periodo senza regole erode almeno il 20% della quota di mercato dei saldi estivi".
Cosa sono i pre-saldi e quali obblighi
Ma cosa sono esattamente i pre-saldi dei negozi fisici? Michele Carrus, presidente di Federconsumatori, non esita a chiamarli “un inganno”: “La legge parla chiaro, non si possono fare nei trenta giorni precedenti i saldi, così alcuni negozi li camuffano con promozioni dedicate a clienti ‘vip’ o titolari di carte fedeltà, ma la sostanza non cambia. Abbiamo anche grandi catene che promuovono merce online, quindi senza violare la norma, prevedendo però il ritiro nel punto vendita fisico”. Con buona pace del negoziante di fronte che ha rispettato le regole. E per i clienti non è detto che sia un vantaggio: “Basta pensare all’obbligo di mostrare il prezzo dei 30 giorni precedenti e la percentuale di sconto reale: chi si muove prima, quindi al di fuori del perimetro della normativa sui saldi, ha più possibilità di ingannare i consumatori con percentuali di sconto fuorvianti. Noi chiediamo un quadro di regole che sia valido per tutti, grandi e piccoli, negozi ed e-commerce. Perché in questo clima di confusione le prime vittime sono proprio i clienti, vittime di marketing aggressivo. Altrimenti tanto vale fare come gli Stati Uniti dove non esistono regole, ma non è questo che vogliamo” conclude Carrus.
Saldi, le date regione per regione
Per il Trentino Alto Adige, come detto, le date variano da distretto a distretto. L’elenco dei Comuni con relativi periodi di promozione è stato pubblicato sul sito di Confcommercio.
Consigli e diritti
Durante il periodo dei saldi il cartellino deve riportare: prezzo originario, prezzo scontato, la percentuale di sconto e il prezzo più basso applicato dal negoziante nei 30 giorni precedenti alla promozione. Inoltre i prodotti in saldo devono essere separati da quelli a prezzo pieno, per evitare confusione.
Il consumatore ha diritto a pagare il prezzo esposto sul cartellino o sullo scaffale. Fa eccezione solo il caso di un errore evidente e riconoscibile, ad esempio un prodotto di valore elevato venduto a pochi euro per un errore materiale.
Come sempre, attenzione agli sconti in apparenza molto convenienti: quelli superiori al 60%, potrebbero nascondere merce contraffatta o offerte poco trasparenti.
I negozi sono obbligati ad accettare pagamenti elettronici tramite Pos. Se l'esercente rifiuta carta o bancomat, il consumatore può segnalare il caso alla Guardia di Finanza.
Per quanto riguarda cambi e prove, la legge non obbliga il negoziante a consentire di provare un capo o a sostituire un prodotto privo di difetti. Conviene quindi informarsi prima dell'acquisto sulle politiche di reso del punto vendita.
Per i prodotti difettosi il discorso cambia: anche la merce acquistata in saldo è coperta dalla garanzia legale di due anni. Il consumatore può chiedere di farlo riparare, di sostituirlo, di farsi ridurre il prezzo o, nei casi previsti, la risoluzione del contratto. Per far valere i propri diritti è fondamentale conservare lo scontrino.
Negli acquisti online, infine, resta valido il diritto di recesso: il consumatore può cambiare idea entro 14 giorni dalla consegna e ottenere il rimborso dopo aver restituito il prodotto.