L’inflazione Usa supera il 4%, resta l’incertezza sui mercati
di Filippo SantelliROMA – Da un lato il petrolio che torna verso i 70 dollari al barile, cioè il prezzo che aveva prima che Stati Uniti e Israele attaccassero l’Iran. Dall’altro i scintillanti risultati del produttore di chip Micron, che mostrano come il traino dell’Intelligenza artificiale sia tutt’altro che esaurito. Sono due notizie che dovrebbero rassicurare i mercati, allontanando la paura di una bolla tech, e che in effetti regalano ai listini asiatici ed europei una seduta positiva (Seul +5,4%, Francoforte +1,2%, Milano +0,3%). Nel corso della giornata però Wall Street smorza gli entusiasmi, con l’industriale Dow che ripiega dopo un nuovo record e tutte le Big Tech in rosso con il Nasdaq. Negli Stati Uniti continuano a pesare i timori per l’inflazione, ai massimi da tre anni, e quindi per un’eventuale stretta monetaria della Federal Reserve che renderebbe maxi investimenti e giga valutazioni più difficili da sostenere.
ROMA – Da un lato il petrolio che torna verso i 70 dollari al barile, cioè il prezzo che aveva prima che Stati Uniti e Israele attaccassero l’Iran. Dall’altro i scintillanti risultati del produttore di chip Micron, che mostrano come il traino dell’Intelligenza artificiale sia tutt’altro che esaurito. Sono due notizie che dovrebbero rassicurare i mercati, allontanando la paura di una bolla tech, e che in effetti regalano ai listini asiatici ed europei una seduta positiva (Seul +5,4%, Francoforte +1,2%, Milano +0,3%). Nel corso della giornata però Wall Street smorza gli entusiasmi, con l’industriale Dow che ripiega dopo un nuovo record e tutte le Big Tech in rosso con il Nasdaq. Negli Stati Uniti continuano a pesare i timori per l’inflazione, ai massimi da tre anni, e quindi per un’eventuale stretta monetaria della Federal Reserve che renderebbe maxi investimenti e giga valutazioni più difficili da sostenere.
Il picco dei prezzi
Non che i dati americani sui prezzi dei consumi personali pubblicati ieri siano inattesi: il 4,1% di maggio, e 3,4% per la parte “core”, depurata da alimentari ed energia, sono in linea con le attese. Di più: ci si aspetta che rappresentino il picco di questo ciclo, considerato il veloce ribasso del petrolio (al netto di nuove sorprese da Hormuz) e il progressivo assorbimento delle tariffe di Trump. Il problema – sperimentato anche dall’Europa tre anni fa – è che questa inflazione rischia di essere molto “appiccicosa”, cioè lenta a scendere, specie in un’economia come quella americana che continua a viaggiare spedita, grazie soprattutto agli investimenti tecnologici di cui sopra.
Inflazione da Intelligenza artificiale
Prendete proprio i processori. La fortuna di chi li produce, cioè una domanda impossibile da soddisfare e quindi prezzi in rialzo, ora in particolare nel segmento dei chip di memoria, è la sfortuna di chi li deve comprare, cioè le Big Tech che costruiscono i loro enormi centri dati, adesso vendute in Borsa dopo mesi di crescita esponenziale. Ma significa rincari un po’ per tutti, anche per i consumatori di elettronica, come mostra la scelta di Apple di alzare i prezzi. Una “inflazione da IA” si aggiunge quindi a quella che dal petrolio, via carburanti – negli Stati Uniti ancora di un buon 20% più alti rispetto al pre-guerra – ancora si sta scaricando sul resto dell’economia, arrivando fino ai servizi.
In sostanza la Fed del nuovo presidente Kevin Warsh potrebbe essere costretta ad alzare i tassi – e scontentare non poco Donald Trump – nonostante il picco di inflazione sia già passato. Al momento gli analisti si attendono due rialzi da 25 punti base, uno dei quali potrebbe arrivare già entro la fine dell’anno. Eventualità che continuerà a rendere nervosi e volatili i mercati, non solo americani.