Delfin, gli eredi Del Vecchio al cda: “Alla società servono i commissari”
di Sara BennewitzMILANO – A quattro anni esatti dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, uno degli imprenditori italiani più di successo nel mondo, la sua famiglia e il cda di Delfin, si trovano spaccati in due.
L’assemblea della holding lussemburghese di martedì si preannuncia quindi burrascosa, all’ordine del giorno è stata inserita la nomina di commissari per l’audit (una sorta di collegio sindacale), figura prevista ma mai attivata.
Tre candidati per vigilare sul consiglio
La lettera firmata da Clemente, Leonardo Maria, Paola, Luca e Nicoletta Zampillo consultata da Repubblica, propone tre nomi: Lara Forte, Fabio Scoyni e Marco Talarico - ex ad della finanziaria di Leonardo Maria Del Vecchio. Il quartogenito dell’imprenditore, ha cercato di ricompattare la famiglia, percorrendo tutte le strade possibili per avere il finanziamento ne…
MILANO – A quattro anni esatti dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, uno degli imprenditori italiani più di successo nel mondo, la sua famiglia e il cda di Delfin, si trovano spaccati in due.
L’assemblea della holding lussemburghese di martedì si preannuncia quindi burrascosa, all’ordine del giorno è stata inserita la nomina di commissari per l’audit (una sorta di collegio sindacale), figura prevista ma mai attivata.
Tre candidati per vigilare sul consiglio
La lettera firmata da Clemente, Leonardo Maria, Paola, Luca e Nicoletta Zampillo consultata da Repubblica, propone tre nomi: Lara Forte, Fabio Scoyni e Marco Talarico - ex ad della finanziaria di Leonardo Maria Del Vecchio. Il quartogenito dell’imprenditore, ha cercato di ricompattare la famiglia, percorrendo tutte le strade possibili per avere il finanziamento necessario per farlo. Ma il presidente di Ray-Ban non solo non è riuscito nell’intento di liquidare i fratelli Luca e Paola (e così facendo di dare esecuzione al testamento, chiudendo anche le cause legali), ma neppure in quello di convincere la maggioranza del cda di Delfin a firmare quella lettera di Patronage (garanzie) necessaria per avere 11 miliardi di prestiti, sia per l’operazione sia per rifinanziare anche quel miliardo di debito che ha contratto in questi anni per avviare il proprio percorso imprenditoriale.
Per avere la lettera di patronage, Leonardo Maria era disposto a rischiare tutta la sua eredità ma, nonostante l’impegno di Francesco Milleri e il voto favorevole di Mario Notari, tre membri del cda (Romolo Bardin, Aloyse May e Giovanni Giallombardo) si sono astenuti facendo naufragare l’operazione.
A rischio anche l’approvazione del bilancio
Ora 4 eredi su 8 sono pronti a uscire, oltre Paola e Luca, anche Clemente e Rocco Basilico (figlio del primo matrimonio di Nicoletta Zampillo) chiedendo il trasferimento delle loro quote a holding finanziarie. E di fronte all’impossibilità di vendere, o che la Delfin ricompri il 50% delle quote, potrebbero arrivare a bocciare il bilancio innescando così il processo di liquidazione della finanziaria, che comporta tempi lunghi e richiede una maggioranza di 5 su 8. Ma non si può escludere che anche qualcuno degli altri eredi potrebbe essere tentato di bocciare il bilancio.
Eppure il 2025 di Delfin è stato il migliore dalla sua nascita (gennaio 2006), e il Nav nei quattro anni dalla scomparsa del fondatore è salito da 30 a 42 miliardi (1,5 miliardi in più per ognuno degli 8 eredi). Bocciare il bilancio ipotecherebbe anche il futuro della Fondazione Del Vecchio (che si alimenta con il 5% degli utili di Delfin) e della stessa EssilorLuxottica e dei suoi 200 mila dipendenti, vera eredità lasciata da Leonardo quel 27 giugno 2022.