Noci (PoliMi): “Troppa euforia sull’IA, ora i mercati non ci credono più”
di Filippo SantelliGiuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano
ROMA – «Si è venduto troppo ottimismo, ma ora la narrativa dell’IA è in crisi», dice Giuliano Noci, prorettore al Politecnico di Milano alla fine di una settimana nera per i titoli tech. Il Nasdaq ha perso il 4%, vendite in Asia e Vecchio continente che va in rosso, mentre OpenAI potrebbe rinviare la sua attesa quotazione.
L’IA non cambierà tutto?
«L’IA è una tecnologica trasformativa, ma lo è talmente tanto che non può generare ritorni economici nel breve periodo perché devono cambiare i sistemi di funzionamento delle imprese e non solo. Ora i mercati se ne stanno rendendo conto».
Che cosa ha aperto loro gli occhi?
«Le operazioni incrociate tra i big del settore erano già il segnale di un circolo vizioso, di una profezia che cercava di autoavverarsi. Ora c’è anche …
ROMA – «Si è venduto troppo ottimismo, ma ora la narrativa dell’IA è in crisi», dice Giuliano Noci, prorettore al Politecnico di Milano alla fine di una settimana nera per i titoli tech. Il Nasdaq ha perso il 4%, vendite in Asia e Vecchio continente che va in rosso, mentre OpenAI potrebbe rinviare la sua attesa quotazione.
L’IA non cambierà tutto?
«L’IA è una tecnologica trasformativa, ma lo è talmente tanto che non può generare ritorni economici nel breve periodo perché devono cambiare i sistemi di funzionamento delle imprese e non solo. Ora i mercati se ne stanno rendendo conto».
Che cosa ha aperto loro gli occhi?
«Le operazioni incrociate tra i big del settore erano già il segnale di un circolo vizioso, di una profezia che cercava di autoavverarsi. Ora c’è anche un fenomeno materiale: una tale mole di investimenti in centri dati sta aumentando esponenzialmente i prezzi dei chip, rendendo i ritorni ancora più difficili e provocando nuovi colli di bottiglia, visto che quei processori si producono tutti in Asia e Cina».
Esplode la bolla, come nel 2000?
«Ci sarà una correzione strutturale. E questa è più di una bolla, di un semplice eccesso di investimento, è un fenomeno tale da avere effetti sulle catene globali del valore».
Come faranno le Big Tech a investire centinaia di miliardi nei data center?
«Non faranno gli investimenti annunciati. Tutte le Big Tech hanno iniziato a ricorrere alla leva finanziaria ma il mercato non glielo permetterà, non ci crede più. Anche le quotazioni saranno rinviate».
Significa anche che lo sviluppo della tecnologia rallenterà?
«Rallenterà il sogno di Sam Altman di una IA generalista che sostituisca l’uomo, perché le mostruose capacità di calcolo di cui ha bisogno non si possono finanziare e rifornire di chip. Ma significa che hanno ragione i cinesi, che il vero tema sono le applicazioni dell’IA utili per le imprese. Anche Anthropic ha questo approccio».
L’amministrazione Trump sembra aver cambiato attitudine iniziando a limitare la diffusione dei modelli di IA più potenti. Un altro problema per Big Tech?
«Anche l’amministrazione più permissiva del pianeta si è resa conto che la forza dell’IA è tale da impattare sul bene comune e che è pericoloso lasciarne a pochi oligarchi la gestione. Mi aspetto che il governo inizi anche a entrare nel capitale delle aziende».
In questa sfida per l’IA l’Europa è sempre solo spettatrice?
«Sì. L’Europa deve porsi un tema di sovranità: gli algoritmi avranno un ruolo chiave, se non avrà il controllo delle infrastrutture si condannerà a una schiavitù digitale e industriale».