ROMA – Donald Trump riaccende – per il momento a parole – lo scontro economico con l’Europa. Nel mirino, come varie volte in passato, le imposte sui servizi digitali applicate da alcuni Paesi dell’Unione, considerate discriminatorie dal presidente americano perché pagate soprattutto dalle grandi piattaforme americane, dominatrici degli affari online. «Numerosi Paesi stanno discutendo l’imminente introduzione di una Digital service tax sulle aziende americane e alcuni sono vicini a farlo», ha scritto ieri Trump sul social Truth. «Questo è un avvertimento: qualsiasi Paese che imponga tale tassa verrà subito colpito da un dazio del 100% su tutti i beni esportati verso gli Stati Uniti». Le tariffe sostituirebbero ogni accordo commerciale in vigore.
ROMA – Donald Trump riaccende – per il momento a parole – lo scontro economico con l’Europa. Nel mirino, come varie volte in passato, le imposte sui servizi digitali applicate da alcuni Paesi dell’Unione, considerate discriminatorie dal presidente americano perché pagate soprattutto dalle grandi piattaforme americane, dominatrici degli affari online. «Numerosi Paesi stanno discutendo l’imminente introduzione di una Digital service tax sulle aziende americane e alcuni sono vicini a farlo», ha scritto ieri Trump sul social Truth. «Questo è un avvertimento: qualsiasi Paese che imponga tale tassa verrà subito colpito da un dazio del 100% su tutti i beni esportati verso gli Stati Uniti». Le tariffe sostituirebbero ogni accordo commerciale in vigore.
Paesi in ordine sparso
Negli ultimi anni diversi Paesi europei, tra cui l’Italia e la Francia (al 3%), hanno introdotto delle tasse sul fatturato realizzato dalle grandi piattaforme digitali nei loro mercati, recepite con ostilità da Big Tech e dai governi americani di ogni colore. Lo ha fatto anche il Regno Unito, mentre lo scorso anno il Canada l’ha cancellata proprio per provare ad ammorbidire i rapporti con l’attuale amministrazione. Alcuni governi dell’Unione, secondo il Financial Times, starebbero spingendo per estendere l’imposta a livello comunitario.
La replica della Commissione
Poco dopo le parole di Trump è arrivata la replica di un portavoce della Commissione, che ha ricordato come ogni Stato membro abbia il diritto di imporre tasse e che queste non sono discriminatorie, «applicandosi in modo equo a tutte le grandi imprese indipendentemente dalla loro origine». Ha quindi avvertito che in caso di misure unilaterali «la Ue risponderà con rapidità e decisione per difendere i propri diritti e la propria autonomia». La soluzione preferita dalla Ue è una tassazione globale, in linea con gli accordi in sede Ocse che – anche per la contrarietà Usa – sono rimasti lettera morta.
L’accordo commerciale
La nuova minaccia di Trump arriva subito dopo che l’Unione ha concluso il (lunghissimo) iter di approvazione dell’accordo commerciale siglato lo scorso agosto con gli Stati Uniti, che prevede una limitazione al 15% dei dazi americani a fronte di un azzeramento di quelli europei. Oltre che dalla complessità del processo legislativo comunitario, il via libero è stato rallentato da varie crisi politiche tra le due sponde dell’Atlantico, come quella sulla Groenlandia, fino a che Trump non ha dato un ultimatum per applicare l’accordo entro il 4 luglio. La tassa sui servizi digitali non è parte di quell’intesa.