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Fuga dalla Germania: il 60% delle aziende pronte a delocalizzare

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L’indagine della società di consulenza Horvath: la ragione indicata dalle imprese, a maggioranza, è il costo del lavoro troppo alto. Già quest’anno potrebbero saltare 100mila posizioni
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BERLINO – Fuga dalla Germania. Si potrebbe intitolare così l’ultima indagine sulla strategia futura delle aziende tedesche. Il 60% delle mille imprese interpellate dalla società di consulenza Horvath ha espresso l’intenzione di delocalizzare entro il 2030 in parte o del tutto la produzione e la ricerca fuori dalla Germania e dall’Europa. Lo rivela l’Handelsblatt, secondo il quale il grande esodo dell’industria potrebbe spazzare via già quest’anno 100mila posti di lavoro in Germania. Il motivo è che l’industria sente il bisogno di stringere la cinghia, soprattutto il famoso “Mittelstand”, le piccole e medie imprese che rappresentano la spina dorsale del Made in Germany. L’indagine riguarda nella stragrande maggioranza dei casi aziende con almeno 100 milioni di euro di fatturato.

BERLINO – Fuga dalla Germania. Si potrebbe intitolare così l’ultima indagine sulla strategia futura delle aziende tedesche. Il 60% delle mille imprese interpellate dalla società di consulenza Horvath ha espresso l’intenzione di delocalizzare entro il 2030 in parte o del tutto la produzione e la ricerca fuori dalla Germania e dall’Europa. Lo rivela l’Handelsblatt, secondo il quale il grande esodo dell’industria potrebbe spazzare via già quest’anno 100mila posti di lavoro in Germania. Il motivo è che l’industria sente il bisogno di stringere la cinghia, soprattutto il famoso “Mittelstand”, le piccole e medie imprese che rappresentano la spina dorsale del Made in Germany. L’indagine riguarda nella stragrande maggioranza dei casi aziende con almeno 100 milioni di euro di fatturato.

Le cause

Secondo uno degli analisti che ha condotto la ricerca, Ralf Sauter, “il modello della Germania come campione di export ha avuto successo per decenni ma ora si sta esaurendo”. Le cause della grande fuga non risiedono, tuttavia, nella tanto citata burocrazia in eccesso che affligge le imprese da anni o nella scarsità di manodopera specializzata. Il 76% lamenta “costi troppo alti del personale” nel confronto internazionale. Secondo l’Istituto per l’economia tedesca IW i costi sono del 22% più alti rispetto alla media degli altri Paesi dell’Ue. E doppi rispetto all’Asia o all’Europa orientale.

L’indagine Horvath rivela che le aziende tedesche stanno già riducendo in Germania il fabbisogno occupazionale attraverso l’intelligenza artificiale. E se è vero che pianificano di spendere il 40% degli investimenti previsti entro il 2030 in Germania, li concentreranno però soprattutto “nel mantenimento di impianti esistenti e nell’automazione”, spiega Sauter.

La delocalizzazione

L’investimento vero sarà spostato all’estero: è lì che nasceranno nuovi posti di lavoro. E principalmente in India (nel 93% dei casi), in Cina (66%), in Nordamerica (65%) e in Medio Oriente (58%). In Europa occidentale l’intenzione, nei prossimi cinque anni, è invece quella di ridurre posti di lavoro (nel 52% dei casi, contro il 20% di chi intende crearne di nuovi). In Germania la percentuale è ancora più alta: il 58% pianifica esuberi, solo il 16% intende assumere. Il problema, sostiene l’indagine, è che anche i terremoti geopolitici recenti e la debolezza ormai cronica dell’economia tedesca stanno spingendo le aziende tedesche a spostare le fabbriche e la ricerca fuori dalla Germania.

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