MILANO – La nuova Fenice di proprietà di Chiara Ferragni chiude un altro anno in perdita, ma in sensibile miglioramento rispetto all’esercizio precedente. Nel 2025, la società che gestisce i marchi di moda dell’imprenditrice e influencer ha registrato a conto economico un lieve “rosso” di 65mila euro. I numeri del bilancio dell’anno scorso sono stati approvati dall’assemblea degli azionisti di ieri, che si è tenuta a Milano ed è durata una trentina di minuti circa, rispetto alle oltre due ore dell’assise di giugno 2025. Quest’ultima, del resto, aveva dovuto approvare perdite per circa 3,5 milioni riferite al bilancio del 2024, su cui aveva pesato come un macigno lo scandalo del Pandoro Balocco, partito con la sanzione dell’Antitrust di fine 2023 per pratica commerciale scorretta e poi culminato in tribunale, dove a gennaio di quest’anno Ferragni è stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata.
MILANO – La nuova Fenice di proprietà di Chiara Ferragni chiude un altro anno in perdita, ma in sensibile miglioramento rispetto all’esercizio precedente. Nel 2025, la società che gestisce i marchi di moda dell’imprenditrice e influencer ha registrato a conto economico un lieve “rosso” di 65mila euro. I numeri del bilancio dell’anno scorso sono stati approvati dall’assemblea degli azionisti di ieri, che si è tenuta a Milano ed è durata una trentina di minuti circa, rispetto alle oltre due ore dell’assise di giugno 2025. Quest’ultima, del resto, aveva dovuto approvare perdite per circa 3,5 milioni riferite al bilancio del 2024, su cui aveva pesato come un macigno lo scandalo del Pandoro Balocco, partito con la sanzione dell’Antitrust di fine 2023 per pratica commerciale scorretta e poi culminato in tribunale, dove a gennaio di quest’anno Ferragni è stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata.
Il voto dell’assemblea
Anche all’assemblea di ieri, come già a giugno 2025, si sono confrontati la socia di maggioranza Ferragni, al 99,8% di Fenice, e l’azionista di minoranza con lo 0,2% residuo Pasquale Morgese. E se la prima ha votato a favore dei numeri di bilancio, il secondo, da tempo in rapporti tesi con l’imprenditrice, si è nuovamente espresso contro (al solito, in modo da lasciarsi le mani libere per potere promuovere eventuali nuovi contenziosi), ma a quanto si apprende in un clima in generale più sereno. Ancora più tumultuosa poi era stata l’assemblea di Fenice di marzo dell’anno scorso, che aveva dovuto deliberare l’aumento di capitale da 6,4 milioni necessario a garantire la sopravvivenza stessa della società, messa a dura prova dalle ripercussioni del “Pandoro gate”. In quell’occasione, la ricapitalizzazione era stata approvata a maggioranza, sempre con il voto contrario di Morgese e con quello favorevole di Ferragni e dell’Alchimia di Paolo Barletta, il quale però era poi uscito dalla compagine azionaria non avendo messo mano al portafogli per partecipare all’operazione.
I conti di Fenice
Tornando ai numeri del 2025 approvati ieri, in miglioramento anche i ricavi di Fenice, passati a 2,7 milioni dai 2,1 del 2024. Dopo la profonda ristrutturazione basata sui tagli dei costi e avviata dall’amministratore unico Claudio Calabi, che ha fortemente ridotto il perimetro di Fenice, Ferragni spera che i conti del 2026 possano ulteriormente migliorare. E che alcuni contenziosi, come quelli promossi da Safilo e dallo stesso Morgese, si possano presto chiudere senza registrare grandi perdite a bilancio, anche in scia al recente proscioglimento.