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Bruxelles a Pechino: riequilibrare l’export

Il commissario Ue al commercio Maros Sefcovic 

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Il commissario Ue Sefcovic vede l’omologo Wentao. Lanciato un monitoraggio sui flussi commerciali. Garanzie sulle terre rare
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BRUXELLES – «Riequilibrare le relazioni commerciali tra l’Unione Europea e la Cina». Il Commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, è stato esplicito dopo aver incontrato il “collega” cinese Wang Wentao. Ormai infatti c’è uno sbilanciamento a favore di Pechino netto e diffuso. Per la prima volta tutti i 27 hanno registrato un saldo negativo e la situazione nel 2026 sta peggiorando: nei primi quattro mesi dell’anno il “Dragone” ha accumulato un attivo di 113 miliardi di dollari nei confronti dell’Unione, contro i 91 miliardi dello stesso periodo del 2025. «La nostra quota di mercato in Cina invece – ha spiegato infatti Sefcovic – continua a diminuire, e questa tendenza non è sostenibile». Una situazione peggiorata dai rapporti non più buoni con gli Usa di Donald Trump e che sta mettendo in difficoltà le aziende nostrane.

BRUXELLES – «Riequilibrare le relazioni commerciali tra l’Unione Europea e la Cina». Il Commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, è stato esplicito dopo aver incontrato il “collega” cinese Wang Wentao. Ormai infatti c’è uno sbilanciamento a favore di Pechino netto e diffuso. Per la prima volta tutti i 27 hanno registrato un saldo negativo e la situazione nel 2026 sta peggiorando: nei primi quattro mesi dell’anno il “Dragone” ha accumulato un attivo di 113 miliardi di dollari nei confronti dell’Unione, contro i 91 miliardi dello stesso periodo del 2025. «La nostra quota di mercato in Cina invece – ha spiegato infatti Sefcovic – continua a diminuire, e questa tendenza non è sostenibile». Una situazione peggiorata dai rapporti non più buoni con gli Usa di Donald Trump e che sta mettendo in difficoltà le aziende nostrane.

Il colloquio a Bruxelles con Wentao ovviamente non ha risolto i problemi ma è stata definita una piattaforma per tentare di arrivare ad un compromesso su «quattro filoni: equilibrio tra commercio e investimenti, controlli sulle esportazioni, diritti di proprietà intellettuale e riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio». In questo quadro il primo passo consiste nell’avvio di «un meccanismo di monitoraggio congiunto dei flussi commerciali come strumento per contribuire a bilanciare i nostri scambi».

Il tutto avviene nella consapevolezza che in alcuni settori l’Europa è decisamente indietro e per questo nell’incontro è stato confermato che la Cina non interromperà l’approvvigionamento delle terre rare, ossia i minerali essenziali per i prodotti ad alta tecnologia. E sebbene nella dichiarazione congiunta si faccia riferimento alla «necessità di ulteriori sforzi volti a facilitare gli scambi», resta il problema che i beni cinesi godono di un vantaggio competitivo determinato dai costi di produzione complessivi inferiori di circa il 40 per cento rispetto a quelli del Vecchio Continente.

Il prossimo ottobre si terrà un altro incontro: «Credo – ha sottolineato il Commissario Ue – che stiamo iniziando a capirci l’uno con l’altro». Il che vuol dire che fino ad ottobre l’Unione non adotterà provvedimenti specifici contro Pechino. Né nuovi dazi e nemmeno strumenti legislativi per rafforzare i poteri della Commissione rispetto alle pratiche sleali di Pechino. Ma il pericolo di una colonizzazione commerciale dell’Europa resta sullo sfondo e nei dossier di Palazzo Berlaymont.

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