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Tregua dell’inflazione, i vertici della Bce divisi sul rialzo dei tassi

Christine Lagarde

 

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Si ferma la corsa dei prezzi in Italia, Francia e Germania. Al forum dei governatori le voci di un addio anticipato di Lagarde
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SINTRA – Alle nove di sera centinaia di persone risalgono dai vicoli, abbandonano i caffè ornati di azulejos, costeggiano le ville in stile manuelino. La collina di Sintra si svuota all’unisono: i turisti tornano con gli ultimi treni della sera nel caldo torrido di Lisbona mentre i banchieri centrali che convengono qui ogni estate per il loro simposio annuale restano nascosti in un resort immerso nei boschi e discutono di inflazione e intelligenza artificiale.

Sull’andamento dei prezzi sembrano in piena sospensione del giudizio, per dirla con Hegel. Nel ventoso Penha Longa Resort i dati di ieri sull’andamento dei prezzi al consumo (in Italia resta al 3%, in Francia scende all’1,8%, in Germania al 2,3%) hanno fatto tirare un sospiro di sollievo ai guardiani dell’euro. Ma la tregua tra gli Usa, Israele e l’Iran sembra scritta sull’acqua. E i picchi petroliferi stanno ancora contagiando l’economia.

Per il capoeconomista della Bce Philip Lane, occorre capire insomma «come quattro mesi di …

SINTRA – Alle nove di sera centinaia di persone risalgono dai vicoli, abbandonano i caffè ornati di azulejos, costeggiano le ville in stile manuelino. La collina di Sintra si svuota all’unisono: i turisti tornano con gli ultimi treni della sera nel caldo torrido di Lisbona mentre i banchieri centrali che convengono qui ogni estate per il loro simposio annuale restano nascosti in un resort immerso nei boschi e discutono di inflazione e intelligenza artificiale.

Sull’andamento dei prezzi sembrano in piena sospensione del giudizio, per dirla con Hegel. Nel ventoso Penha Longa Resort i dati di ieri sull’andamento dei prezzi al consumo (in Italia resta al 3%, in Francia scende all’1,8%, in Germania al 2,3%) hanno fatto tirare un sospiro di sollievo ai guardiani dell’euro. Ma la tregua tra gli Usa, Israele e l’Iran sembra scritta sull’acqua. E i picchi petroliferi stanno ancora contagiando l’economia.

Per il capoeconomista della Bce Philip Lane, occorre capire insomma «come quattro mesi di aumenti del costo dell’energia si trasmettano all’inflazione alimentare e a quella dei servizi». Anche Olaf Slejipen, il governatore della banca centrale olandese, tradizionalmente nella schiera dei falchi, si mostra cauto: «un declino dei prezzi ora è una buona notizia ma bisogna vedere cosa sia rimasto» nelle cinghie di trasmissione dei rincari. Idem il presidente della Bundesbank Joachim Nagel: «L’inflazione è ancora significativamente sopra il nostro obiettivo». I mercati si aspettano un altro scalino di 25 punti in autunno, forse alla riunione di settembre. E Il numero uno della banca centrale del Belgio, Pierre Wunsch, è l’unico a azzardare, per ora, che «potremmo non avere bisogno di un ulteriore rialzo dei tassi». Nell’era Trump, i mesi da qui all’autunno potrebbero rivelarsi un’eternità. E ormai l’aumento a settembre sembra quasi certo.

Dai conciliaboli a margine del simposio rimbalzano intanto notizie, di nuovo, di un possibile abbandono prematuro di Christine Lagarde. Potrebbe lasciare in primavera, quando scadrà il mandato del membro del comitato esecutivo e capoeconomista Lane; Macron potrebbe voler decidere lui un successore francese prima del possibile “deluge” elettorale, e si parla della vicepresidente della Banca di Francia Agnès Bénassy-Quéré. Due francesi ai vertici sarebbero troppi, e Lagarde potrebbe fare il passo indietro e fungere da riserva della repubblica e assumere il ruolo di premier-tecnocrate se dalle elezioni dovesse emergere un presidente di destra e un Parlamento ingovernabile, rendendo la Francia vulnerabile agli umori dei mercati. Ma la presidente potrebbe anche andare, come previsto, a presiedere il Forum economico mondiale di Davos, un’ipotesi che era emersa già tempo fa.

Per la sua successione alla Bce resta in pole l’ex governatore della Banca d’Olanda, Klaas Knox, ex falco convertitosi ultimamente a posizioni più accomodanti. L’olandese, racconta una fonte, avrebbe anche incontrato la premier Giorgia Meloni per assicurarsi il via libera dell’Italia, nell’eterno derby tra Paesi del Nord e del Sud. Sembra tramontata l’idea che la tedesca Isabel Schnabel possa assumere la poltrona di Lagarde, mentre sullo spagnolo Pablo Hernández de Cos pesa il timore che la presidenza della Bis possa essere reclamata, dopo il suo addio, dalla Cina.

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