ROMA – Sabato 4 luglio è la data in cui inizieranno i saldi estivi in tutta Italia,fatta eccezione per il Trentino Alto Adige, che segue un calendario a sé a seconda dei distretti. La data di inizio è quindi uniformata a livello nazionale e, a cambiare, sarà solo la durata delle promozioni.
Saldi, le date regione per regione
Per il Trentino Alto Adige, come detto, le date variano da distretto a distretto. L’elenco dei Comuni con relativi periodi di promozione è stato pubblicato sul sito di Confcommercio.
Consigli e diritti
Durante il periodo dei saldi il cartellino deve riportare: prezzo originario, prezzo scontato, la percentuale di sconto e il prezzo più basso applicato dal negoziante nei 30 giorni precedenti alla promozione. Inoltre i prodotti in saldo devono essere separati da quelli a prezzo pieno, per evitare confusione.
Il consumatore ha diritto a pagare il prezzo esposto sul cartellino o sullo scaffale. Fa eccezione solo il caso di un errore evidente e riconoscibile, a…
ROMA – Sabato 4 luglio è la data in cui inizieranno i saldi estivi in tutta Italia,fatta eccezione per il Trentino Alto Adige, che segue un calendario a sé a seconda dei distretti. La data di inizio è quindi uniformata a livello nazionale e, a cambiare, sarà solo la durata delle promozioni.
Saldi, le date regione per regione
Per il Trentino Alto Adige, come detto, le date variano da distretto a distretto. L’elenco dei Comuni con relativi periodi di promozione è stato pubblicato sul sito di Confcommercio.
Consigli e diritti
Durante il periodo dei saldi il cartellino deve riportare: prezzo originario, prezzo scontato, la percentuale di sconto e il prezzo più basso applicato dal negoziante nei 30 giorni precedenti alla promozione. Inoltre i prodotti in saldo devono essere separati da quelli a prezzo pieno, per evitare confusione.
Il consumatore ha diritto a pagare il prezzo esposto sul cartellino o sullo scaffale. Fa eccezione solo il caso di un errore evidente e riconoscibile, ad esempio un prodotto di valore elevato venduto a pochi euro per un errore materiale.
Come sempre, attenzione agli sconti in apparenza molto convenienti: quelli superiori al 60%, potrebbero nascondere merce contraffatta o offerte poco trasparenti.
I negozi sono obbligati ad accettare pagamenti elettronici tramite Pos. Se l'esercente rifiuta carta o bancomat, il consumatore può segnalare il caso alla Guardia di Finanza.
Per quanto riguarda cambi e prove, la legge non obbliga il negoziante a consentire di provare un capo o a sostituire un prodotto privo di difetti. Conviene quindi informarsi prima dell'acquisto sulle politiche di reso del punto vendita.
Per i prodotti difettosi il discorso cambia: anche la merce acquistata in saldo è coperta dalla garanzia legale di due anni. Il consumatore può chiedere di farlo riparare, di sostituirlo, di farsi ridurre il prezzo o, nei casi previsti, la risoluzione del contratto. Per far valere i propri diritti è fondamentale conservare lo scontrino.
Negli acquisti online, infine, resta valido il diritto di recesso: il consumatore può cambiare idea entro 14 giorni dalla consegna e ottenere il rimborso dopo aver restituito il prodotto.
Ridefinire le promozioni
Le promozioni però, di fatto, sono già partite: più di un terzo degli italiani, il 36%, ha acquistato a prezzo scontato prima dell'apertura ufficiale. È il dato che emerge da una rilevazione condotta da Ipsos per Fismo, la Federazione Italiana Settore Moda Confesercenti, in vista dei saldi estivi 2026, al via nella quasi totalità delle regioni con l'eccezione di Trento e Bolzano. Ad acquistare in anticipo è soprattutto il Mezzogiorno, dove la quota sale al 42%, contro il 33% del Nord e il 32% del Centro. Nel dettaglio territoriale il picco è al Sud e nelle Isole (42%) e nel Nord-Est (40%), più contenuto il Nord-Ovest (28%). Per fasce d'età l'anticipo riguarda quasi un under 35 su due (48%), contro il 31% degli over 35; tra gli uomini (38%) di poco più che tra le donne (35%). Un fenomeno diffuso che, per Fismo, misura un sistema da rivedere. E propone di ridefinire il calendario delle promozioni, spostandole a fine stagione.
La crisi delle vendite
Sullo sfondo, un comparto in sofferenza strutturale. Tra il 2019 e il 2025 hanno chiuso oltre 18mila negozi di abbigliamento e calzature, un calo del 13,5%, con circa 17mila posti di lavoro persi. La spesa delle famiglie per moda e calzature è scesa dal 7% al 3,7% dei consumi. I negozi indipendenti, che restano circa la metà dei punti vendita, oggi pesano per il 20-25% del mercato, contro oltre il 75% degli anni Ottanta.
"Le vendite di fine stagione valgono tra il 25 e il 30% del fatturato annuo di un negozio di moda. Ma negli ultimi dieci anni, tra promozioni e ribassi anticipati, questo valore si è costantemente eroso, mentre il giro d'affari complessivo di sconti e promozioni è lievitato" - sottolinea la Presidente nazionale di Fismo, Francesca Recine -. Il divieto di vendite promozionali nei trenta giorni precedenti i saldi, in vigore nella maggior parte delle regioni, è rimasto sulla carta; mentre online la giungla si infittisce".