MILANO – Sì alle donne nei consigli di amministrazione, ma non nelle posizioni che contano. Il rapporto della Consob sulla corporate governance certifica come la presenza femminile nei cda delle quotate italiane superi, seppur di poco, il limite di legge, sfiorando il 44 per cento. In circa una società su cinque, si contano “addirittura” tante consigliere quanti consiglieri, se non di più. Tuttavia, quando si tratta di incarichi apicali, la parità di genere scompare: sulle 185 società di Piazza Affari solo 21 nel 2025 avevano una presidente donna (contro le 24 dell’anno precedente, su un totale di 196) e 17 un’amministratrice delegata (erano 18 nel 2024).
In calo la presenza di investitori istituzionali (esteri)
Da un anno all’altro, cala anch…
MILANO – Sì alle donne nei consigli di amministrazione, ma non nelle posizioni che contano. Il rapporto della Consob sulla corporate governance certifica come la presenza femminile nei cda delle quotate italiane superi, seppur di poco, il limite di legge, sfiorando il 44 per cento. In circa una società su cinque, si contano “addirittura” tante consigliere quanti consiglieri, se non di più. Tuttavia, quando si tratta di incarichi apicali, la parità di genere scompare: sulle 185 società di Piazza Affari solo 21 nel 2025 avevano una presidente donna (contro le 24 dell’anno precedente, su un totale di 196) e 17 un’amministratrice delegata (erano 18 nel 2024).
In calo la presenza di investitori istituzionali (esteri)
Da un anno all’altro, cala anche la presenza degli investitori istituzionali nel libro soci delle quotate tricolore, passati da 71 a 62 partecipazioni. Pesa l’uscita di scena di quelli esteri, mentre rimane stabile la presenza degli italiani.
La riduzione – è la tesi dell’autorità che vigila i mercati – è legata a doppio filo con la tendenza delle imprese a lasciare la Borsa (in gergo tecnico, delisting). Eppure, dove sono presenti, gli istituzionali continuano a svolgere un ruolo rilevante nelle assemblee, soprattutto quando si tratta di soci stranieri.
Riunioni più corte, consiglieri più indipendenti
Curioso, inoltre, che la proprietà delle aziende resti concentrata, con il primo azionista che detiene in media il 48,7% del capitale. E che nei cda i membri stranieri scarseggino mentre gli amministratori indipendenti siano ormai una presenza strutturale, che gli incarichi ruotino di frequente e che la durata delle riunioni si riduca. A salire, invece, è l’età dei componenti: hanno in media quasi 58 anni.