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Pollicino: “Trump non gradirà ma è in gioco la nostra libertà”

ORESTE POLLICINO

 

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Per il costituzionalista della Bocconi il principio stabilito dell’Ue farà scuola. “Pensiamo all’IA integrata nei motori di ricerca. Qui è minacciata la libertà nella ricerca di informazioni”
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ROMA – «L’Europa ha stabilito un principio di natura costituzionale: che se le alternative alle big tech sono fragili, lo è anche libertà dell’utente. Trump non gradirà per nulla». Oreste Pollicino, professore ordinario di diritto costituzionale all’università Bocconi, è tra gli esperti della Commissione Ue in materia.

Cosa significa la sanzione in concreto?

«Significa che nel digitale la libertà di scelta su internet è molto più fragile di quanto sembri. L’utente pensa di scegliere, ma spesso entra in un ambiente già predisposto, con servizi integrati tra loro, dal sistema operativo al browser al motore di ricerca. Questa integrazione, quando si combina con una posizione dominante, diventa una forma di orientamento preventivo delle scelte. In concreto la Corte dice che non basta affermare che l’utente può sempre scaricare un altro browser o usare un altro motore di ricerca. Bisogna chiedersi se quella scelta sia davvero effettiva, o se l’architettura dell’ecosistema non renda le alte…

ROMA – «L’Europa ha stabilito un principio di natura costituzionale: che se le alternative alle big tech sono fragili, lo è anche libertà dell’utente. Trump non gradirà per nulla». Oreste Pollicino, professore ordinario di diritto costituzionale all’università Bocconi, è tra gli esperti della Commissione Ue in materia.

Cosa significa la sanzione in concreto?

«Significa che nel digitale la libertà di scelta su internet è molto più fragile di quanto sembri. L’utente pensa di scegliere, ma spesso entra in un ambiente già predisposto, con servizi integrati tra loro, dal sistema operativo al browser al motore di ricerca. Questa integrazione, quando si combina con una posizione dominante, diventa una forma di orientamento preventivo delle scelte. In concreto la Corte dice che non basta affermare che l’utente può sempre scaricare un altro browser o usare un altro motore di ricerca. Bisogna chiedersi se quella scelta sia davvero effettiva, o se l’architettura dell’ecosistema non renda le alternative marginali dall’inizio».

È la parola definitiva verso Google per l’Ue?

«Per questo caso sì. Ma non è la parola definitiva sul rapporto tra Europa e Big Tech. Anzi, il contrario: conferma che siamo entrati in una fase nuova, in cui l’Europa guarda alle grandi piattaforme come poteri privati che organizzano pezzi essenziali della nostra vita digitale, in un monopolio di fatto».

Quali sono le possibili conseguenze su altri contenziosi?

«Abbiamo imparato che non ci sono effetti automatici da queste sentenze basati su precedenti. Ma il principio stabilito dell’Ue farà scuola. Pensiamo all’IA integrata nei motori di ricerca. Qui è minacciata la libertà nella ricerca di informazioni. Ora facciamo una ricerca e ci appare una risposta dell’IA di Google che ci può sembrare sufficiente. Possiamo approfondire, ma questa scelta è indebolita dalla risposta pronta dell’IA (che per altro sfrutta i contenuti creati dai siti web, inclusi i giornali, ndr). Ecco perché il principio stabilito dall’Ue è più culturale che regolatorio».

In che modo questa sanzione impatta sui rapporti Ue-Big Tech e con il presidente Trump?

«Impatta in modo devastante. Gli Usa confermeranno la percezione che l’Ue è anti-americana. Ma non è così. Il punto non è Ue contro Usa, ma democrazia contro poteri non responsabili. Gli Usa, soprattutto sotto Trump, non si pongono il problema di una chiusura incrementale dei nostri spazi di libertà. Cognitivi prima che economici».

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