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Crédit Agricole al 29% di Bpm: “Presenza a lungo termine”

I francesi rafforzano la presa dopo l’offerta fallita di Orcel e la proposta di fusione con Mps
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Milano – La banca francese Crédit Agricole ha ufficializzato di essere salita al 29,3% del capitale di Banco Bpm. «Siamo partner di lungo periodo», ha dichiarato in un comunicato la Banque Verte, precisando come la quota aggiuntiva comprenda azioni e strumenti derivati.

Inoltre l’Agricole fa notare che l’incremento della partecipazione è «coerente con la strategia di investitore di lungo termine e partner di Banco Bpm per supportarlo nello sviluppo». Allo stesso tempo, questa mossa, «rafforza la solida partnership industriale nel credito al consumo» e nel comparto assicurativo e «mette in luce l’apprezzamento per le qualità di Banco Bpm». Nell’arco di un anno e mezzo l’Agricole è passato da una quota del 9% al 29,3% prendendo di fatto il controllo del gruppo milanese senza lanciare un’Opa. Ma nell’ultimo comunicato, al contrario dei precedenti, la banca francese non dice nulla sulla sua volontà di lanciare un’Opa e prendere il controllo del gruppo. Di fatto, dall’assemblea dello scors…

Milano – La banca francese Crédit Agricole ha ufficializzato di essere salita al 29,3% del capitale di Banco Bpm. «Siamo partner di lungo periodo», ha dichiarato in un comunicato la Banque Verte, precisando come la quota aggiuntiva comprenda azioni e strumenti derivati.

Inoltre l’Agricole fa notare che l’incremento della partecipazione è «coerente con la strategia di investitore di lungo termine e partner di Banco Bpm per supportarlo nello sviluppo». Allo stesso tempo, questa mossa, «rafforza la solida partnership industriale nel credito al consumo» e nel comparto assicurativo e «mette in luce l’apprezzamento per le qualità di Banco Bpm». Nell’arco di un anno e mezzo l’Agricole è passato da una quota del 9% al 29,3% prendendo di fatto il controllo del gruppo milanese senza lanciare un’Opa. Ma nell’ultimo comunicato, al contrario dei precedenti, la banca francese non dice nulla sulla sua volontà di lanciare un’Opa e prendere il controllo del gruppo. Di fatto, dall’assemblea dello scorso aprile, i francesi hanno piazzato nel cda 4 consiglieri, due sindaci, hanno preso la presidenza del Comitato rischi e crediti, e sono stati determinanti per la conferma al vertice di Giuseppe Castagna e Massimo Tononi. Il tutto approfittando anche del fatto che la presidenza dell’autorità antitrust è ancora vacante.

Il rafforzamento dell’Agricole è stato benedetto anche dal governo Meloni e in particolare dal Mef nel 2025, quando l’Unicredit di Andrea Orcel aveva lanciato un’Ops sul Banco Bpm. Il governo aveva infatti varato un Golden power molto penalizzante per l’Unicredit che a luglio 2025 ha deciso di abbandonare l’operazione. Tuttavia il Banco Bpm si trova ancora al centro del risiko bancario dal momento che a inizio giugno ha inviato una lettera al Monte dei Paschi in cui auspicava che tra le due banche si potesse realizzare una fusione alla pari. Ma questa proposta è stata superata lo stesso giorno da un’Ops di Intesa Sanpaolo su Mps del valore di oltre 30 miliardi.

L’unica banca che può ancora sparigliare le carte è sempre l’Unicredit, impegnata in questi giorni nella conquista della tedesca Commerzbank. Nei giorni scorsi Il Foglio ha scritto di una ripresa dei contatti tra Orcel e il ministro Giancarlo Giorgetti ma le voci non sono state confermate. Più che con il governo a questo punto Orcel dovrebbe sedersi al tavolo con l’Agricole e cercare di trovare un accordo che però appare molto difficile. Unicredit ha infatti intenzione di non rinnovare l’accordo di distribuzione con Amundi che scade nel 2027 e che è molto profittevole per i francesi. Inoltre, essendo ormai al 30%, difficilmente l’Agricole si accontenterà di ricevere sportelli in cambio di un’adesione a un’eventuale nuova offerta di Unicredit.

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