Bce, Lagarde in soccorso di Macron: per la successione avanza l’olandese Knot
dalle nostre corrispondenti Anais Ginori , Tonia MastrobuoniPARIGI e BERLINO – A Sintra erano ricominciate a circolare voci, raccolte da Repubblica, su una possibile uscita di scena prematura di Christine Lagarde. Un anno fa la presidente della Bce aveva smentito vigorosamente quest’ipotesi. Quando dal Forum economico mondiale (Wef) di Davos erano rimbalzate sul Financial Times indiscrezioni che la davano dimissionaria con sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza dell’autunno del 2027, Lagarde aveva detto che avrebbe portato a termine il suo mandato, aveva negato di ambire a prendere il posto del fondatore del Wef, Klaus Schwab. Ma al consueto simposio portoghese della Bce, nei giorni scorsi, quelle voci sono tornate prepotentemente a circolare.
Mercoledì, in un’intervista al quotidiano fr…
PARIGI e BERLINO – A Sintra erano ricominciate a circolare voci, raccolte da Repubblica, su una possibile uscita di scena prematura di Christine Lagarde. Un anno fa la presidente della Bce aveva smentito vigorosamente quest’ipotesi. Quando dal Forum economico mondiale (Wef) di Davos erano rimbalzate sul Financial Times indiscrezioni che la davano dimissionaria con sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza dell’autunno del 2027, Lagarde aveva detto che avrebbe portato a termine il suo mandato, aveva negato di ambire a prendere il posto del fondatore del Wef, Klaus Schwab. Ma al consueto simposio portoghese della Bce, nei giorni scorsi, quelle voci sono tornate prepotentemente a circolare.
Mercoledì, in un’intervista al quotidiano francese Les Echos, la presidente ha ammesso per la prima volta che la sua uscita anticipata è uno scenario possibile. Al giornalista che le chiedeva se potrebbe lasciare prima per impegnarsi nella campagna elettorale francese - che a giudicare dai sondaggi sarà in salita per i partiti centristi ed europeisti - Lagarde ha risposto: «È possibile. Sono convinta che nel dibattito sulle elezioni presidenziali francesi ci sarà bisogno di una voce europea».
La logica è anche quella, proprio in vista di un Eliseo che potrebbe essere conquistato dalla destra di Bardella, di piazzare un francese ai vertici della Bce prima della dipartita della parigina Lagarde. Dalla fondazione della banca centrale europea non c’è mai stato un comitato esecutivo senza un esponente francese, tedesco o italiano. E l’attuale presidente francese Emmanuel Macron vorrebbe nominare la prossima connazionale nel board prima che all’Eliseo arrivino gli euroscettici di Rassemblement national e Lagarde lasci a ottobre. La scelta potrebbe ricadere sull’attuale vice della Banque de France, Agnès Bénassy-Quéré.
La mossa a sorpresa sulla Banca di Francia
A febbraio Macron aveva deciso già di “blindare” la Banque de France con una mossa a sorpresa. L’allora governatore della Banca di Francia, Francois Villeroy de Galhau, aveva annunciato le sue dimissioni anticipate rispetto alla scadenza del suo mandato a fine 2027. Una decisione, aveva spiegato Villeroy, per «organizzare senza intoppi» una successione prima della presidenziale, con la prospettiva sempre più concreta che possa arrivare un leader populista all’Eliseo. Il passo indietro del governatore era quindi stato pensato anche per mettere in sicurezza la Banque de France in un contesto internazionale di minaccia per i contropoteri. Al suo posto è stato nominato Emmanuel Moulin, 57 anni, già segretario generale dell’Eliseo, che ha costruito la sua reputazione al ministero dell’Economia prima di concentrarsi nel settore privato, in particolare, a Eurotunnel e poi in Italia, in Mediobanca.
Il futuro della Bce
Sulla successione a Lagarde, intanto, continua a circolare il nome di Klaas Knot, ex governatore della Banca centrale olandese: sarebbe andato persino da Giorgia Meloni per incassare il via libera alla sua nomina. Un altro candidato possibile è il presidente della Bri, lo spagnolo Pablo Hernández de Cos.
In teoria, la presidenza toccherebbe a un tedesco, nell’eterno derby tra Paesi del Nord e del Sud che ha sempre caratterizzato il totonomine per la presidenza. Ma una tedesca ai vertici delle istituzioni europee c’è già: Ursula von der Leyen - un altro connazionale alla Bce sarebbe troppo. A meno che - ma è un’ipotesi remota - la presidente della Commissione europea venga eletta a gennaio presidente della Repubblica, quando scadrà Frank-Walter Steinmeier.
Sicuramente, quando scadrà la tedesca nel board, Isabel Schnabel, nel 2028, andrà sostituita con un connazionale. E si fanno i nomi dell’attuale governatore della Bundesbank, Joachim Nagel, ma anche quello di un brillante economista che ha insegnato a lungo a Princeton, Markus Brunnermeier.