MILANO – Un inciampo a pochi mesi dalle nozze. Ieri l’Autorità australiana garante della concorrenza (Accc) ha deciso di sottoporre la fusione tra le società di servizi energetici Saipem e Subsea7 a una valutazione più approfondita, aprendo una seconda fase di analisi.
Il timore, spiega il commissario Philip Williams, è che l’operazione «possa ridurre in modo sostanziale la concorrenza nella fornitura di alcune infrastrutture subacquee che collegano i pozzi sottomarini e i sistemi di produzione alle infrastrutture di superficie, servizi che sono fondamentali per i progetti petroliferi e di gas offshore australiani».
Rischio limitato per la fusione
La decisione espone i due sposini al rischio di non rispettare i tempi prestabiliti o di subire l’imposizione di mi…
MILANO – Un inciampo a pochi mesi dalle nozze. Ieri l’Autorità australiana garante della concorrenza (Accc) ha deciso di sottoporre la fusione tra le società di servizi energetici Saipem e Subsea7 a una valutazione più approfondita, aprendo una seconda fase di analisi.
Il timore, spiega il commissario Philip Williams, è che l’operazione «possa ridurre in modo sostanziale la concorrenza nella fornitura di alcune infrastrutture subacquee che collegano i pozzi sottomarini e i sistemi di produzione alle infrastrutture di superficie, servizi che sono fondamentali per i progetti petroliferi e di gas offshore australiani».
Rischio limitato per la fusione
La decisione espone i due sposini al rischio di non rispettare i tempi prestabiliti o di subire l’imposizione di misure correttive, precisano gli analisti di Banca Akros. Tuttavia, se non ci saranno proroghe, gli esperti confidano che la seconda fase di valutazione dell’Accc possa concludersi nella prima metà di novembre 2026, fatto che renderebbe ancora realistico completare l’operazione entro la fine dell’anno.
Un lungo iter autorizzativo
Del resto, i dossier autorizzativi ancora aperti non sono molti. In Brasile, a lungo considerato il passaggio più delicato, l’autorità Antitrust, la Cade, ha dato il proprio benestare senza apporre condizioni. Alle compagnie petrolifere Exxon, Petrobras e TotalEnergies, che in passato avevano manifestato dubbi sulla fusione, restano ormai pochi giorni per presentare ricorso.
Nel Vecchio continente, la futura Saipem7 ha ottenuto il via libera nell’ambito del Foreign Subsidies Regulation (Fsr), il regolamento che verifica che eventuali contributi ricevuti da Paesi extra Ue non alterino la concorrenza nel mercato unico. Ed entro il 22 luglio la Commissione europea dovrà esprimersi ai sensi dell’antitrust, autorizzando l’operazione oppure decidendo di approfondire la propria valutazione, come in Australia. Il parere di Bruxelles vale per tutte le 27 giurisdizioni Ue.
Nel Regno Unito, invece, le due hanno chiesto il semaforo verde dell’autorità e lo hanno ottenuto senza intoppi. Anche in Italia, dove avrà sede il nuovo gruppo, il governo ha dato il proprio via libera, non senza esercitare i poteri speciali del golden power per assicurarsi che le attività strategiche di Saipem restino all’interno dei confini nazionali. Quelli appena elencati, in verità, sono solo i dossier più caldi e resi pubblici: il numero totale di Paesi in cui la fusione è stata notificata si aggira sulla ventina, come confessato negli scorsi mesi dall’ad dell’italiana, Alessandro Puliti.
La maratona dei titoli in Borsa
Nell’attesa di dare vita a un colosso nei servizi energetici da circa 21 miliardi di ricavi e un portafoglio ordini aggregato di quasi il doppio, i titoli delle due società hanno macinato guadagni. Dall’annuncio a febbraio 2025, entrambi hanno visto le quotazioni salire di oltre l’80% sulle Borse di Milano e Oslo. Il mercato, ora, attende le nozze.