ROMA - I ministri hanno fatto i compiti a casa. Hanno preso le forbici in mano per tagliare la spesa, come promesso. Ma la scure non è stata indolore. C’è chi ha pagato il conto dei sacrifici e chi no. Chi più di altri. Come chi l’anno scorso ambiva a entrare nella Pubblica amministrazione: i paletti al turnover hanno determinato un risparmio importante nel conto generale della spending review.
È una relazione del Mef a fare il punto su uno dei cavalli di battaglia della politica: l’attuazione della revisione della spesa pubblica. Auspicata, invocata, ma sempre sotto le attese per via delle resistenze dei dicasteri.
L’ultimo monitoraggio dice che l’asticella dei risparmi ha toccato quota 3,1 miliardi. Un valore che per i tecnici di via XX settembre attesta «il sostanziale raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2025».
Il documento di 771 pagine dettaglia gli interventi adottati: si va dalla riduzione delle spese di funzionamento dell’Agenzia delle Entrate alla stretta sugli affi…
ROMA - I ministri hanno fatto i compiti a casa. Hanno preso le forbici in mano per tagliare la spesa, come promesso. Ma la scure non è stata indolore. C’è chi ha pagato il conto dei sacrifici e chi no. Chi più di altri. Come chi l’anno scorso ambiva a entrare nella Pubblica amministrazione: i paletti al turnover hanno determinato un risparmio importante nel conto generale della spending review.
È una relazione del Mef a fare il punto su uno dei cavalli di battaglia della politica: l’attuazione della revisione della spesa pubblica. Auspicata, invocata, ma sempre sotto le attese per via delle resistenze dei dicasteri.
L’ultimo monitoraggio dice che l’asticella dei risparmi ha toccato quota 3,1 miliardi. Un valore che per i tecnici di via XX settembre attesta «il sostanziale raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2025».
Il documento di 771 pagine dettaglia gli interventi adottati: si va dalla riduzione delle spese di funzionamento dell’Agenzia delle Entrate alla stretta sugli affitti delle sedi delle prefetture. Per raggiungere i target prefissati è stato previsto anche «il ridimensionamento di politiche settoriali».
Le forbici hanno agito sul fondo per il sostegno alla transizione industriale e sugli interventi multilaterali di cooperazione allo sviluppo e le attività per la promozione dell’Italia all’estero. Tagli anche per il cinema e le tv locali.
Nell’elenco c’è anche il ridimensionamento della salvaguardia dei livelli occupazionali. A pagare il conto anche il commercio equo e solidale. La ragione? «L’alto costo di gestione degli interventi e la scarsa incisività degli stessi». Ecco chi ha fatto i sacrifici.