Bonifici e soldi tra parenti, come evitare i nuovi controlli del Fisco tra causali e tassazione
di Miriam CarrarettoDai contributi per spese e affitto ai regali, dai prestiti tra fratelli agli aiuti ai figli per comprare casa, i bonifici tra familiari sono operazioni super comuni. Diciamo subito che non esiste in Italia un limite massimo previsto dalla legge né un divieto di trasferire denaro a parenti stretti. Però, la tracciabilità dei movimenti bancari e l'incrocio dei dati fiscali sempre più fitto rendono essenziale capire bene cosa scrivere nella causale, cosa dribblare e cosa conservare per poter giustificare l'origine e la finalità del trasferimento, evitando fastidi con il Fisco.
Il conto corrente è un luogo – in senso figurato – in cui l'Agenzia delle entrate in qualche modo può andare a sbirciare, e negli ultimi anni lo fa sempre più spesso. Non con discrezionalità totale, naturalmente, ma se qualcosa non torna sì. Secondo la Corte dei Conti, nel 2025 i monitoraggi su conti bancari e partite Iva ritenuti a rischio sono stati oltre 6.500, quasi il triplo rispetto a prima. Questo non signif…
Dai contributi per spese e affitto ai regali, dai prestiti tra fratelli agli aiuti ai figli per comprare casa, i bonifici tra familiari sono operazioni super comuni. Diciamo subito che non esiste in Italia un limite massimo previsto dalla legge né un divieto di trasferire denaro a parenti stretti. Però, la tracciabilità dei movimenti bancari e l'incrocio dei dati fiscali sempre più fitto rendono essenziale capire bene cosa scrivere nella causale, cosa dribblare e cosa conservare per poter giustificare l'origine e la finalità del trasferimento, evitando fastidi con il Fisco.
Il conto corrente è un luogo – in senso figurato – in cui l'Agenzia delle entrate in qualche modo può andare a sbirciare, e negli ultimi anni lo fa sempre più spesso. Non con discrezionalità totale, naturalmente, ma se qualcosa non torna sì. Secondo la Corte dei Conti, nel 2025 i monitoraggi su conti bancari e partite Iva ritenuti a rischio sono stati oltre 6.500, quasi il triplo rispetto a prima. Questo non significa che aiutare un parente sia un problema, ma bisogna imparare a farlo bene. Quindi, rispondiamo qui di seguito alle domande più frequenti su causali, limiti, donazioni, prestiti e controlli dell'Amministrazione finanziaria, soprattutto alla luce delle più recenti novità.
Devo preoccuparmi se mando soldi a mio figlio o a mia sorella?
Iniziamo da un pacato “ni”. Pensare che i bonifici tra parenti siano invisibili al Fisco è sbagliato quanto pensare che finiscano tutti sotto la sua tagliola. Aiutare economicamente un familiare è del tutto legittimo, non esiste alcun divieto. Può però diventare un problema se quel bonifico confluisce per caso dentro a una verifica fiscale più ampia, e allora sarete voi a dover spiegare da dove viene, non l’Agenzia delle entrate a dovervi credere sulla parola.
Che importo posso fare al massimo tramite bonifico senza rischiare problemi?
Non esiste un tetto massimo fissato dalla legge. Potete trasferire 200 euro o 200mila. Quello che cambia, salendo con le cifre, è quanto conviene essere precisi nella causale e quanta e quale documentazione conviene avere pronta. Certo è però che importi elevati richiedono più attenzione.
È vero che sopra una certa soglia scatta un controllo automatico?
Questa è una delle leggende metropolitane più diffuse quindi è bene sgombrare il campo da equivoci. In giro circolano cifre diverse e nessuna è del tutto esatta come soglia di controllo automatico. Diverse fonti in cui forse sarete incappati in rete indicano i 5mila euro come limite oltre il quale le banche segnalano l'operazione alla Uif, l'Unità di informazione finanziaria di Bankitalia, mentre altre parlano di 10mila euro. La verità è che la segnalazione di un’operazione sospetta non scatta per legge a una cifra fissa, ma dipende dalla valutazione che la banca fa sulla coerenza dell'operazione rispetto al profilo del cliente.
È così anche in caso di bonifici da e per l’estero?
Qui bisogna fare attenzione. In questo caso la soglia di attenzione è più bassa e più definita, perché sopra i 15mila euro scatta l'obbligo di comunicazione da parte delle banche, anche pe motivi di antiriciclaggio. In ogni caso, una segnalazione alla Uif non equivale a un accertamento fiscale, ma è soltanto un adempimento tecnico, riservato, che il cliente normalmente non scopre nemmeno.
Quando scattano allora i controlli?
L'Agenzia delle entrate può avviare quelle che in gergo si chiamano indagini finanziarie. In pratica, può chiedere a banche e intermediari i dati sui conti correnti di un contribuente e ricostruirne i movimenti. In questo contesto la legge prevede una presunzione a sfavore del contribuente, per cui i versamenti sul conto si considerano redditi non dichiarati, a meno che chi li ha ricevuti non dimostri il contrario con prove documentali. Non è quindi vero che se non dichiarate niente non succede niente. Se il vostro conto finisce sotto esame, l'onere di spiegare da dove arrivano quei soldi è vostro.
Quindi rischio comunque, anche se è un aiuto vero da un parente?
Sì e no. La buona notizia è che la giurisprudenza recente ha messo un freno a un uso troppo automatico di questa presunzione, proprio sui bonifici familiari. La Cassazione, con l'ordinanza n. 11633 del 2021, ha stabilito che il solo accredito bancario non basta a presumere un reddito imponibile. Deve essere il Fisco a portare elementi concreti a sostegno. La Corte di Giustizia Tributaria della Puglia, con due sentenze recenti (la n. 4378/2024 e la n. 2760/2025), ha ribadito poi che i bonifici tra familiari stretti non diventano automaticamente reddito se chi li riceve dimostra con documenti tracciabili la loro natura solidale o affettiva. Anche un'ordinanza del 2019 ha dato ragione a un contribuente che aveva ricevuto denaro dal suocero, proprio perché era in grado di provarne l'origine. Il fil rouge di tutte queste decisioni è che se vogliamo stare tranquilli dobbiamo poter dimostrare tracciabilità e coerenza nella documentazione che abbiamo a disposizione. La fortuna meglio ignorarla.
Cosa succede se arriva una richiesta di chiarimenti?
Di solito parte con un invito al contraddittorio, dentro un controllo più ampio sul reddito o sul patrimonio di una persona. Se riuscite a provare da dove viene il denaro - per esempio mostrando parte del conto di chi ve l'ha mandato, la sua capacità reddituale o una causale coerente con la vostra situazione familiare – la questione di solito si chiude lì. Se invece restate sul vago, l'importo può essere trattato come reddito non dichiarato, con tasse, sanzioni e interessi da pagare, e a quel punto toccherà a voi stessi impugnare l'accertamento, non al Fisco dimostrarne la fondatezza.
Meglio il bonifico o i contanti?
Sempre il bonifico, o comunque uno strumento tracciabile, appena si superano poche centinaia di euro. In Italia il contante tra persone diverse non può superare i 5mila euro per operazione, quindi oltrepassare questa soglia è una violazione a prescindere dal fatto che siate parenti. Se una donazione avviene comunque in contanti per un importo superiore ai 5mila euro, conviene registrare formalmente l'atto presso l'Agenzia delle entrate prima ancora di versare la somma sul conto.
Cosa scrivere nella causale del bonifico, parola per parola?
La regola numero uno è: siate specifici, non vaghi. Facciamo alcuni esempi che funzionano: "donazione per acquisto prima casa", "regalo per la laurea di [nome]", "prestito infruttifero come da scrittura privata del [data]", "contributo spese universitarie di [nome]", "anticipo eredità per acquisto immobile da padre a figlio". Quando il destinatario non è il coniuge o un figlio meglio indicare anche il rapporto di parentela.
Cosa non scrivere mai?
Le causali generiche come "vari" o "aiuto" evitatele, in caso di verifica non raccontano nulla. Lasciate perdere anche le formule che somigliano a un pagamento commerciale tipo "compenso", "onorario", "fattura n. X", perché possono far pensare a reddito da lavoro non dichiarato invece che a un aiuto familiare.
Quali documenti conviene tenere da parte?
Il minimo sindacale è l'estratto conto con il bonifico. Per cifre importanti consigliamo di aggiungere una scrittura privata, anche fatta in casa, firmata da entrambi, con data, importo, motivo del trasferimento e generalità di chi dona e di chi riceve. Se è un prestito, specificate anche le modalità di restituzione e conservate le prove del rimborso, con causale altrettanto chiara ("restituzione prestito del..."). Altro dettaglio non secondario, tenete tutto per anni, tanti anni, perché le indagini finanziarie possono arrivare anche a distanza di tempo, spesso dopo 5/6 anni.
Un genitore che manda soldi ogni mese al figlio fuori sede rischia qualcosa?
È uno dei casi più comuni, e tra i più semplici da mettere in sicurezza. Una causale come "contributo mensile spese universitarie e affitto" spiega tutto da sola. Se poi esistono elementi verificabili come il contratto d'affitto o l'iscrizione all'università, ancora meglio perché c’è massima coerenza.
Tra coniugi, genitori e figli o fratelli cambia qualcosa a livello fiscale?
Sui controlli bancari no, le regole di tracciabilità sono identiche per tutti i legami di parentela. Cambia però se il trasferimento viene formalizzato come una vera donazione con tanto di atto notarile. In questo caso tra coniugi e tra genitori e figli c'è una franchigia di 1 milione di euro per ciascun beneficiario sopra la quale si paga il 4% sulla parte eccedente. Tra fratelli e sorelle la franchigia scende a 100mila euro, con il 6% sopra quella soglia. Per parenti più lontani, fino al quarto grado, il 6% si paga da subito, senza franchigia. Senza alcun legame di parentela l'aliquota sale all'8%, sempre senza franchigia.
Se dono 40mila euro a mia figlia devo pagare qualcosa?
No, restate ampiamente sotto il milione di franchigia, quindi zero imposta di donazione, nessun notaio necessario. Per il denaro basta il bonifico con una causale onesta. Il notaio diventa necessario, o comunque fortemente consigliato, per donazioni importanti o per gli immobili, perché senza atto pubblico una donazione di valore elevato rischia di essere nulla e contestabile in futuro.
I regali di Natale, compleanno o matrimonio vanno dichiarati?
No. Le cosiddette "donazioni di modico valore" o liberalità d'uso – tipo il classico regalo di compleanno, il contributo per le nozze di un nipote, la mancia per la laurea – non richiedono formalità né imposte, a patto che siano proporzionate a quello che chi regala possiede realmente. Nessuno si aspetta un atto notarile per i 500 euro del regalo di matrimonio.
Nel caso di un genitore con un reddito modesto, è un problema se manda una cifra alta a un parente?
Sì, ed è uno degli aspetti che pesano di più in caso di verifica. Se chi dona ha un reddito dichiarato basso rispetto alla somma trasferita, la domanda che si pone naturalmente il Fisco è da dove arrivino quei soldi. Non a caso, nelle sentenze che hanno dato ragione ai contribuenti, un elemento decisivo è sempre stata la capacità reddituale, o comunque la provenienza lecita e documentata, di chi ha eseguito il pagamento, anche quando si trattava di pensionati o dipendenti con redditi modesti ma coerenti nel tempo. Se il denaro deriva da risparmi accumulati, dalla vendita di un immobile o da un'eredità precedente, tenetene traccia perché quella documentazione a monte conta quanto la causale del bonifico stesso.
Posso spezzettare un bonifico grande in più bonifici piccoli per stare tranquillo?
Questo è uno degli errori più pericolosi che si possano fare. Se dovete trasferire, per esempio, 15mila euro a un figlio e decidete di farlo in due tranche da 7.500 euro a distanza di pochi giorni per restare sotto una soglia di attenzione, questo comportamento, chiamato frazionamento, è considerato di per sé un elemento sospetto, e rischia di attirare più attenzione di quanta ne avrebbe attirata un unico bonifico con causale chiara. La regola d'oro è l'opposto: un solo bonifico, importo pieno, causale precisa.
C'è differenza tra bonifico ordinario e bonifico parlante?
Sì, ma non c’entra con i bonifici tra parenti. Il bonifico ordinario richiede i dati base: data, beneficiario, Iban, causale. Il bonifico parlante, che riporta anche i dati fiscali di chi sostiene la spesa, serve solo quando si eseguono lavori edilizi per accedere a bonus e detrazioni fiscali, non per un normale aiuto economico a un familiare, dove basta il bonifico ordinario con causale chiara.
Posso usare Satispay, PayPal o Revolut invece del bonifico tradizionale?
Sì, valgono le stesse regole di fondo, e cioè conta che il pagamento sia tracciabile. L'unica avvertenza è che su queste app la causale è spesso più limitata, motivo per cui per trasferimenti importanti meglio affiancarla comunque con una scrittura privata separata.
Chi riceve un bonifico da un parente deve indicarlo nella dichiarazione dei redditi?
No, se si tratta davvero di una donazione, di un regalo o di un prestito, non genera reddito e non va indicato nel 730 o nel modello Redditi. Ma, come detto, dovete comunque essere in grado di giustificarlo in caso di controlli, dimostrando che non deriva da un'attività non dichiarata.
Meglio chiamarlo prestito o donazione?
Dipende dalle intenzioni reali, e conviene essere sinceri fin dall'inizio. Scrivere "prestito" quando in realtà nessuno si aspetta la restituzione dei soldi crea più problemi che vantaggi: se il rimborso non arriva mai, quella incoerenza tra parole e fatti può diventare un boomerang per chi l'ha scritta, e il Fisco potrebbe riqualificare l'operazione come donazione. Se è un aiuto a fondo perduto, chiamatelo piuttosto regalo. Se prevedete invece che i soldi ritornino, scrivete prestito infruttifero e stabilite tempi e modalità, meglio se con una scrittura privata.
Un bonifico può bastare da solo a provare una donazione, oppure serve sempre l'atto notarile?
Per il denaro, nella pratica quotidiana, il bonifico con causale chiara è considerato sufficiente per importi modesti e non richiede il notaio. Il Codice civile, agli articoli 782 e 783, distingue tra le donazioni di valore rilevante, che richiedono atto notarile con testimoni, e quelle di modico valore, che non lo richiedono se non producono un impoverimento significativo del donante. Per somme importanti, soprattutto se legate a un acquisto immobiliare tipo la prima casa, l'atto notarile resta la scelta più prudente. Senza, la donazione rischia di essere considerata nulla.
Se dono soldi a un figlio, gli altri fratelli possono lamentarsi?
Sì, ed è un aspetto spesso dimenticato. Le donazioni fatte in vita si "portano in conto" al momento della successione, con un meccanismo chiamato collazione. Se un genitore ha aiutato molto un figlio e poco gli altri, alla sua morte gli altri figli possono chiedere che quella somma venga considerata nel calcolo delle rispettive quote di eredità. Diciamo che non è un problema fiscale, ma è una fonte frequentissima di litigi familiari che sarebbe bene considerare prima.
Se dono più volte la stessa somma nel tempo, le donazioni si sommano tra loro?
Sì. Per calcolare se avete superato la franchigia di 1 milione (o di 100mila per i fratelli), le donazioni fatte nel tempo allo stesso beneficiario si cumulano, senza limiti temporali. Se avete già donato 700mila euro a vostro figlio, la franchigia che vi resta per una donazione futura è di 300mila, non di un milione pieno.
Quando muoio, quello che ho donato in vita si aggiunge all'eredità per calcolare le tasse?
Da qualche anno no. Dal 2025 le franchigie per donazioni e per successione sono state separate, per cui quello che avete donato in vita non consuma più la franchigia disponibile per l'eredità. Sono due binari indipendenti, ciascuno con il proprio milione di euro esente.
Se presto dei soldi a un fratello, devo fargli pagare interessi?
No, non è obbligatorio. Il prestito tra familiari è quasi sempre infruttifero, cioè senza interessi. Basta scriverlo chiaramente nella causale o in un accordo scritto.
Un consiglio finale facile e veloce per non sbagliare?
Usate sempre uno strumento tracciabile, scrivete una causale che dica davvero cosa state facendo, non frazionate gli importi per aggirare le soglie, e tenete da parte le prove utili, come accordi scritti, estratti conto, documenti che raccontino il motivo del trasferimento. Con queste accortezze, aiutare un parente dovrebbe restare quello che deve essere, cioè un gesto semplice, senza paure.