MILANO – Niente panico. Anche senza lo sconto sulle accise, terminato venerdì scorso, i prezzi dei carburanti torneranno a scendere. Non subito, e sicuramente più lentamente di quanto auspicato da chi viaggia su ruote. Ma Gianni Murano, presidente dell’Unem, l’ex associazione petrolieri, appare fiducioso: «Senza nuovi attacchi nel Golfo Persico, nei prossimi mesi assisteremo a una normalizzazione dei listini».
Eppure le quotazioni di petrolio e gas si sono già sgonfiate, tornando sui livelli di febbraio.
«Vero, ma questo non è accaduto per i prodotti finiti della raffinazione, quelli che incidono direttamente sui prezzi alla pompa. Dal memorandum per la pace di metà giugno abbiamo registrato un’evidente tendenza al ribasso, molto più accentuata per le commodity e…
MILANO – Niente panico. Anche senza lo sconto sulle accise, terminato venerdì scorso, i prezzi dei carburanti torneranno a scendere. Non subito, e sicuramente più lentamente di quanto auspicato da chi viaggia su ruote. Ma Gianni Murano, presidente dell’Unem, l’ex associazione petrolieri, appare fiducioso: «Senza nuovi attacchi nel Golfo Persico, nei prossimi mesi assisteremo a una normalizzazione dei listini».
Eppure le quotazioni di petrolio e gas si sono già sgonfiate, tornando sui livelli di febbraio.
«Vero, ma questo non è accaduto per i prodotti finiti della raffinazione, quelli che incidono direttamente sui prezzi alla pompa. Dal memorandum per la pace di metà giugno abbiamo registrato un’evidente tendenza al ribasso, molto più accentuata per le commodity energetiche che hanno cancellato i rialzi causati dalla guerra. Anche i prezzi alle stazioni di servizio sono scesi, in media di 10 centesimi. Ma le quotazioni internazionali sui prodotti finiti, il vero nodo, restano ancora 200 dollari a tonnellata oltre i livelli dello scorso inverno».
Tradotto per i consumatori?
«Se il petrolio oggi costa 2 centesimi al litro in più rispetto a febbraio, il gasolio ne costa 19 e la benzina 17».
Venerdì il governo ha messo la parola fine ai tagli alle accise sui carburanti, attivati lo scorso 18 marzo in risposta ai contraccolpi della guerra in Iran e prorogati con sei decreti per tre mesi e mezzo. Sono bastati due giorni per vedere i prezzi recuperare lo sconto.
«I listini sono rincarati sì, ma non di tutti i sei centesimi dell’ultima versione dello sconto. Il governo ha scelto un approccio graduale per terminare il sostegno, evitando grossi scalini e mettendo pressione agli operatori perché adeguassero rapidamente i prezzi offerti alle quotazioni internazionali. Una scelta che ritengo condivisibile».
Ha funzionato?
«Le società hanno risposto bene. Certo, non bisogna dimenticare che nel nostro settore i quattro operatori principali rappresentano il 50 per cento della rete, che conta circa 22 mila stazioni di servizio. E che il resto è nelle mani di piccoli gestori, alcuni con 3-4 stazioni, per un totale di 300 attori. Difficile pensare che le strategie di mercato e le capacità di offrire prezzi competitivi siano le stesse tra i due gruppi. Piuttosto, dovremmo portare i consumatori a rifornirsi laddove il prezzo è minore».
Si spieghi meglio.
«Si fa sempre riferimento ai prezzi medi sulla rete nazionale e in autostrada. Dati forniti quotidianamente dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, ma che non tengono conto di quanto carburante viene venduto dalle singole stazioni. Sarebbe più interessante confrontare il prezzo minimo e il prezzo massimo. In certe aree la differenza raggiunge i 10-12 centesimi, per via di diverse strategie commerciali, dell’erogato e del tipo di gestione. Dovremmo aiutare gli utenti ad apprezzare questi dettagli».
Tornando ai prezzi alla pompa e al venir meno del taglio delle accise. Che cosa dobbiamo aspettarci?
«È ragionevole immaginare una riduzione dei prezzi legata a un progressivo miglioramento della situazione internazionale, che compenserà anche l’effetto dell’interruzione dello sconto sulle accise. Pesano, piuttosto, gli attacchi agli impianti di raffinazione: si stima che siano rimasti danneggiati circa otto milioni di potenziali barili di prodotti raffinati al giorno nel Golfo Persico, a cui si sommano i circa 1,5 milioni venuti meno dalla Russia, quasi l’intera capacità di raffinazione dell’Italia. Le quotazioni internazionali ne risentono, soprattutto in Europa».
Quindi, l’emergenza non è del tutto superata…
«Dipende cosa intendiamo per emergenza: la fase più violenta degli attacchi bellici sembra essere ormai passata, ma la situazione internazionale delle raffinerie è tutt’altro che normale. E questo, ahimè, incide sui prezzi».