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Bankitalia, Panetta: “Prospettive restano fragili, no ad energici rialzi dei tassi”

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L’intervento del governatore alla conferenza ChaMP: “Non ci troviamo nella stessa situazione del 2022”. Ma avverte: “I rischi al rialzo per l'inflazione coesistono con i rischi al ribasso per la crescita”
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ROMA – Nell’affrontare la fiammata di inflazione generata dalla guerra in Medio Oriente la Banca centrale europea “deve navigare tra due estremi, entrambi fuorvianti”, ha detto martedì Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia. Il primo è ignorare questo shock come se fosse temporaneo, quindi decidere a priori di non agire, con il rischio che l’aumento dei prezzi si consolidi nelle aspettative economiche e diventi più difficile da contrastare. Il secondo è pensare che sia una replica del grande scossone del 2022 e che serva dunque un rialzo dei tassi della stessa portata, “forte”. “Non è un replay del 2022”, ha spiegato, perché la domanda è più debole (una situazione “di fragilità”), i tassi già più alti ed è cresciuta la capacità dell’economia Ue di assorbire gli shock energetici.

Decisioni robuste

Il governatore entra così nel dibattito pubblico sulle decisioni della Bce, che come sempre divide falchi e colombe. Lo fa con un discorso di impronta teorica sulla “Politica moneta…

ROMA – Nell’affrontare la fiammata di inflazione generata dalla guerra in Medio Oriente la Banca centrale europea “deve navigare tra due estremi, entrambi fuorvianti”, ha detto martedì Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia. Il primo è ignorare questo shock come se fosse temporaneo, quindi decidere a priori di non agire, con il rischio che l’aumento dei prezzi si consolidi nelle aspettative economiche e diventi più difficile da contrastare. Il secondo è pensare che sia una replica del grande scossone del 2022 e che serva dunque un rialzo dei tassi della stessa portata, “forte”. “Non è un replay del 2022”, ha spiegato, perché la domanda è più debole (una situazione “di fragilità”), i tassi già più alti ed è cresciuta la capacità dell’economia Ue di assorbire gli shock energetici.

Decisioni robuste

Il governatore entra così nel dibattito pubblico sulle decisioni della Bce, che come sempre divide falchi e colombe. Lo fa con un discorso di impronta teorica sulla “Politica monetaria nella Grande riconfigurazione”, pronunciato in un convegno ospitato dalla Banca d’Italia su queste tematiche. Ma un discorso che usa proprio l’attuale situazione come un esempio delle crescenti sfide della politica monetaria di fronte a shock multipli e frequenti e a trasformazioni epocali, della necessità che le decisioni sui tassi siano “robuste”, cioè considerino un ventaglio di scenari più ampio, e che l’Eurotower “eviti di vincolarsi a un percorso predeterminato”.

Un solo rialzo?

Di fatto, è quanto la Bce sta facendo. Nella riunione di giugno ha alzato – prima al mondo tra le grandi banche centrali – i tassi di 25 punti base, ma ora si è messa in modalità di attesa. L’inflazione nell’eurozona a giugno è scesa più veloce del previsto e la situazione in Medio Oriente, con tutte le enormi incertezze del caso, sembra in via di normalizzazione. Al momento, come ha detto anche la presidente Lagarde, non pare necessaria un’ulteriore stretta, visto che le aspettative di inflazione di medio periodo convergono verso l’obiettivo del 2%. I mercati non si aspettano quindi rialzi nella riunione di luglio, ma iniziano a pensare anche che potrebbero non arrivarne altri. Una situazione molto diversa da quella americana, dove l’economia è surriscaldata dagli investimenti in Intelligenza artificiale.

Falchi e colombe

Non tutti la pensano così, al vertice dell’Eurotower e tra i governi europei. Alcuni, anche in Italia, hanno criticato la decisione di alzare i tassi in un momento in cui i prezzi del petroloi stanno rientrando. Martedì invece, intervenendo allo stesso convegno a Roma, l’economista tedesca Isabel Schnabel ha detto che potrebbe essere opportuno “battere il ferro (cioè contenere l’inflazione, ndr) finché è caldo”, sottolineando che non siamo ancora tornati a una situazione di normalità pre-conflitto. Per il momento la distanza tra falchi e colombe sembra una diversa sfumatura di una stessa posizione, che richiede di monitorare giorno per giorno l’evoluzione di questa crisi. Non è detto che nei prossimi mesi non diventi una divergenza più aperta.

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