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Oltre 400 milioni per il nucleare “europeo” di Proxima Fusion. Sciortino: “Sfidiamo Usa e Cina”

Un rendering della futura centrale di Proxima Fusion in Baviera 

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La startup tedesca della fusione cofondata e guidata da un italiano incassa (anche da Google) un finanziamento record con cui accelererà il percorso verso la prima centrale. “In questo campo la Ue ha un vantaggio strepitoso”
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ROMA – Per una volta non è solo Stati Uniti contro Cina. Per una volta su una delle frontiere tecnologiche più ambiziose e rivoluzionarie, quella della fusione nucleare, compete anche un campioncino europeo. Si chiama Proxima Fusion, è una startup con radici e grandi progetti di sviluppo in Germania, ma anche due cofondatori italiani e una vocazione – assicura uno di loro, il Ceo Francesco Sciortino, fisico di 32 anni – davvero europea. Martedì Proxima Fusion ha annunciato la chiusura di un finanziamento da 411 milioni di euro, uno dei più grandi al mondo e il maggiore in Europa nel settore della fusione, a una valutazione da 2,4 miliardi.

Il Rinascimento nucleare

Investimento di dimensioni rare da questa parte dell’Oceano, che le permetterà di acce…

ROMA – Per una volta non è solo Stati Uniti contro Cina. Per una volta su una delle frontiere tecnologiche più ambiziose e rivoluzionarie, quella della fusione nucleare, compete anche un campioncino europeo. Si chiama Proxima Fusion, è una startup con radici e grandi progetti di sviluppo in Germania, ma anche due cofondatori italiani e una vocazione – assicura uno di loro, il Ceo Francesco Sciortino, fisico di 32 anni – davvero europea. Martedì Proxima Fusion ha annunciato la chiusura di un finanziamento da 411 milioni di euro, uno dei più grandi al mondo e il maggiore in Europa nel settore della fusione, a una valutazione da 2,4 miliardi.

Il Rinascimento nucleare

Investimento di dimensioni rare da questa parte dell’Oceano, che le permetterà di accelerare il percorso verso il suo primo reattore dimostrativo, Alpha, che vorrebbe accendere nel 2031. Il contesto è quello che - 40 anni dopo Chernobyl e 15 dopo Fukushima – molti definiscono “Rinascimento nucleare”, un ritorno di interesse e di investimenti miliardari sull’energia nucleare in corso un po’ ovunque nel mondo, spinto dagli sviluppi geopolitici, dalle considerazioni di sicurezza e stabilità energetica in un mondo “rinnovabile”, e ora più che mai dalle proiezioni su un’esplosione della domanda di elettricità per alimentare i centri dati dell’intelligenza artificiale. Nucleare però può voler dire cose molto diverse: fissione, la tecnologia già in uso ma – anche nelle nuove generazioni dei piccoli reattori modulari – con problemi di scorie e di sicurezza, oppure fusione, la sua cugina pulita, sicura e potenzialmente inesauribile, finora mai imbrigliata dall’uomo.

L’energia delle stelle

Molte aziende americane, e qualche inseguitore cinese, si propongono di farlo con un reattore a ciambella chiamato “tokamak”: Cfs, azienda nata dalle ricerche dell’Mit di Boston con 3 miliardi di investimenti già incassati, ne dovrebbe accendere uno dimostrativo già il prossimo anno. Proxima Fusion, che nasce come spin-out dell’Istituto Max Plank di Monaco di Baviera, scommette invece sullo “stellarator”, più complesso da realizzare ma – spiega Sciortino – più stabile e costante, quindi migliore candidato a un’applicazione commerciale sostenibile.

Sciortino: “Il vantaggio dell’Europa”

Lo scorso anno Proxima Fusion ha pubblicato un paper che ne simula nel dettaglio la fattibilità tecnica, una pietra miliare. All’inizio di quest’anno poi è arrivato il memorandum con lo Stato della Baviera, che ha individuato un luogo per realizzare sia il prototipo Alpha che Stellaris, la successiva centrale, e si è impegnato a coprire fino al 20% della spesa, 400 milioni di euro. I 411 milioni raccolti oggi dai privati “pareggiano” quei fondi pubblici e danno all’azienda carburante finanziario sufficiente per arrivare fino al 2029, accelerare la produzione dei magneti per confinare il plasma e proseguire nella creazione della filiera specializzata di fornitori, tutti europei, necessari a produrre un manufatto unico nel suo genere. Al momento ne fa parte una cinquantina di aziende, tra cui le italiane Simic e Walter Tosto. “Su questa tecnologia l’Europa ha un vantaggio strepitoso – dice Sciortino – oltre che una necessità più acuta”.

Privato e pubblico

Questo round di finanziamento è stato guidato dai fondi XTX Ventures e East X Ventures, con la partecipazione del colosso dell’energia tedesco Rwe, di Google – alla prima operazione di questo tipo in Europa – e di alcuni investitori precedenti come la nostra Cdp Venture. XTX Ventures è li ramo di investimenti della società del miliardario inglese Alex Gerko, uno dei pionieri del trading finanziario automatizzato, quindi interessato come Google ad alimentare una crescente potenza di calcolo. Per arrivare alla costruzione di Alpha serviranno molte altre risorse e Proxima Fusion dovrà continuare a fare affidamento su un misto di fondi privati e pubblici, come quelli già stanziati per la fusione, anche se per il momento ancora non assegnati, dal governo tedesco. Tutto questo mentre in Italia la legge delega sul nucleare procede con estrema lentezza e il governo sembra guardare soprattutto ai piccoli reattori a fissione.

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