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Sciortino: “Nella fusione nucleare l’Europa può vincere, il nostro reattore lo dimostrerà”

Il rendering drel reattore stellarator che Proxima Fusoin vuole realizzare entro il 2031

 

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Parla il fisico italiano che ha fondato e guida la startup tedesca Proxima Fusion, che ha appena raccolto 411 milioni per costruire il suo prototipo Alpha: “Il ruolo dell’Italia? Dipende da come si muoverà il governo”
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ROMA – «L’Europa ha bisogno della fusione per la propria sicurezza energetica, ma sui reattori “a ciambella” come il nostro ha anche un vantaggio straordinario: l’intera catena di fornitura è qui». Francesco Sciortino, 32 anni, è il fisico italiano che ha cofondato e guida Proxima Fusion, startup tedesca che punta a costruire in Baviera, entro il 2031, lo “stellarator” Alpha, il primo reattore in grado di imbrigliare e rendere sfruttabile la fusione nucleare. In questa corsa al Graal energetico, a cui la fame di elettricità dell’Intelligenza artificiale ha dato nuovo impulso, sgomitano aziende americane e cinesi. Ma con il finanziamento da 411 milioni di euro incassato ieri, che si somma ai 400 milioni pubblici dalla Baviera, anche l’Europa ha un campione: «Il nostro progetto può avere successo solo su scala europea», dice Sciortino.

Per cosa userete i fondi?

«I pezzi di Alpha non si trovano sugli scaffali del supermercato, sono unici: il finanziamento ci serve per creare l’ecosistema…

ROMA – «L’Europa ha bisogno della fusione per la propria sicurezza energetica, ma sui reattori “a ciambella” come il nostro ha anche un vantaggio straordinario: l’intera catena di fornitura è qui». Francesco Sciortino, 32 anni, è il fisico italiano che ha cofondato e guida Proxima Fusion, startup tedesca che punta a costruire in Baviera, entro il 2031, lo “stellarator” Alpha, il primo reattore in grado di imbrigliare e rendere sfruttabile la fusione nucleare. In questa corsa al Graal energetico, a cui la fame di elettricità dell’Intelligenza artificiale ha dato nuovo impulso, sgomitano aziende americane e cinesi. Ma con il finanziamento da 411 milioni di euro incassato ieri, che si somma ai 400 milioni pubblici dalla Baviera, anche l’Europa ha un campione: «Il nostro progetto può avere successo solo su scala europea», dice Sciortino.

Per cosa userete i fondi?

«I pezzi di Alpha non si trovano sugli scaffali del supermercato, sono unici: il finanziamento ci serve per creare l’ecosistema necessario a costruirli, accelerare su ciò che produciamo direttamente, come i magneti, ma soprattutto lavorare con la filiera di fornitori, molti dei quali sono piccole e medie aziende europee di eccellenza».

Cfs, uno dei vostri concorrenti americani, ha già raccolto 3 miliardi e dovrebbe accendere il suo reattore dimostrativo il prossimo anno. Chi arriva primo vince?

«Il punto è: primo a cosa? Sono sicuro che Cfs dimostrerà una produzione netta di energia, ma il suo tipo di reattore, il “tokamak”, è instabile nel tempo. Noi pensiamo invece che il nostro “stellarator”, per quanto più complesso, possa produrre energia stabile e continua, la sola che ha vero potenziale economico. Adesso abbiamo le risorse per dimostrarlo».

Perché ci serve la fusione?

«Nel futuro mix energetico, nella maggior parte delle geografie e contesti geopolitici, ci sarà bisogno di una fonte che complementi l’intermittenza delle rinnovabili. E se vogliamo che sia una fonte pulita e sicura deve essere la fusione».

C’è chi scommette invece sulla nuova generazione della fissione.

«La fissione è una tecnologia più semplice e perfettamente compresa ma, con la sua reazione a catena, si porta dietro un handicap fondamentale di sicurezza».

Per la fusione però restano ancora grandi ostacoli scientifici, ingegneristici e industriali... Sono risolvibili nel giro di pochi anni?

«Negli ultimi tre abbiamo visto un’enorme accelerazione. I reattori dimostrativi che verranno accesi a breve, compreso il nostro, sono come il primo aereo dei fratelli Wright».

Tra i vostri investitori ci sono colossi dei centri dati come Xtx e Google e in generale molto del rinascimento nucleare è legato all’IA. Se la bolla dovesse scoppiare sarebbero guai anche per voi?

«Prima di tutto non è ovvio che sia una bolla. Detto questo, il fatto che avremo bisogno di più energia non dipende dall’IA, ma dal modo in cui l’umanità si espande e arricchisce».

Dopo i fondi della Baviera, dove costruirete Alpha, ne aspettate altri già stanziati per la fusione dal governo tedesco. L’Italia sta perdendo un altro treno?

«L’Italia viaggia sullo stesso treno della Germania. In Italia Proxima ha un futuro di ricerca e contiamo anche su aziende come Simic e Walter Tosto per la consegna di parti complesse. Noi siamo formalmente un’azienda tedesca, ma ci consideriamo davvero europei perché avremo fornitori in tutti i Paesi. Certo, che parte avrà l’Italia dipende anche da come si muove il governo, con cui dialoghiamo. Quello tedesco lo sta facendo con grande serietà».

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