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I pesticidi inguaiano Trump: il caso Roundup e la frattura con la base Maga

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Il mancato sostegno a una campagna contro i diserbanti ha deluso la base del presidente. Ma ci sono tanti fondi in arrivo per Midterm
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È in atto una prima frattura tra la base trumpiana Maga e il presidente degli Stati Uniti. Ed è stata provocata da una decisione della Corte Suprema. Il mese scorso i “Saggi” di Washington hanno stabilito che Bayer, produttore di Roundup, non è tenuto ad avvertire i consumatori di un possibile rischio di cancro associato al suo diserbante, il più usato al mondo, soprattutto per colture geneticamente modificate resistenti al glifosato, come soia e mais del tipo “Roundup Ready”. Il verdetto impedirà a migliaia di cause legali avviate in tutto il Paese di andare avanti nella richiesta di giustizia e ottenere così risarcimenti milionari per i danni provocati negli anni, e allo stesso tempo rilancia il tema del peso che hanno le grandi corporation, grazie alle loro donazioni, sulla politica.

Privati cittadini, organizzazioni per i diritti e comitati accusano Roundup, prodotto da Monsanto, il gruppo rilevato da Bayer nel 2018…

È in atto una prima frattura tra la base trumpiana Maga e il presidente degli Stati Uniti. Ed è stata provocata da una decisione della Corte Suprema. Il mese scorso i “Saggi” di Washington hanno stabilito che Bayer, produttore di Roundup, non è tenuto ad avvertire i consumatori di un possibile rischio di cancro associato al suo diserbante, il più usato al mondo, soprattutto per colture geneticamente modificate resistenti al glifosato, come soia e mais del tipo “Roundup Ready”. Il verdetto impedirà a migliaia di cause legali avviate in tutto il Paese di andare avanti nella richiesta di giustizia e ottenere così risarcimenti milionari per i danni provocati negli anni, e allo stesso tempo rilancia il tema del peso che hanno le grandi corporation, grazie alle loro donazioni, sulla politica.

Privati cittadini, organizzazioni per i diritti e comitati accusano Roundup, prodotto da Monsanto, il gruppo rilevato da Bayer nel 2018 per 63 miliardi di dollari, di non aver indicato chiaramente sul prodotto un avviso sul rischio cancerogeno. Cosa c’entrano la Casa Bianca e la base Maga? Il punto di contatto è il segretario alla Salute Robert Kennedy: per anni l’ex avvocato dei diritti civili passato alla corte di Trump aveva condotto battaglie contro l’uso di sostanze chimiche nella filiera alimentare e nei diserbanti, mobilitando movimenti come le “Maha moms”, le mamme del movimento “Make America Healthy Again” (Rendi l’America di nuovo sana), un nome che richiama il Make America Great Again (Rendi l’America di nuovo grande) lanciato da Trump. Il gruppo delle mamme si era radunato davanti alla Corte Suprema durante le udienze di aprile, mentre una delegazione aveva incontrato Kennedy e Trump, manifestando le loro preoccupazioni sulla scarsa regolamentazione dei pesticidi. Kennedy, a lungo paladino dei salutisti, si è però eclissato sulla vicenda, salvo poi promettere battaglia dopo le accuse della base. Ma la conversione potrebbe essere arrivata fuori tempo massimo. Gli elettori Maga, e non solo, si sono sentiti delusi e hanno accusato l’amministrazione Trump di aver privilegiato gli interessi dell’industria agrochimica a scapito dei cittadini. Anche perché sono stati i legali della Casa Bianca a sostenere, davanti alla Corte Suprema, la necessità di tutelare il gigante chimico.

i ricavi di big pharma

I collegamenti pericolosi

Numerose ricerche hanno stabilito un collegamento tra il glifosato e il cancro, compreso un importante studio pubblicato l’anno scorso. Bayer e Monsanto hanno sempre respinto questa ipotesi. «Molti elettori del Maha si stanno rendendo conto di essere stati presi in giro, ingannati da repubblicani che non avevano alcuna intenzione di proteggere la loro salute. Era soltanto uno slogan politico», ha dichiarato David Murphy, fondatore di United We Eat ed ex direttore finanziario della campagna presidenziale di Kennedy. «Alcuni sostenitori del Maha non andranno a votare, mentre altri voteranno per i democratici», ha aggiunto, riferendosi al voto di novembre per il rinnovo del Congresso. Il caso Monsanto riguardava John Durnell, un uomo del Missouri che nel 2019 aveva citato in giudizio l’azienda sostenendo che vent’anni di utilizzo del Roundup gli avessero provocato un linfoma non Hodgkin, un tipo di tumore del sangue. Dopo che una giuria popolare gli aveva dato ragione nel 2023, il caso è arrivato alla Corte Suprema. Ma i giudici, con una maggioranza di 7 voti contro 2, hanno stabilito che Monsanto non può essere citata in giudizio davanti ai tribunali statali per omessa avvertenza sul rischio di cancro, poiché la normativa federale non impone un’etichetta di questo tipo.

Secondo alcuni storici ambientalisti la sentenza non è stata una sorpresa e non ci sono prove che l’amministrazione Trump abbia adottato un approccio diverso rispetto alle precedenti amministrazioni repubblicane. «I sostenitori del Maha devono accusare loro stessi - ha affermato Ken Cook, presidente dell’organizzazione ambientalista Environmental Working Group - Trump ha pronunciato qualche volta la parola “pesticidi”, ma pensare che questo significasse un cambiamento nella tradizionale posizione conservatrice sull’ambiente è stato ingenuo».

Il peso dei grandi gruppi

Il caso pesticidi mette in luce ancora una volta l’impatto che i grandi gruppi possono avere sulla vita quotidiana degli americani. E la Corte Suprema, con la decisione in un caso distinto di allentare i vincoli sul finanziamento politico, ha spostato sempre più il sistema verso un modello in cui il denaro è considerato “libertà di espressione” protetta dal Primo Emendamento. In pratica i partiti e i comitati elettorali potranno raccogliere e spendere somme molto più alte. In questo modo aumenterà il peso dei grandi donatori, a cominciare dalle corporation. Big Pharma investe circa 450-500 milioni di dollari all’anno per garantirsi l’appoggio di politici di entrambi gli schieramenti. In particolare, molte grandi aziende farmaceutiche hanno contribuito al fondo inaugurale di Trump: Pfizer ha donato un milione, ma contributi rilevanti sarebbero arrivati anche da Eli Lilly and Company, Amgen, Bayer, Johnson & Johnson, Merck & Co e PhRMA. I dirigenti dei gruppi sono già stati ospiti dello Studio Ovale. Questa continua commistione di potere genera insofferenza tra gli americani e il caso Monsanto ha moltiplicato il malumore. «La decisione della Corte Suprema è nauseante e non sarebbe mai avvenuta se l’amministrazione non avesse fatto un favore a Bayer-Monsanto», ha dichiarato Vani Hari, figura di spicco del movimento Maha nota come “Food Babe”. «Il Congresso deve intervenire per rimediare», ha aggiunto Hari, sapendo però che molti membri di Capitol Hill ricevono finanziamenti dai americani. La deputata Anna Paulina Luna, repubblicana della Florida, ha annunciato il mese scorso l’intenzione di voler presentare una legge per togliere alle aziende di pesticidi le protezioni di responsabilità legale.

«Queste aziende omettono deliberatamente informazioni sulle etichette pur sapendo che i loro prodotti causano cancro e altri problemi di salute. È ora che vengano ritenute responsabili», ha scritto su X. Molti suoi colleghi, lontani dai taccuini, fanno capire che questa iniziativa legislativa potrebbe non andare molto lontano. Soprattutto adesso che il Paese si avvia alle elezioni di novembre, e per le quali si aspettano ricche donazioni alle campagne dei candidati.

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