Marchesini: “Adesso i salari. Pronti a incontrare i sindacati già da lunedì prossimo”
di Valentina ConteROMA – Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria, quanto pesa questo accordo? Avete discusso con gli artigiani?
«Su un tema così era difficile trovare una quadra. Ma al tavolo c’è stata collaborazione piena. E alla fine un’adesione totale. L’intesa poi resta aperta ad altre organizzazioni».
Un accordo mancava dal Covid. Cosa l’ha favorito ora?
«Almeno tre ragioni. Il decreto Primo maggio che ha valorizzato la contrattazione di qualità e legato gli incentivi al Tec. Il lavoro del Cnel sull’archivio dei contratti. L’intesa tra Cgil, Cisl e Uil, che è stata una spinta importante anche per noi».
Qual è l’obiettivo?
«Definire le organizzazioni comparativamente più rappresentative e i contratti reali. È il primo passo verso una contrattazione di qualità che elimini i contratti pirata».
Come misurerete la rappresentanza?
«Su due piani. Quello istituzionale, per stabilire chi siede ai tavoli con il governo e negli organismi di ministeri, Cnel, Inps, Inail. Contano la seniority, la …
ROMA – Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria, quanto pesa questo accordo? Avete discusso con gli artigiani?
«Su un tema così era difficile trovare una quadra. Ma al tavolo c’è stata collaborazione piena. E alla fine un’adesione totale. L’intesa poi resta aperta ad altre organizzazioni».
Un accordo mancava dal Covid. Cosa l’ha favorito ora?
«Almeno tre ragioni. Il decreto Primo maggio che ha valorizzato la contrattazione di qualità e legato gli incentivi al Tec. Il lavoro del Cnel sull’archivio dei contratti. L’intesa tra Cgil, Cisl e Uil, che è stata una spinta importante anche per noi».
Qual è l’obiettivo?
«Definire le organizzazioni comparativamente più rappresentative e i contratti reali. È il primo passo verso una contrattazione di qualità che elimini i contratti pirata».
Come misurerete la rappresentanza?
«Su due piani. Quello istituzionale, per stabilire chi siede ai tavoli con il governo e negli organismi di ministeri, Cnel, Inps, Inail. Contano la seniority, la longevità dell’attività, la partecipazione a organizzazioni europee, il welfare contrattuale. Poi c’è l’elemento quantitativo: l’unico certo è la diffusione».
Ma non è un criterio pericoloso? Potrebbe vincere il contratto che paga meno perché più conveniente per le imprese e per questo più diffuso.
«Per questo devono uscire tutti e tre i segni uguali, come in una slot machine: il contratto deve essere molto diffuso, firmato da soggetti realmente rappresentativi e rispettare criteri di qualità. La diffusione da sola non basta: misura quanto è applicato un Ccnl, non la consistenza associativa di chi lo firma».
Il rischio sono le invasioni di campo tra contratti?
«Noi diciamo una cosa semplice. Un contratto dell’artigianato non può applicarsi a un’impresa che non è artigiana e nessuno può firmare contratti se non rappresenta davvero le imprese di quel settore. Le associazioni sono libere di ampliare la propria base, ma sui contratti non si può più scherzare: non si può fare politica associativa con lo strumento del contratto».
Basta rispettare il Tec?
«No. Il contratto va applicato integralmente. Non possiamo pensare che un’impresa paghi il salario giusto e poi non dia le ferie: sarebbe una presa in giro. Anche chi usa un contratto diverso deve garantire un trattamento sia economico sia normativo equivalente».
Questa è la risposta alla piattaforma sindacale? Manca il pezzo sui salari, però.
«Risponde sul piano della rappresentanza datoriale. Ora comincia la discussione su salari, rinnovi, ultrattività, sicurezza, formazione e partecipazione. I principali contratti di Confindustria già prevedono adeguamenti a contratto scaduto, ma la proposta va discussa con tutte le associazioni. Le piattaforme sono fatte per essere negoziate».
Perché escludete l’erga omnes?
«Perché senza attuare l’articolo 39 della Costituzione non si può imporre un contratto a tutti. E il sistema deve restare aperto a nuove organizzazioni capaci di ottenere consenso».
Quando incontrerete i sindacati?
«Trasmetteremo a breve l’accordo a loro e al ministero. In luglio il problema è solo di agenda, non di volontà. Non abbiamo intenzione di far passare questo buon momento. Se vogliono trovarci lunedì, noi ci siamo».
Che cosa chiedete al governo?
«Che accompagni questo percorso. E chi applica il contratto giusto non sia messo sullo stesso piano di chi sceglie contratti al ribasso. Se ho applicato il contratto giusto, va riconosciuta la buona fede. Il dumping colpisce i lavoratori, ma anche gli imprenditori corretti».