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Tensioni a Hormuz, Urso: “Se i carburanti risalgono, aiuti mirati a imprese e famiglie”

(ansa)

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L’intervista al ministro delle Imprese e del made in Italy: “No a interventi a pioggia come il taglio delle accise, meglio dare priorità ai redditi più bassi”
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ROMA – «No a interventi a pioggia». In caso di nuova crisi prolungata nello Stretto di Hormuz, il governo punterà su sostegni selettivi per imprese e famiglie a basso reddito. È la linea del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, già applicata al dossier auto che presenterà domani al tavolo con imprese e sindacati: incentivi specifici e leasing sociale, sul modello francese, per garantire veicoli a noleggio a basse emissioni e a prezzi calmierati a famiglie con redditi medio-bassi.

Ministro, con lo stop allo sconto sulle accise i carburanti sono tornati a salire. Se Hormuz resta chiuso i prezzi cresceranno?

«I mercati si stanno attrezzando a una situazione di prolungata instabilità: l’Opec aumenta la produzione e si rafforzano rot…

ROMA – «No a interventi a pioggia». In caso di nuova crisi prolungata nello Stretto di Hormuz, il governo punterà su sostegni selettivi per imprese e famiglie a basso reddito. È la linea del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, già applicata al dossier auto che presenterà domani al tavolo con imprese e sindacati: incentivi specifici e leasing sociale, sul modello francese, per garantire veicoli a noleggio a basse emissioni e a prezzi calmierati a famiglie con redditi medio-bassi.

Ministro, con lo stop allo sconto sulle accise i carburanti sono tornati a salire. Se Hormuz resta chiuso i prezzi cresceranno?

«I mercati si stanno attrezzando a una situazione di prolungata instabilità: l’Opec aumenta la produzione e si rafforzano rotte alternative. Ma il mondo in cui viviamo è segnato da conflitto, imprevedibilità e incertezza. Dobbiamo ridurre la dipendenza dall’estero e puntare sull’autonomia strategica, a partire da energia elettrica e materie prime critiche».

Tornerà a fare pressing sui petrolieri?

«Serve responsabilità da parte di tutti. Se però i prezzi alla fonte dovessero crescere sensibilmente a fronte di blocchi alla navigazione, adotteremo misure efficaci e tempestive, come già fatto».

Un nuovo sconto sulle accise?

«Preferisco interventi mirati per imprese e famiglie a reddito più basso. Ma dipenderà dagli eventi: nulla è da escludere».

La crisi internazionale si innesta su una situazione in Europa difficile. Le difficoltà di Volkswagen sono la cartina tornasole delle difficoltà dell’industria europea. Martedì si riunirà il tavolo auto: quali soluzioni?

«Partiamo dall’Europa: vogliamo cambiare regole che hanno portato al collasso l’industria automobilistica. Tre anni fa avevamo già capito per primi che il Green Deal, così impostato, avrebbe favorito la tecnologia e l’industria cinese. Grazie all’Italia il cantiere delle riforme è aperto e puntiamo alla piena neutralità tecnologica. Dobbiamo lottare perché la proposta della Commissione ancora non basta, anche se il commissario Séjourné ha riconosciuto l’intuizione italiana sui biocarburanti. Questo deve essere l’anno delle riforme».

I problemi tedeschi colpiranno anche l’industria italiana?

«Purtroppo, sì. La nostra componentistica lavora molto per le case tedesche: esportiamo in Germania quasi 5 miliardi, 3,6 di sole parti meccaniche. Per questo ho chiesto a Séjourné di anticipare il “Made in Europe”, così che appalti e incentivi vadano a veicoli con il 70-80% di componenti europei. Al tavolo presenteremo poi misure da un miliardo per innovazione e investimenti delle Pmi».

Stellantis sta meglio o peggio di Volkswagen?

«Stellantis si è mossa prima, anche grazie alla pressione del governo: via Tavares, nuova politica industriale, piattaforme e modelli più vicini al mercato. Mentre altrove si parla di chiusure e licenziamenti, in Italia la produzione cresce: +27% di auto nei primi cinque mesi e cassa integrazione in calo del 30% nella maggior parte dei siti. Il 2025, l’anno nero, è alle spalle. Le case tedesche pagano ritardi ed esposizione in Cina».

L’Europa prova a frenare l’export cinese e ad attirare produttori nell’Ue. Funzionerà?

«È la nostra linea: prima misure antidumping per difendere il mercato interno, poi Made in Europe. I produttori cinesi hanno capito che, per restare sul mercato europeo, dovranno produrre qui. Produrre, non assemblare».

Pochi cinesi per ora guardano all’Italia? Produrre qui costa troppo come dice l’ad di Stellantis Filosa?

«Non è così. Diverse case stanno valutando l’Italia, in partnership con Stellantis o da sole. Non possiamo offrire energia meno cara della Spagna, che ha il nucleare, ma abbiamo design, innovazione e componentistica di prim’ordine, oltre a una stabilità politica riconosciuta. È il nostro vantaggio competitivo».

L’Italia vuole attrarre produttori da Pechino?

«Sì, lo diciamo dall’inizio, con trasparenza e regole chiare. Nella missione a Pechino del 2024 ero con il presidente di Anfia: il messaggio è stato netto, benvenuto chi produce con la filiera italiana».

Il Boston Consulting Group prevede il 30% di fabbriche europee in eccesso. Finiranno ai cinesi?

«Alcune chiuderanno, altre potranno essere acquisite da case cinesi».

Incentivi 2026: cosa cambia e come sarà il leasing sociale?

«Presenteremo al tavolo il nuovo Dpcm: circa 1,35 miliardi fino al 2030, con una discontinuità netta. Basta bonus a pioggia che spesso finanziano auto prodotte altrove: serve un piano per la filiera. Il 70% delle risorse va all’offerta, con accordi per l’innovazione e mini-contratti di sviluppo per la componentistica. Sulla domanda restano sostegno ai veicoli commerciali, bonus colonnine e retrofit a gas. La novità è il noleggio sociale a lungo termine, per tre anni, sul modello francese. Sarà gestito dall’Aci. La transizione deve essere per tutti: la mobilità sostenibile non può diventare un privilegio».

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