Bonifici tra parenti e amici: soglia, causali e donazioni. Tutto quello che c’è da sapere
di Miriam CarrarettoSui bonifici di denaro tra parenti e amici circolano da tempo fantasiosi mantra che, se seguiti scrupolosamente, ci farebbero scongiurare i controlli del Fisco, anche quando non ci sarebbe nulla da nascondere. È bene fare chiarezza: per quanto riguarda i trasferimenti di denaro tracciato, di soglie specifiche in Italia non ne esistono. Nel nostro Paese, infatti, non c’è un limite sotto il quale un bonifico diventa invisibile o automaticamente escluso dai controlli. I famosi 5mila euro che spesso sentiamo citati in verità riguardano solo ed esclusivamente il contante, e non i movimenti bancari.
Ecco perché anche una cifra molto più bassa può far scattare una verifica da parte dell’Amministrazione finanziaria. Questo può accadere ad esempio …
Sui bonifici di denaro tra parenti e amici circolano da tempo fantasiosi mantra che, se seguiti scrupolosamente, ci farebbero scongiurare i controlli del Fisco, anche quando non ci sarebbe nulla da nascondere. È bene fare chiarezza: per quanto riguarda i trasferimenti di denaro tracciato, di soglie specifiche in Italia non ne esistono. Nel nostro Paese, infatti, non c’è un limite sotto il quale un bonifico diventa invisibile o automaticamente escluso dai controlli. I famosi 5mila euro che spesso sentiamo citati in verità riguardano solo ed esclusivamente il contante, e non i movimenti bancari.
Ecco perché anche una cifra molto più bassa può far scattare una verifica da parte dell’Amministrazione finanziaria. Questo può accadere ad esempio se l’importo non è coerente con il profilo del cliente, se non ha una giustificazione credibile oppure se viene frazionata, pratica quest’ultima molto in voga.
Quindi, la causale che inseriamo in un bonifico aiuta certamente a spiegare il passaggio di denaro tramite bonifico, ma non cambia la sua natura. E attenzione, perché quando dietro c'è una donazione importante, il vero problema potrebbe non essere neanche più il Fisco, quanto la validità stessa dell'operazione.
Proviamo a fare qualche esempio. Vostra madre vi manda sul conto 1.500 euro per bollo e assicurazione dell'auto. Oppure, vostro fratello vi restituisce con un bonifico i 3mila euro anticipati per l’acquisto di nuovi elettrodomestici. Oppure ancora i vostri genitori vi danno una mano per la caparra di casa, facendovi un pagamento di 4.500 euro. Pur rimanendo sotto i 5mila euro, sia loro che voi non siete comunque al riparo da controlli, semplicemente perché questa soglia, per i trasferimenti tracciati, non esiste.
Il malinteso della soglia dei 5mila euro
Questo presunto confine tra il lecito e il non lecito viene alimentato da anni da articoli clickbait e sedicenti consigli finanziari. Invece, si applica solo a un'operazione ben precisa, cioè il passaggio di denaro contante tra due soggetti diversi. Consegnare fisicamente banconote per una cifra pari o superiore a 5mila euro, anche spezzando la somma in più passaggi vicini nel tempo, da noi è vietato.
Questo è il limite che la legge fissa, ma appunto solo per il cash. Il bonifico bancario è tutta un'altra storia. Per i trasferimenti tracciati attraverso un conto corrente non esiste un tetto oltre il quale scattano le verifiche e sotto il quale invece si bypassano.
La banca può fare domande anche per pochi euro?
Succede però che la banca possa comunque chiederci conto delle nostre operazioni, e accade più spesso di quanto possiamo immaginare. Un istituto di credito può pretendere chiarimenti o documenti di supporto anche per un bonifico di importo molto basso, se l'operazione non torna rispetto al profilo abituale del cliente, magari perché è insolita per frequenza, o perché arriva spezzettata in più tranche ravvicinate, oppure perché presenta caratteristiche che la banca è tenuta a segnalare secondo la normativa antiriciclaggio. Le segnalazioni, infatti, possono riguardare movimenti “a prescindere dall'importo”. Il che naturalmente non significa che ogni bonifico finisca sotto la lente del Fisco, ma che non esiste nessuna cifra automaticamente sicura a prescindere dal contesto.
Per capirci, se ricevete ogni mese, con costanza, piccoli bonifici da un parente con causali generiche, è più probabile che la banca chieda spiegazioni rispetto a un unico bonifico occasionale, ben documentato, con una causale chiara. Quindi non è tanto l'importo in sé a fare la differenza, quanto la coerenza dell'operazione con la vostra situazione personale.
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La causale non è uno scudo legale
Veniamo alla causale. Molti pensano che basti scrivere la dicitura giusta per stare al sicuro, ma purtroppo non funziona così. La causale serve a descrivere in modo veritiero l'operazione e non a travestirla da qualcos'altro. Se scrivete ad esempio “rimborso spese” ma in realtà si tratta di una donazione, la causale non cambia la natura reale del trasferimento, e in caso di controllo o di contestazione (anche solo tra eredi, tra un po’ di anni) conterà quello che è successo davvero e non l'etichetta che gli avete appiccicato sopra.
Allo stesso modo, dividere una somma importante in tanti piccoli bonifici, sperando di passare inosservati, spesso genera l'effetto opposto. Una serie di movimenti frazionati e in serie è proprio uno di quegli elementi che possono attivare l’alert del Fisco, rispetto a un unico bonifico ben motivato.
Cosa scrivere davvero nella causale
La regola, come visto, resta una sola: la causale deve corrispondere alla realtà. Ad esempio, va benissimo indicare “donazione di modico valore da padre [nome cognome] a figlia ”[nome cognome], oppure “regalo di famiglia per il matrimonio - da madre a figlio”, oppure “prestito familiare infruttifero, da restituire entro il [data]”. O ancora: “rimborso spese anticipate per [descrizione]”, “contributo di padre/madre per acquisto abitazione – liberalità”.
Se si tratta di un prestito, conviene affiancare al bonifico anche una scrittura privata che indichi importo, modalità e termine di restituzione. Un piccolo accorgimento che, in caso di dubbi futuri, può evitare equivoci con la banca o, peggio, in famiglia.
E le donazioni?
Un capitolo a parte lo meritano le donazioni, perché spesso sono l’operazione che più genera confusione. Per il Codice civile, una donazione va normalmente formalizzata con un atto pubblico davanti a un notaio. Esiste però un'eccezione per le cosiddette donazioni “di modico valore”, che non richiedono il notaio. Il problema, tuttavia, è che non esiste una cifra valida per tutti. La modicità si valuta guardando insieme tre cose: la somma trasferita, il reddito e il patrimonio complessivo di chi dona, e quanto quella cifra incide realmente sulle sue condizioni economiche.
Anche qui facciamo un esempio concreto: 30mila euro donati da chi ha risparmi modesti, diciamo pari a 6mila euro, possono non essere affatto modici, mentre la stessa cifra può risultare del tutto proporzionata se a donarla è una persona con un patrimonio consistente, 70mila ad esempio. Bisogna chiarire bene che non si stratta di un calcolo automatico, ma di un giudizio che tiene conto della situazione reale di chi fa il regalo.
Occhio poi che, per una donazione in denaro di importo non chiaramente modico, il semplice bonifico non sostituisce l'atto notarile. Il rischio principale, in questi casi, non è tanto un controllo fiscale immediato, quanto la validità civile della donazione stessa, soprattutto se in futuro dovesse nascere una contestazione tra gli eredi. Non a caso, l'Agenzia delle Entrate continua a indicare l'atto pubblico come la forma “normale” per donare.
Per una donazione consistente, magari destinata all'acquisto di una casa o comunque capace di pesare sull'eredità, la scelta più prudente è farsi consigliare in anticipo da un notaio sulla forma più corretta da usare.
Quanto si paga se si supera la franchigia
Riguardo alle donazioni, altro aspetto da chiarire è che sono state fissate per legge delle franchigie fiscali che indicano da quale importo in poi si deve pagare l'imposta sulle donazioni. Non sono invece, come molti pensano, delle soglie salva tutto al di sotto delle quali non si viene controllati.
Dal 1° gennaio 2025 è entrata in vigore la riforma dell'imposta sulle successioni e donazioni, poi chiarita dall'Agenzia delle Entrate con la circolare 3/E del 16 aprile 2025. Ecco come funziona oggi:
- in caso di donazione tra coniuge, genitori, figli, nonni e nipoti in linea retta, si paga un’imposta del 4% sulla parte che supera 1 milione di euro per ciascun beneficiario
- tra fratelli e sorelle, imposta del 6% sulla parte che supera i 100mila euro per ciascun beneficiario
- per gli altri parenti fino al quarto grado e alcuni affini, scatta un’imposta del 6% sull'intero valore, senza alcuna franchigia
- infine, per tutti gli altri soggetti, si versa un’imposta dell'8% sull'intero valore, senza franchigia.