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Class action di 12 Stati Usa contro la fusione Paramount-Warner (e Trump): “L’America non ha re”

(reuters)

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Dalla California a New York, i governi a guida democratica chiedono di bloccare l’acquisizione benedetta dalla Casa Bianca. Il procuratore Bonta: “Combattiamo per mercati liberi e equi”
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NEW YORK – La fusione dell’anno benedetta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump tra Paramount e Warner Bros non ha ancora tagliato il traguardo. Prima ci sarà da superare l’ultima battaglia legale. Dodici Stati a guida democratica, con in testa la California, hanno chiesto di bloccare l’acquisizione da 111 miliardi di dollari di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount, una mega-fusione hollywoodiana che riunirebbe alcuni dei più grandi studi cinematografici, redazioni televisive e altri asset dell’industria americana dell’intrattenimento.

«La fusione illegale di questi due colossi porterebbe a prezzi più alti, qualità inferiore e meno contenuti per cinema e televisione, danneggiando le sale cinematografiche, i di…

NEW YORK – La fusione dell’anno benedetta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump tra Paramount e Warner Bros non ha ancora tagliato il traguardo. Prima ci sarà da superare l’ultima battaglia legale. Dodici Stati a guida democratica, con in testa la California, hanno chiesto di bloccare l’acquisizione da 111 miliardi di dollari di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount, una mega-fusione hollywoodiana che riunirebbe alcuni dei più grandi studi cinematografici, redazioni televisive e altri asset dell’industria americana dell’intrattenimento.

«La fusione illegale di questi due colossi porterebbe a prezzi più alti, qualità inferiore e meno contenuti per cinema e televisione, danneggiando le sale cinematografiche, i distributori della televisione via cavo di base e, alla fine, il pubblico su ogni divano di casa e su ogni poltrona cinematografica negli Stati Uniti», ha dichiarato il procuratore generale della California Rob Bonta, annunciando la causa, depositata presso il tribunale federale del Distretto settentrionale della California.

Tra gli altri Stati che si sono uniti alla battaglia legale figurano New York, New Jersey, New Mexico, Oregon, Arizona, Nevada e Massachusetts. L’accordo darebbe a una ricca famiglia, che non ha mai nascosto la propria vicinanza al presidente Trump, il controllo effettivo delle società concorrenti nei settori degli studi cinematografici, da cui sono usciti o distribuiti film come Titanic, Colazione da Tiffany, Il padrino, Top Gun. Inoltre controllerebbe le piattaforme streaming (Paramount+ e Hbo Max), quelle della programmazione sportiva (Cbs Sports e Turner Sports) e delle divisioni giornalistiche (Cbs News e Cnn), oltre a un insieme di canali via cavo come Comedy Central, VH1, Mtv, Tnt, Tbs, Hgtv e Discovery.

Spazi per reti indipendenti dal potere della Casa Bianca potrebbero ridursi come mai successo nella storia americana. Ma lo stesso Trump non ha mai nascosto il suo desiderio di limitare le critiche alla sua presidenza, a cominciare dalla Cnn. Il tycoon ha più volte lodato Larry e David Ellison, il magnate del settore digitale e suo figlio, proprietari della società che controlla Paramount. «Stiamo cercando di far sì che la Cnn segua un percorso normale», ha detto Trump domenica al conduttore della rete Jake Tapper, alla fine di un’intervista sulla morte del senatore repubblicano Lindsey Graham. Il procuratore Bonta è di parere contrario: «Con questa causa, la California e i nostri Stati alleati stanno combattendo per mercati liberi ed equi, non per mercati truccati. L’America non ha re, né nel governo né nella nostra economia».

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