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Torna l’ansia da inflazione, occhi su diesel e gas. Lagarde va a Washington

La raffineria di Ras Tanura, in Arabia Saudita

 (reuters)
La presidente della Bce vedrà l’omologo Warsh e il segretario al Tesoro Bessent. Il ruolo della Cina negli acquisti di greggio
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ROMA – Rischia di essere già finita la distensione tra Stati Uniti ed Iran. E rischia di essere cortissimo il sospiro di sollievo tirato dall’economia globale nelle scorse settimane, quando i prezzi delle materie prime parevano avviati verso una (lenta) normalizzazione. La nuova escalation in Medio Oriente torna ad azzerare il transito di petroliere e gasiere attraverso lo Stretto di Hormuz, dove nonostante le rassicurazioni di Trump il rischio di navigazione è risalito a “severo” e i premi assicurativi schizzati alle stelle. Lo scenario migliore, una crisi passeggera e dall’impatto limitato, appare di colpo molto più problematico; quello peggiore, uno shock inflattivo duraturo, di nuovo possibile.

L’impatto su petrolio, gas, carburanti

Oggi alla …

ROMA – Rischia di essere già finita la distensione tra Stati Uniti ed Iran. E rischia di essere cortissimo il sospiro di sollievo tirato dall’economia globale nelle scorse settimane, quando i prezzi delle materie prime parevano avviati verso una (lenta) normalizzazione. La nuova escalation in Medio Oriente torna ad azzerare il transito di petroliere e gasiere attraverso lo Stretto di Hormuz, dove nonostante le rassicurazioni di Trump il rischio di navigazione è risalito a “severo” e i premi assicurativi schizzati alle stelle. Lo scenario migliore, una crisi passeggera e dall’impatto limitato, appare di colpo molto più problematico; quello peggiore, uno shock inflattivo duraturo, di nuovo possibile.

L’impatto su petrolio, gas, carburanti

Oggi alla riapertura i mercati prenderanno atto della nuova distribuzione del rischio. Quanto sarà brusco l’aggiustamento? Dipende da varie cose. La prima sono gli sviluppi sul campo: la maggior parte degli analisti ritiene ancora che questi missili siano un tentativo dei litiganti di guadagnare potere negoziale, più che un ritorno al conflitto aperto. La seconda è la specificità dei vari mercati. Quello del petrolio per esempio era stato rapido a scendere dai 120 dollari del picco ai 70 dei valori pre-conflitto, incoraggiato da flussi di export dal Golfo già tornati a un buon 80% e raffreddato da una domanda globale debole. Ma solo se un qualche tipo di tregua reggesse, scrive in una nota Capital Economics, il barile potrebbe chiudere l’anno su questi livelli, non certo in caso di ulteriore escalation. Saranno comunque mesi ad alta volatilità e pieni di rischi al rialzo.

A maggior ragione quindi potrebbero tornare ad infiammarsi i mercati più “tirati”. È il caso dei prodotti derivati come il diesel, visto che le raffinerie del Medio Oriente stentano a ripartire e quelle russe sono danneggiate dai colpi ucraini. O del gas naturale, risalito a quota 50 euro, visto che i Paesi europei devono ricostituire scorte mai così basse e che i pozzi del Qatar ci metteranno tempo per tornare a regime.

Intanto il prezzo del Brent è cresciuto del 3,75% a 78,86 dollari al barile prima dell'apertura dei mercati finanziari asiatici.

Sale la pressione sulle banche centrali

Il mondo si scopre insomma ancora appeso al futuro status di Hormuz, lo stretto che il regime iraniano ha capito essere la sua grande arma negoziale e per cui una reale soluzione ancora non si vede. Ogni settimana in più di blocco prolunga nel tempo i rincari energetici, e minaccia così di cementare nelle imprese e nelle famiglie un’aspettativa di rialzo dell’inflazione. Questo costringerebbe le Banche centrali a una stretta monetaria più decisa, che rischierebbe di frenare l’economia - specie quella europea, già debole - anche nel 2027. Gli ultimi sviluppi hanno già modificato le attese dei mercati, che ora vedono un secondo rialzo dei tassi della Bce entro fine anno e ne ipotizzano due anche per la Fed americana. Oggi la presidente Lagarde sarà a Washington per incontrare l’omologo Warsh e il segretario al Tesoro Bessent, viaggio spuntato a sorpresa sul suo calendario.

L’incognita cinese

C’è poi un ultimo fattore da considerare, dice Matteo Villa, analista dell’Ispi: «Al crollo dei prezzi del petrolio nell’ultimo mese ci ha pensato la Cina, che ha quasi dimezzato le sue importazioni. Ma non potrà e non vorrà farlo a lungo, perché sta attingendo alle scorte. Siamo in una fase di estrema incertezza, in cui ciò che decide Pechino conta quasi più della situazione di Hormuz».

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