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Unicredit-Commerz, i paletti tedeschi

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Controllo solo nel 2028 e Berlino potrebbe chiedere di spostare la sede. Per questo Orcel vuole giocare anche una carta italiana
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Unicredit ha conquistato il 50% del capitale di Commerzbank, attraverso acquisti diretti e successivi sul mercato e con un’Ops che ha portato il 17% delle azioni della banca tedesca. Questo traguardo è sufficiente per dire che la banca guidata da Andrea Orcel ha finalmente portato a termine un’operazione di m&a trasnazionale? E, seconda domanda: Orcel a questo punto può tornare a guardare l’Italia e cercare di avere un ruolo nel risiko bancario in corso?

In effetti il percorso che deve intraprendere Unicredit per avere il pieno possesso di Commerzbank non è tutto in discesa, anche se grandi passi avanti sono stati fatti. Le autorizzazioni di Bce e autorità antitrust non arriveranno prima della fine dell’anno. Poi bisognerà aspettare l’assemblea di aprile 2027 per prendere il controllo del Consiglio di Sorveglianza che a sua volta nominerà un nuovo Consiglio di gestione con un nuovo ad indicato dal cda italiano di Unicredit. A quel punto partirà la fase di allineamento manageriale …

Unicredit ha conquistato il 50% del capitale di Commerzbank, attraverso acquisti diretti e successivi sul mercato e con un’Ops che ha portato il 17% delle azioni della banca tedesca. Questo traguardo è sufficiente per dire che la banca guidata da Andrea Orcel ha finalmente portato a termine un’operazione di m&a trasnazionale? E, seconda domanda: Orcel a questo punto può tornare a guardare l’Italia e cercare di avere un ruolo nel risiko bancario in corso?

In effetti il percorso che deve intraprendere Unicredit per avere il pieno possesso di Commerzbank non è tutto in discesa, anche se grandi passi avanti sono stati fatti. Le autorizzazioni di Bce e autorità antitrust non arriveranno prima della fine dell’anno. Poi bisognerà aspettare l’assemblea di aprile 2027 per prendere il controllo del Consiglio di Sorveglianza che a sua volta nominerà un nuovo Consiglio di gestione con un nuovo ad indicato dal cda italiano di Unicredit. A quel punto partirà la fase di allineamento manageriale e culturale di Commerzbank con Hypovereinsbank, la controllata bancaria tedesca di Unicredit. Ma una fusione vera e propria non arriverà prima del 2028. Secondo il piano Commerzbank Unlocked l’utile 2028 della banca tedesca, previsto ora a 4,5 miliardi, potrebbe salire a 5,1 miliardi, vale a dire 600 milioni in più. Per il 2030 sono previsti inoltre profitti in ulteriore crescita a 6 miliardi e in caso di aggregazione con Unicredit la “combined entity” raggiungerebbe così un utile di circa 21 miliardi. Nella sola Germania, che diventerebbe il primo paese del gruppo Unicredit, nascerebbe una banca da 8,5 miliardi di utile.

In questi due anni, però, c’è da aspettarsi qualche manovra ostruzionistica da parte del governo tedesco o dalle istituzioni che finora si sono sempre mostrate contrarie all’acquisizione da parte degli italiani. Se Orcel non riuscirà a far partire il dialogo, come auspica da tempo, con il governo e con i vertici di Commerzbank, portare avanti un’operazione totalmente ostile potrebbe riservare sorprese non gradite. Bafin (Consob tedesca), Bundesbank e anche la procura stanno analizzando in dettaglio se tutti i passaggi della scalata sono stati compiuti rispettando leggi e regolamenti tedeschi.

Inoltre, poiché in caso di raggiungimento degli obbiettivi insieme a Commerzbank il business in Germania salirebbe al 65% del totale, c’è da chiedersi se le autorità tedesche non possano chiedere a Orcel di postare la sede di Unicredit da Milano alla Germania. Sarebbe un passo a cui probabilmente il governo italiano potrebbe opporsi con la legge sul Golden power ma comunque aprirebbe un contenzioso non da poco. Ecco perché Orcel potrebbe tornare a volgere lo sguardo verso l’Italia per cercare di ribilanciare i pesi del business bancario. L’acquisizione di Banco Bpm nel 2025 era stata pensata anche nell’ottica di rafforzamento sul territorio italiano in vista di un passo simile su quello tedesco. Ma ora, a differenza di un anno fa, i francesi del Crédit Agricole hanno guadagnato potere e posizioni su Banco Bpm, dove sono appena saliti al 30% del capitale. Una trattativa tra Orcel e i vertici della banca francese oggi sono dunque molto più difficili, considerando che nel 2027 scade il contratto di distribuzione dei prodotti Amundi sulla rete Unicredit e che gli italiani non hanno intenzione di rinnovare.

L’alternativa per Unicredit sarebbe quella di gettarsi nella mischia proponendo un’offerta su Mps migliore di quella proposta da Intesa Sanpaolo e Unipol. Ma vorrebbe dire innescare una guerra di prezzo per aggiudicarsi la preda senese e si sa che Orcel è molto attento ai parametri a cui si realizzano le operazioni di m&a. Un’ulteriore strada sarebbe quella di entrare nella partita per il controllo di Generali dal momento che Unicredit già possiede il 9% del capitale mentre Intesa potrebbe presto diventare il primo azionista della compagnia conquistando il 13,2% che è custodito dentro Mps-Mediobanca. Un tentativo in questa direzione Orcel l’ha già fatto offrendo a Delfin azioni Unicredit in cambio del 10% di Generali presente nel portafoglio della holding della famiglia Del Vecchio. Ma il tentativo non è andato a buon fine. Potrebbe riprovarci oppure cercare di trovare un accordo con il ceo di Intesa, Carlo Messina, per una spartizione equa del business di Generali. Ma sono tutte opzioni sul tavolo e solo nelle prossime settimane si saprà se Orcel giocherà ancora una carta italiana.

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