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Antonio Ciucci (Ance): “Piano casa limitato e con poche risorse, ma è un punto di partenza”

(ansa)

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Intervista al neopresidente dei costruttori, che spiega come secondo una stima di Federcasa “servirebbero 650mila appartamenti”
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ROMA – Portare a termine il Pnrr e concretizzare il piano casa: sono le prime sfide per Antonio Ciucci, romano, 56 anni, nuovo presidente dell’Ance, l’associazione degli imprenditori edili che fa capo a Confindustria.

Presidente Ciucci, manca poco più di un mese alla chiusura del Pnrr. A che punto siete?

«Le infrastrutture assorbono circa la metà delle risorse del piano: ci avviamo a una conclusione positiva, già ad aprile ci risultava chiuso il 76% dei cantieri».

Siete riusciti a risolvere la questione degli aumenti dei materiali?

«Siamo ancora in credito di due miliardi di euro. Di questi, 500 milioni sono stati stanziati dall’ultima legge di bilancio, e sono spendibili dal 2027. Speriamo che in tempi rapidi, magari nella prossima manovra di assestamento, si possano trovare le risorse c…

ROMA – Portare a termine il Pnrr e concretizzare il piano casa: sono le prime sfide per Antonio Ciucci, romano, 56 anni, nuovo presidente dell’Ance, l’associazione degli imprenditori edili che fa capo a Confindustria.

Presidente Ciucci, manca poco più di un mese alla chiusura del Pnrr. A che punto siete?

«Le infrastrutture assorbono circa la metà delle risorse del piano: ci avviamo a una conclusione positiva, già ad aprile ci risultava chiuso il 76% dei cantieri».

Siete riusciti a risolvere la questione degli aumenti dei materiali?

«Siamo ancora in credito di due miliardi di euro. Di questi, 500 milioni sono stati stanziati dall’ultima legge di bilancio, e sono spendibili dal 2027. Speriamo che in tempi rapidi, magari nella prossima manovra di assestamento, si possano trovare le risorse che mancano. Mentre per il futuro bisognerà trovare nuove soluzioni per far fronte agli aumenti dei prezzi: gli strumenti che abbiamo funzionano solo in tempi di pace».

Adesso parte il piano casa: quello europeo è senza risorse, e quello italiano ne ha poche.

«Che ci sia un interesse per il piano casa, in Italia e in Europa, mi sembra evidente, ma servono risorse enormi: senza, è difficile fare progetti. Il piano italiano ha risorse limitate, parliamo di 10 miliardi da qui al 2034, ma comunque è un buon punto di partenza, dopo anni in cui ci eravamo quasi dimenticati delle questioni legate alla casa».

Rischia di essere una falsa partenza, in mancanza di risorse e regolamentazioni adeguate.

«È una cornice che va completata e attuata Per dare una risposta al fabbisogno abitativo, la prima questione è quella dell’edilizia residenziale pubblica, secondo una stima di Federcasa servirebbero 650 mila unità, mentre al momento il piano casa finanzia solo la ristrutturazione di circa 60 mila appartamenti. Con una quota del 3,5%, stiamo al di sotto dei principali Paesi Ue, in Francia per esempio si arriva al 17%».

E la seconda questione?

«Riguarda la cosiddetta terza gamba, l’edilizia privata: riservare le agevolazioni solo a chi spende più di un miliardo e destina il 70% degli alloggi all’housing sociale, o all’edilizia agevolata, è eccessivo. Solo città come Roma o Milano garantirebbero ritorni adeguati per quel 30% che può essere messo sul mercato. Serve un accesso più ampio alle agevolazioni, e una maggiore flessibilità nelle quote».

Il rischio è che finisca come per gli studentati, con camere in affitto a 1.000 euro al mese.

«Per far sì che le cose funzionino ci deve essere sostenibilità economica, altrimenti non riusciremo ad attrarre investimenti, oppure andrà avanti solo l’edilizia libera, che però rischia di non essere accessibile alle famiglie».

L’Italia non ha recepito la direttiva sulle ristrutturazioni energetiche: non servono più?

«Il piano casa non esclude la manutenzione degli immobili, per l’edilizia residenziale pubblica anzi si farà soprattutto questo. Quanto ai privati, serve stabilizzare il sistema di incentivi: ormai bonus sembra quasi una parolaccia, ma è solo perché se ne è abusato. Con una programmazione decennale invece si potrebbe avviare seriamente l’efficientamento del nostro

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