✕

Shrinkflation, un argine al fenomeno che inganna i consumatori. In arrivo le nuove regole

Ascolta l'audio

Scaduto ieri il termine per i rilievi europei, il testo sarà presto pubblicato in Gazzetta. Nei punti vendita dovrebbero comparire cartelli per segnalare le variazioni di prezzo, ma Codacons resta scettica e denuncia: “Misure annacquate e poco incisive”
3 minuti di lettura

MILANO – Scattano le nuove norme italiane contro la shrinkflation, il fenomeno che vede le confezioni dei prodotti diventare sempre più leggere mentre i prezzi sugli scaffali restano invariati o, nel peggiore dei casi, aumentano. Il sistema di regole punta proprio a rendere più trasparenti queste variazioni, attraverso cartelli e altre segnalazioni che dovrebbero comparire nei punti vendita o sui canali di e-commerce. Ma nel lungo processo legislativo qualche pezzo del testo originario è venuto meno e oggi c’è chi teme che gli strumenti rimasti siano poco efficaci.

Una norma contro la shrinkflation

Le prime misure anti-sgrammatura – così si traduce in italiano il termine inglese – risalgono alla fine del 2024. Le Camere avevano approvato il nuovo articolo 15-bis del Codice d…

MILANO – Scattano le nuove norme italiane contro la shrinkflation, il fenomeno che vede le confezioni dei prodotti diventare sempre più leggere mentre i prezzi sugli scaffali restano invariati o, nel peggiore dei casi, aumentano. Il sistema di regole punta proprio a rendere più trasparenti queste variazioni, attraverso cartelli e altre segnalazioni che dovrebbero comparire nei punti vendita o sui canali di e-commerce. Ma nel lungo processo legislativo qualche pezzo del testo originario è venuto meno e oggi c’è chi teme che gli strumenti rimasti siano poco efficaci.

Una norma contro la shrinkflation

Le prime misure anti-sgrammatura – così si traduce in italiano il termine inglese – risalgono alla fine del 2024. Le Camere avevano approvato il nuovo articolo 15-bis del Codice del consumo prevedendo per “i produttori che immettono in commercio, anche per il tramite dei distributori operanti in Italia, un prodotto di consumo che, pur mantenendo inalterato il precedente confezionamento, ha subito una riduzione della quantità nominale e un correlato aumento del prezzo per unità di misura da essi dipendenti” l’obbligo di informare il consumatore dell'avvenuta riduzione della quantità. Il testo chiariva anche le modalità con cui adempiere alla normativa: apponendo per sei mesi “nel campo visivo principale della confezione di vendita o in un'etichetta adesiva” la dicitura Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità.

Inizialmente, l’entrata in vigore era prevista per il primo aprile 2025. Ma la data è slittata dopo che la Commissione europea è intervenuta contestando all’Italia di non aver rispettato la procedura di notifica preventiva prevista dalla direttiva sulle regolamentazioni tecniche, obbligatoria per le norme nazionali che possono incidere sul mercato unico. Bruxelles, inoltre, aveva ritenuto sproporzionato l’obbligo di inserire l’informazione in etichetta e per un periodo di sei mesi. La norma, insomma, era stata rispedita al mittente.

Il nuovo testo con le norme “spuntate”

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha così messo a punto un nuovo testo, prevedendo che i soggetti della filiera (produttori, distributori) trasmettano ai venditori una comunicazione standardizzata con le informazioni sulla variazione di quantità e prezzo unitario dei prodotti interessati. Sarà poi compito dei commercianti al dettagli veicolare queste informazioni ai consumatori “contestualmente alla vendita dei prodotti”, esponendo delle comunicazioni nel proprio punto vendita “con modalità chiaramente visibili e leggibili da parte del consumatore”. Nel caso di vendite online, la comunicazione dovrà essere resa disponibile “all’atto della presentazione del prodotto in modo da consentire che la scelta e l’acquisto siano informati”. Il periodo della comunicazione, invece, scende da sei a tre mesi.

Notificato all’Unione lo scorso 15 aprile, ieri, dopo 90 giorni, è scaduto il termine entro cui la Commissione avrebbe potuto sollevare ulteriori dubbi sul testo che ora, senza rilievi, entrerà in vigore una volta pubblicato in Gazzetta ufficiale, nei prossimi giorni.

Codacons denuncia: “Norme annacquate e poco incisive”

Le associazioni dei consumatori paiono contrariate. Codacons definisce le norme “annacquate e poco incisive” per contrastare il fenomeno del rimpicciolimento dei prodotti, con cui i consumatori devono fare i conti da quasi 20 anni. L’obbligo dell’etichetta, denuncia l’associazione, è stato sostituito con una comunicazione “standardizzata” lungo la filiera commerciale, che coinvolge distributori e rivenditori sia fisici sia online, ma che rischia di non essere nemmeno notata dai destinatari.

Considerando poi che molti grandi marchi hanno già ridotto da tempo la dimensione dei loro prodotti – gelati o fette biscottate sempre più piccoli, rotoli di carta igienica meno pesanti, solo per fare alcuni esempi – non è detto che li modifichino ancora, schivando così l’obbligo di comunicazione. A essere maggiormente impattati potrebbero essere invece i piccoli marchi, ma nel complesso il numero di cartelli attesi nei punti vendita resta contenuto.

La shrinkflation riguarda un mercato, quello dei beni di largo consumo, che vale in Italia 120 miliardi di euro. E come sottolinea Codacons, porta ad aumenti “occulti” dei prezzi in media tra il 10 e il 18 per cento, con punte in alcuni casi del +40%. Tra i beni più colpiti si segnalano gli alimentari (cereali, yogurt, gelati, snack, biscotti, bibite), ma anche detersivi, carta igienica o bagnoschiuma, shampoo e dentifricio.

Skimpflation, il nuovo pericolo in arrivo

Sui consumatori incombe però ora anche un altro pericolo: la skimpflation, il taglio della qualità. Una pratica nota a produttori e operatori di servizi che, per abbattere i costi, riducono la qualità delle materie prime che compongono i prodotti finiti o tagliano i servizi offerti agli utenti, senza ridurre prezzi e tariffe al pubblico.

Così il burro o l'olio d'oliva vengono sostituiti con i meno costosi olio di palma o margarina, le uova fresche vengono rimpiazzate da tuorli e albumi in polvere. Oppure la colazione diventa un extra a pagamento e non più un servizio incluso nella prenotazione di una camera d’hotel.

Leggi i commenti