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Carburanti, l’esperto Nicolazzi: “Guai seri con Hormuz chiuso fino a settembre”

Massimo Nicolazzi

 

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Intervista al docente di economia all’Università di Torino e presidente del cda di Isab: “Il paradosso è che oggi greggio e metano sono abbondanti, ma se non possiamo trasportarli è come se non esistessero"
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“Potremo vedere degli aumenti dei carburanti, ma non credo saranno bruschi e particolarmente pesanti, non se il petrolio resta tra gli 80 e 90 dollari”, dice Massimo Nicolazzi, docente di economia all’Università di Torino e presidente del consiglio di amministrazione di Isab, la società che controlla il più grande complesso di raffinazione italiano.

Già, ma il petrolio non tornerà a salire? Tra Stati Uniti ed Iran sembra ripartita l’escalation, da Hormuz di nuovo non passano navi...

“Dipende. Finora l’abbiamo sfangata per una serie di ragioni: abbiamo pesantemente usato le riserve commerciali e strategiche, le esportazioni via tubo dal Golfo hanno in parte compensato lo stop di quelle via nave e la Cina ha interrotto suoi acquisti. Ma se il b…

“Potremo vedere degli aumenti dei carburanti, ma non credo saranno bruschi e particolarmente pesanti, non se il petrolio resta tra gli 80 e 90 dollari”, dice Massimo Nicolazzi, docente di economia all’Università di Torino e presidente del consiglio di amministrazione di Isab, la società che controlla il più grande complesso di raffinazione italiano.

Già, ma il petrolio non tornerà a salire? Tra Stati Uniti ed Iran sembra ripartita l’escalation, da Hormuz di nuovo non passano navi...

“Dipende. Finora l’abbiamo sfangata per una serie di ragioni: abbiamo pesantemente usato le riserve commerciali e strategiche, le esportazioni via tubo dal Golfo hanno in parte compensato lo stop di quelle via nave e la Cina ha interrotto suoi acquisti. Ma se il blocco di Hormuz prosegue e continuiamo a bruciare scorte, prima o poi il prezzo si impennerà, e saranno guai seri”.

Quanto tempo abbiamo?

“All’inizio gli analisti parlavano di fine luglio, poi c’è stata la pausa delle ostilità. Ma se Hormuz è ancora chiuso a settembre vedo distruzione della domanda e impatto sull’inflazione”.

Vale anche per il gas, da cui l’Europa dipende?

“Prima della guerra ero convinto che gli inverni difficili fossero finiti, molti analisti teorizzavano un eccesso di offerta di gas liquefatto. Ora però il 18% della capacità del Qatar è distrutto e ci vorranno anni per recuperarla. Stavano progettando di raddoppiarla, e molto dipende da come quei piani procederanno. Il paradosso è che nel medio periodo sia gas che petrolio ci escono dalle orecchie, ma se non possiamo muoverli è come se non esistessero. Il vecchio incubo delle riserve è diventato l’incubo delle infrastrutture, stretti inclusi”.

Ora non è solo l’Iran che vuole riscuotere un pedaggio per garantire il passaggio da Hormuz, lo minaccia anche Trump, del 20%. Uno scenario possibile?

“E’ talmente folle che ho il sospetto ci si possa arrivare. Anche se, forse a sua insaputa, Trump su un tema ha ragione: si è messo a fare il gendarme di una situazione che per gli Stati Uniti ha poco impatto, visto che il 90% dell’export del Golfo va verso l’Asia. Qualcun altro dovrebbe cooperare”.

Intanto i prodotti raffinati come benzina e diesel restano ben sopra i valori precedenti al conflitto, perché?

“Questa crisi ci ha fatto scoprire che i Paesi del Golfo oltre a esportare idrocarburi li trasformavano, ma ora anche quei prodotti raffinati sono bloccati. Allo stesso tempo l’Ucraina ha messo a punto dei “droni da raffineria” colpendo gli impianti russi e costringendo Mosca a vietare l’export e razionare i consumi”.

I margini delle raffinerie però sono ai massimi storici, 60 dollari al barile. C’è chi ci sta sfruttando la propria posizione di mercato, che sta speculando?

“In un mercato si vendono le cose ai prezzi che vengono offerti, e anche in un mercato perfetto se parte dell’offerta viene meno il prezzo sale. Basta questo, non c’è bisogno di fattucchiere e speculatori. Tenga presente che i margini della raffinazione sono sempre stati molto volatili e che lo stacco dei carburanti in Italia è tra i più bassi d’Europa”.

Siamo sui due euro, non poco per i vacanzieri che stanno per mettersi per strada. Devono aspettarsi altri aumenti?

“Il rischio c’è, dipende dall’evoluzione dei due conflitti”.

Fatto sta che una soluzione per Hormuz non si vede. Sarà mai possibile tornare alla situazione precedente al conflitto?

“Sulla situazione politica alzo le mani, se intendiamo invece tornare a una realtà in cui l’approvvigionamento degli idrocarburi non desta inquietudini credo ci si possa tornare, anche se non nell’immediato, diversificando fonti e fornitori”.

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