Ets, si allenta il sistema delle quote di Co2 per l’industria. Più paletti per gli Stati
di Rosaria AmatoROMA – Quote gratuite per aziende e settori più esposti anche oltre il 2030, anche se vincolate a investimenti per la decarbonizzazione, allargamento del sistema Ets anche agli inceneritori e ai voli oltre i 5.000 chilometri, un obbligo preciso a carico degli Stati membri di destinare il 50% delle entrate nazionali dell'Ets a investimenti volti a decarbonizzare gli stessi settori dai quali arrivano i ricavi. La Commissione europea calcola che in questo modo si otterranno oltre 100 miliardi di euro di investimenti prima del 2030. Sono le principali direttrici della riforma del sistema di scambio di quote di emissione di CO₂ dell'Unione Europea, presentata stamane dalla commissaria per la Transizione Teresa Ribera, da commissario per l'Energia Dan Jorgensen e dal commissario al Clima, Wopke Hoekstra.
ROMA – Quote gratuite per aziende e settori più esposti anche oltre il 2030, anche se vincolate a investimenti per la decarbonizzazione, allargamento del sistema Ets anche agli inceneritori e ai voli oltre i 5.000 chilometri, un obbligo preciso a carico degli Stati membri di destinare il 50% delle entrate nazionali dell'Ets a investimenti volti a decarbonizzare gli stessi settori dai quali arrivano i ricavi. La Commissione europea calcola che in questo modo si otterranno oltre 100 miliardi di euro di investimenti prima del 2030. Sono le principali direttrici della riforma del sistema di scambio di quote di emissione di CO₂ dell'Unione Europea, presentata stamane dalla commissaria per la Transizione Teresa Ribera, da commissario per l'Energia Dan Jorgensen e dal commissario al Clima, Wopke Hoekstra.
Le prime reazioni dall’Italia
«Accogliamo la scelta di rafforzare gli strumenti a sostegno degli investimenti nella decarbonizzazione industriale. – commenta il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin – Al tempo stesso, permangono aspetti di cruciale importanza che dovranno essere affrontati nel corso del negoziato, a partire dalla definizione dei ‘benchmark’ e dal sistema di assegnazione delle quote gratuite: su questi temi sarà fondamentale garantire un quadro regolatorio equilibrato, in grado di tutelare la competitività nei settori maggiormente esposti alla concorrenza internazionale ed evitare fenomeni di rilocalizzazione delle produzioni al di fuori dell’Unione Europea. L’Italia parteciperà a questo confronto con determinazione, pragmatismo e spirito costruttivo».
La riforma degli Ets è «assolutamente necessaria e urgente», osserva il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ma «le proposte che oggi la Commissione ci ha sottoposto sono ancora insufficienti, troppo timide». «Ci confronteremo in maniera serrata nei prossimi giorni, innanzitutto col sistema industriale, per capire come migliorare quelle proposte affinché siano davvero efficaci nel sostenere l'impresa», aggiunge il ministro, e «con gli altri Stati membri con cui abbiamo condiviso una proposta, quella sì davvero coraggiosa, responsabile e strutturale».
Ancora più critica Confindustria. «La proposta europea di revisione dell'Ets è, per l'industria italiana, insoddisfacente, come dimostra l’andamento odierno del prezzo delle quote sul mercato, che sono in aumento. – afferma il presidente Emanuele Orsini – Segno che ci si attendeva una revisione profonda che invece non c’è stata. La proposta della Commissione si limita a interventi con effetti solo marginali nel breve termine e non affronta le criticità strutturali del sistema nel contesto globale». «Il rilascio di una parte molto esigua di quote gratuite condizionate peraltro a investimenti in decarbonizzazione e l’assenza di qualsiasi misura che riduca la volatilità dei prezzi della CO2 e della speculazione finanziaria ci allarma, ma non ci ferma. – conclude Orsini – Proseguiremo questa battaglia con spirito costruttivo e ancora maggiore determinazione, insieme ai nostri partner europei, per un sistema Ets che tuteli il clima senza sacrificare industria, occupazione, investimenti e sovranità produttiva europea».
Il nuovo sistema di quote di emissione
Sia per gli Stati che per le imprese il principio cardine della revisione dell’Ets è che i proventi nazionali del sistema dovranno essere reinvestiti nei settori, e quindi i contributi dell'industria dovrebbero tornare all'industria, un approccio che, è stato spiegato, «incoraggia e premia coloro che investono nella transizione pulita e incentiva coloro che lottano per recuperare il ritardo». Ma che potrebbe mettere in difficoltà i Paesi che, come l’Italia, finora hanno utilizzato i proventi dell’Ets quasi esclusivamente a vantaggio della fiscalità generale: solo il 5% in media è stato reinvestito nei settori di provenienza. Hoekstra ha specificato che sul come questi proventi torneranno ai settori viene lasciata agli Stati «la massima flessibilità», purché si rispetti la quota del 50%, «altrimenti, ci si troverebbe ancora nella stessa situazione di oggi: il denaro non tornerebbe ai settori industriali che sono effettivamente quelli che lo hanno prodotto», e questo naturalmente aliena il consenso dell’industria, che tende a vedere l’Ets solo come un costo.
Mentre invece per la Commissione Ue, ha ribadito Ribera, la decarbonizzazione rimane «la migliore strategia economica e di sicurezza per l'Europa. Rafforza la competitività, riduce la nostra dipendenza dai combustibili fossili importati e rende la nostra economia più resiliente», e l'Ets «resta il nostro principale strumento per il clima» e, nei suoi vent'anni di attività, «ha generato 270 miliardi di euro di investimenti per la decarbonizzazione nel nostro continente».
Le nuove regole
In dettaglio, le nuove regole prevedono che il tasso al quale si riducono ogni anno le quote di emissioni disponibili rimane in linea con l'obiettivo netto della riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040, consentendo però una traiettoria di riduzione del limite (cap) più "gestibile" e "graduale". Il limite verrà dunque ridotto più lentamente rispetto a oggi e le quote saranno messe all'asta ben oltre il 2040: in questo modo il prezzo delle quote dovrebbe aumentare di meno, visto che la riduzione dell'offerta sarà più lenta. E si continuerà a distribuire le quote gratuite oltre il 2030 alle imprese a rischio delocalizzazione o più esposte alla competizione extra-Ue per le norme comunitarie. Il sistema verrà inoltre semplificato.
I nuovi settori di applicazione
L’Ets allarga il suo raggio di azione, perché dovrà anche accelerare la decarbonizzazione dei settori marittimo e aereo, integrare l'incenerimento dei rifiuti urbani e fornire ulteriore sostegno ai carburanti sostenibili per l'aviazione. In dettaglio, nel sistema di scambio verranno inclusi gli inceneritori di rifiuti e i voli con partenza in Europa e arrivo entro 5.000 chilometri da Francoforte. Per gli inceneritori urbani, l'inclusione sarà graduale dal 2031 al 2034, con un possibile slittamento nazionale fino al 2035 se sussistono due condizioni su tre: una carbon tax nazionale equivalente; essere in linea con gli obiettivi di riciclo; essere in linea con l'obiettivo sulle discariche.
Per l'estensione all'aviazione per i voli entro i 5.000 km, la misura (calcolata in base alla distanza dall'aeroporto di arrivo) include quindi gli scali del Medio Oriente, escludendo invece Stati Uniti e Cina. Per il settore marittimo, infine, vengono aggiunti nuovi porti, e viene esteso il sistema Ets alle navi che producono più emissioni tra le 400 e le 5.000 tonnellate lorde.
Il sistema si applica anche ai jet privati, ha precisato Hoekstra, rispondendo a un domanda: «Tutti i jet privati, sia in partenza che in arrivo, saranno coperti dall'Ets. Perché se vi chiedete perché una famiglia che vola da Bruxelles debba pagare l'Ets per i biglietti di 2 adulti e 2 bambini, mentre chi vola su un jet privato può andare e venire senza pagare nemmeno una volta, allora la situazione deve cambiare».
Il piano per l’elettrificazione
Alla riforma dell’Ets viene affiancato un piano per l’elettrificazione, che incoraggia gli Stati membri ad adottare misure per far sì che il costo dell'energia elettrica non sia più di due volte e mezzo il prezzo del gas per le famiglie e non più del doppio del prezzo per l'industria entro il 2030. Quindi la raccomandazione è quella di ridurre le tasse in bolletta, per far sì che l’energia elettrica non costi più del gas, né alle famiglie nè alle imprese.