ROMA – A luglio iniziano i rimborsi per lavoratori e pensionati che hanno presentato il modello 730 della dichiarazione dei redditi entro il mese di maggio. La tempistica di riconoscimento del credito dipende non solo dalla data di invio del modello, ma anche dalla presenza o meno di un sostituto di imposta, eventuali controlli preventivi, dalla correttezza dei dati presentati e dai carichi di lavoro dell’Agenzia delle Entrate. È possibile però prevedere, più o meno, quando l’importo verrà conosciuto, tenendo conto di due parametri.
Troppe spese, dati incoerenti e un passato irregolare: quando scattano i controlli del Fisco sul 730
Il primo: i lavoratori possono aspettarsi il rimborso a partire dalla prima retribuzione utile successiva alla ricezione del prospetto di liquidazione; mentre i pensionati dal secondo mese successivo. Il secondo: i tempi sono più lunghi per chi non ha un sostituto di imposta – perché ha deciso di non avvalersene o è stato licenziato – perché dipende esclusivamente dall’Agenzia il pagamento del rimborso. In questi casi, solitamente, l’importo viene riconosciuto da dicembre in avanti.
Rimborso 730, quando viene riconosciuto: le tempistiche
Ma, come detto, le tempistiche non sono rigide e rispondono anche ad altri criteri. Oltre al carico di lavoro e alla velocità di smaltimento delle pratiche da parte dell’Agenzia, bisogna ricordare che per i rimborsi sopra i 4.000 euro scattano controlli automatici che allungano i tempi di riconoscimento. Ma le verifiche approfondite vengono eseguite anche quando sulla dichiarazione vengono inserite modifiche rilevanti rispetto alla precompilata, se compaiono incongruenze nei dati fiscali, o se vengono segnalate anomalie da enti esterni. Altri fattori possono essere imputate a problemi del sostituto di imposta, per ritardi nella ricezione il conguaglio o per problemi di capienza fiscale, oppure per chi ha debiti con il Fisco. In tal caso l’Agenzia può proporre compensazione forzosa e il rimborso, se superiore ai 500 euro, essere utilizzato per saldare il debito. Se la proposta viene rifiutata, il rimborso 730 viene sospeso fino al 31 dicembre dell’anno successivo.
Cosa fare se non arriva il rimborso
È possibile però anche che il rimborso non venga riconosciuto dopo un tempo congruo. È bene a quel punto informarsi e chiedere assistenza, per capire a che punto è alla pratica e per quale motivo stia ritardando. Il primo passo è controllare, in busta paga o cedolino, se è già stato liquidato, e in quel caso sarà presente la voce “conguaglio Irpef a credito”. Una verifica può essere eseguita sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nell’area riservata, dove è visibile lo stato della propria dichiarazione e dei rimborsi. I pensionati possono svolgere la stessa verifica sul portale Inps, nella sezione del proprio cedolino, controllando la voce “conguaglio da dichiarazione dei redditi”. Anche nel cassetto fiscale – per i lavoratori dipendenti con o senza sostituto d’imposta – dal sito dell’Ag. delle Entrate è possibile controllare, nel sotto menu “consultazioni” e “dichiarazioni fiscali”, cercando la voce 730/2025 e verificando lo stato della dichiarazione.
Ma chi contattare se non si riesce ad avere informazioni? Il lavoratore con sostituto d’imposta deve rivolgersi al suo datore di lavoro, all’ufficio del personale o delle risorse umane, interfacciandosi con chi si occupa di buste paghe. I pensionati devono rivolgersi alla sede Inps più vicina, o al contact center multicanale dell’istituto, che ha questi numeri: fisso al numero 803.164 e da cellulare allo 06 164 164. Chi non ha sostituto d’imposta deve contattare l’Agenzia delle Entrate, al servizio assistenza che risponde dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 7: 800.90.96.96 numero verde da rete fissa; 06 97617689 da cellulare; +39 0645470468 dall’estero.