✕

I risultati del lusso tornano a brillare

2WM9HF9 Milan, Italien. 24th Feb, 2024. FERRAGAMO Fall/Winter 2024 runway during Milan Fashion Week on February 2024 - Milan, Italy 24/02/2024 Credit: dpa/Alamy Live News 

Ascolta l'audio

Dopo un primo trimestre incolore e alla luce dei conti di Richemont, gli analisti si aspettano la ripresa per un comparto fermo dal 2023
3 minuti di lettura

La stagione dei risultati delle aziende del lusso sta per cominciare e le attese degli analisti convergono per una ripresa della crescita, ferma dal 2023. Dopo tre anni di rallentamento – con le dovute eccezioni - seguiti al boom dei consumi post pandemia, dal secondo semestre di quest’anno i ricavi dei colossi del settore torneranno ad aumentare, perché se alcune aree del mondo come il Medio Oriente frenano a causa del conflitto in Iran, altre come la Corea del sud o il Giappone spiccano il volo, gli Stati Uniti restano il polmone della crescita dei beni di alta gamma e la Cina dà segnali di ripresa.

Dopo un primo trimestre incolore - ad aprile e maggio le vendite dei grandi mall della Cina continentale sono tornati a crescere del 7%, con Hong Kong che resta forte soprattutto per l’alta gioielleria. Non è un caso, infatti, che tante griffe di abbigliamento e accessori, tra cui Prada e Dolce & Gabbana, abbiano iniziato a lanciare la loro collezione della cosiddetta fine jewellery…

La stagione dei risultati delle aziende del lusso sta per cominciare e le attese degli analisti convergono per una ripresa della crescita, ferma dal 2023. Dopo tre anni di rallentamento – con le dovute eccezioni - seguiti al boom dei consumi post pandemia, dal secondo semestre di quest’anno i ricavi dei colossi del settore torneranno ad aumentare, perché se alcune aree del mondo come il Medio Oriente frenano a causa del conflitto in Iran, altre come la Corea del sud o il Giappone spiccano il volo, gli Stati Uniti restano il polmone della crescita dei beni di alta gamma e la Cina dà segnali di ripresa.

Dopo un primo trimestre incolore - ad aprile e maggio le vendite dei grandi mall della Cina continentale sono tornati a crescere del 7%, con Hong Kong che resta forte soprattutto per l’alta gioielleria. Non è un caso, infatti, che tante griffe di abbigliamento e accessori, tra cui Prada e Dolce & Gabbana, abbiano iniziato a lanciare la loro collezione della cosiddetta fine jewellery, per attirare nuovi clienti e diversificare il core business. «I risultati del secondo trimestre potrebbero essere un punto di svolta per il settore – spiega Luca Solca, esperto di Bernstein - anche perché il comparto tratta al 20% di sconto rispetto alla media storica degli ultimi 10 anni e gli investitori sono alla ricerca di alternative al comparto tecnologico».

Se il barometro dello shopping di lusso vira quindi verso il bel tempo, come dimostrato dai risultati oltre le attese di Richemont (+17% i ricavi tra aprile e giugno, con la divisione gioielli in aumento del 21%), è anche vero che prosegue la polarizzazione verso l’altissimo di gamma e su quei marchi del lusso eterno, come Zegna, Cucinelli e Chanel, dopo i rilancio del direttore creativo Matthieu Blazy. In questo contesto, secondo gli analisti di Barclays, il titolo che tratta ai multipli più alti di sempre è proprio Richemont, mentre Hermès, dopo un primo trimestre in calo, tratta a multipli che non vedeva dal 2016. Quanto a Lvmh, ci sono diversi segnali positivi sui brand ammiraglia come Vuitton e Dior, che portano gli analisti ad alzare le stime. Viceversa, per Kering il mercato aspetta di vedere l’inversione di tendenza di Gucci, che pare rimandata al secondo semestre.

Nel settore, la prima azienda italiana a comunicare i conti sarà Moncler (22 luglio) seguita da Zegna (23), Prada, Cucinelli (entrambe il 30) e Ferragamo (3 agosto). In proposito, Moncler, dopo un forte primo trimestre (+12% a parità di cambi), tra aprile e giugno risentirà della stagionalità tipica del piumino, ma gli analisti non escludono sorprese positive da Corea e Giappone: per il secondo trimestre il consensus è per una crescita del 5,6% a parità di cambi. Zegna vive invece un momento d’oro e le attese sono di un aumento significativo: Ubs stima un +7% a fine anno per il gruppo che controlla anche Tom Ford e Thom Browne. Quanto a Prada, in attesa del contributo di Versace che si vedrà a partire dal 2027, gli analisti di Barclays stimano un secondo trimestre con ricavi in crescita del 2,8%. Cucinelli- che non ha mai smesso di crescere nel triennio 2023-2025 - dovrebbe confermare un progresso a due cifre per ricavi e margini. Infine Ferragamo: ha imboccato la via del recupero, con un aumento significativo dei negozi a gestione diretta. In attesa della nomina del futuro ad, Barclays si aspetta un secondo trimestre con ricavi in aumento del 5% .

I cambi, soprattutto con il dollaro Usa che resta debole contro l’euro, anche quest’anno penalizzeranno però parte delle performance assolute. Di buono c’è anche che il boom dell’intelligenza artificiale, da una parte, sta aiutando le aziende a ridurre gli sprechi e a ottimizzare gli ordini; dall’altra, sta creando nuova ricchezza – anche legata al rally delle Borse mondiali – che verosimilmente sarà poi spesa in beni e servizi di lusso.

«Dopo tre anni di revisione degli utili al ribasso – spiega Zuzanna Pusz, analista del lusso per Ubs – crediamo che stiano emergendo i primi sintomi di un’inversione di tendenza, supportati dal lavoro e dagli investimenti fatti in questo periodo dalle aziende del settore, e, più di recente, dalle indicazioni che la nuova ricchezza creata dalla crescita dell’IA sta dilagando anche in altre geografie del mondo, non solo in Usa».

Secondo Bain Altagamma, il settore del lusso mondiale quest’anno regsitrerà una crescita del 2-4% con ricavi complessivi attesi tra 365 e 373 miliardi di euro, rispetto ai 358 miliardi del 2025 e ai 364 miliardi del 2024. «In tempi turbolenti – spiega Giovanna Vitelli, presidente di Altagamma - vediamo un 2026 in moderata crescita per il lusso globale, ma con un progresso significativo del 4% per la parte esperienziale. È un ottimo segnale per l’industria italiana. Le aziende Altagamma contribuiscono tre volte di più alla crescita del PIL, generano cinque volte più occupazione e versano un ammontare di tributi mediamente 300 volte superiore. Non solo, le nostre aziende incarnano la tradizione culturale del nostro Paese, del suo saper vivere e del suo saper fare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti