Electrolux, tavolo rinviato a settembre. Urso: “Primo cambio di passo da parte dell’azienda”
di Rosaria AmatoROMA – Fumata grigia al tavolo di Electrolux al Mimit. Nessuna decisione, tutto rinviato a settembre, e l’azienda al momento non ha riformato il piano di chiusure e licenziamenti annunciato a maggio. Tuttavia fonti vicino al dossier rilevano aperture da parte del management di Electrolux, e lo stesso ministro alle Attività produttive Adolfo Urso sottolinea «un primo, significativo cambio di passo: dal piano industriale irricevibile presentato dall'azienda si è passati a un confronto vero con le organizzazioni sindacali, che si è già articolato finora in tre incontri». Anche se l’obiettivo finale è quello della presentazione di un piano industriale entro ottobre, precisa il ministro. Per il mese di settembre il Mimit ha già calendarizzato tre incontri tecnici di preparazione alla “plenaria” di ottobre.
ROMA – Fumata grigia al tavolo di Electrolux al Mimit. Nessuna decisione, tutto rinviato a settembre, e l’azienda al momento non ha riformato il piano di chiusure e licenziamenti annunciato a maggio. Tuttavia fonti vicino al dossier rilevano aperture da parte del management di Electrolux, e lo stesso ministro alle Attività produttive Adolfo Urso sottolinea «un primo, significativo cambio di passo: dal piano industriale irricevibile presentato dall'azienda si è passati a un confronto vero con le organizzazioni sindacali, che si è già articolato finora in tre incontri». Anche se l’obiettivo finale è quello della presentazione di un piano industriale entro ottobre, precisa il ministro. Per il mese di settembre il Mimit ha già calendarizzato tre incontri tecnici di preparazione alla “plenaria” di ottobre.
Fonti vicine al dossier riferiscono che, nel corso dell’incontro di stamane al Mimit, il management di Electrolux ha assicurato di avere tutta l’intenzione di riscrivere il piano annunciato, per generare un percorso di sostenibilità che possa portare a una soluzione diversa rispetto a quella definita inizialmente. I sindacati però notano come le azioni delle ultime settimane vadano in direzione opposta: la fabbrica di Cerreto d’Esi, di cui Electrolux aveva annunciato la chiusura, per delocalizzare in Polonia, sta perdendo gradualmente pezzi di produzione, i lavoratori hanno indetto sia venerdì scorso che stamattina quattro ore di sciopero per contestare l’operato dell’azienda.
«Chiediamo interventi straordinari al governo, per cambiare la traiettoria industriale di Electrolux e dell'elettrodomestico in Italia, non solo per mitigare le ricadute sociali», afferma il segretario generale della Uilm Davide Sperti. E dunque, «l'obiettivo è una soluzione industriale, non mitigare l'impatto sociale». E inoltre, aggiunge il leader sindacale, «non vogliamo discutere di tagli, perché non parliamo di numeri da esibire sulle slide ma del futuro di migliaia di lavoratori. Quindi non vogliamo sentire parlare di delocalizzazioni».
«Ci aspettiamo che l'azienda esca dall'ambiguità e dimostri definitivamente l'intenzione di lavorare a un piano senza licenziamenti e senza delocalizzazioni», ha detto la segretaria nazionale della Fiom, Barbara Tibaldi, a margine del tavolo Electrolux al Mimit. «Dalla politica ci aspettiamo che finalmente si capisca qual è il sostegno che si intende dare - ha aggiunto -, ma che quel sostegno venga dato solo a condizione che si salvino posti di lavoro e capacità produttiva, nonché tutti gli stabilimenti».
«I piccoli passi mossi nei recenti tavoli tecnici non sono sufficienti per mettere in sicurezza l'occupazione e il futuro del settore degli elettrodomestici in Italia. – rileva il segretario generale della Fim Cisl Ferdinando Uliano - Il piano presentato inizialmente dall'azienda prefigura un inaccettabile processo di deindustrializzazione». Anche Uliano sottolinea «il proseguimento del trasferimento di codici di produzione e di volumi da Cerreto d'Esi verso l'estero. Chiediamo all'azienda un atto di responsabilità: congelare subito queste iniziative e garantire la piena continuità produttiva del sito».