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Gli Usa rilanciano l’offensiva dazi. La Ue spera di essere risparmiata

(reuters)

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Quelli in vigore scadono e la Casa Bianca deve rimpiazzarli. Nel mirino 60 paesi, l’Europa conta sul patto di Turnberry
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NEW YORK – Ci risiamo. Venerdì scadono i dazi temporanei che Trump aveva imposto a mezzo mondo, per rimediare alla bocciatura di quelli originali rimediata dalla Corte Suprema, e secondo il Ft entro la fine della settimana li rimpiazzerà con nuove misure del 10% a tappeto.

L’Unione Europea in teoria è inclusa nell’elenco degli obiettivi e quindi i suoi paesi membri rischiano di essere colpiti, ma siccome Bruxelles ha un accordo generale con Washington sulle tariffe ancora in vigore, la speranza è che il capo della Casa Bianca lo rispetti, si accontenti, e quindi la risparmi dalla nuova ondata.

Con lui però non si sa mai, perché ha fatto dell’imprevedibilità una strategia.Il 2 aprile del 2025, il cosiddetto “Liberation day”, Trump aveva imposto i suoi dazi globali invocando l’International Emergency Economic Powers Act del 1977.

NEW YORK – Ci risiamo. Venerdì scadono i dazi temporanei che Trump aveva imposto a mezzo mondo, per rimediare alla bocciatura di quelli originali rimediata dalla Corte Suprema, e secondo il Ft entro la fine della settimana li rimpiazzerà con nuove misure del 10% a tappeto.

L’Unione Europea in teoria è inclusa nell’elenco degli obiettivi e quindi i suoi paesi membri rischiano di essere colpiti, ma siccome Bruxelles ha un accordo generale con Washington sulle tariffe ancora in vigore, la speranza è che il capo della Casa Bianca lo rispetti, si accontenti, e quindi la risparmi dalla nuova ondata.

Con lui però non si sa mai, perché ha fatto dell’imprevedibilità una strategia.Il 2 aprile del 2025, il cosiddetto “Liberation day”, Trump aveva imposto i suoi dazi globali invocando l’International Emergency Economic Powers Act del 1977.

I deficit commerciali

La giustificazione addotta era stata che i deficit commerciali degli Usa rappresentavano un’emergenza nazionale, e questo gli dava l’autorità di imporre le tariffe unilaterali, poi modificate lungo la strada in base agli accordi raggiunti con i singoli paesi.

La Corte Suprema però gli aveva dato torto, con una sentenza votata da sei giudici contro tre, con cui aveva affermato che per prendere simili provvedimenti il presidente aveva bisogno dell’autorizzazione del Congresso.

I dazi in sostanza sono tasse e solo il Parlamento ha il potere della borsa. Quindi i soldi già raccolti alla frontiera andavano restituiti alle aziende costrette illegalmente a pagarli. In risposta la Casa Bianca aveva annunciato l’immediata imposizione di una nuova tariffa globale del 10%, invocando stavolta la Section 122 del Trade Act del 1974.

Il Trade Act

Questo provvedimento però aveva una limitazione di 150 giorni, che scadono venerdì, e quindi ne serve uno nuovo per tenere in vita i dazi. L’amministrazione Trump lo ha individuato nella Section 301 dello stesso Trade Act, che consente di decretare le tariffe quando gli Stati Uniti sono vittime di pratiche commerciali ingiuste. Per giustificarlo era necessario condurre inchieste, allo scopo di individuare e provare gli abusi subiti.

Queste indagini ora si sono concluse e Washington, come era prevedibile, ha scoperto violazioni, in particolare riguardo lo sfruttamento del lavoro forzato. Di conseguenza gli investigatori hanno suggerito di imporre dazi del 10% contro l’intera Unione Europea e altri 14 paesi, e del 12,5% contro 45 nazioni inclusa la Cina.

Il governo poi sta esaminando anche le pratiche della sovracapacità manifatturiera e dei sussidi, per usarle come giustificazione di altri provvedimenti futuri.Bruxelles, e quindi tutti i paesi membri inclusa l’Italia, spera di essere risparmiata perché ha firmato un accordo generale con Washington sulle tariffe a Turnberry che è ancora in vigore.

L’intesa bilaterale

Dunque il presidente non avrebbe bisogno dei nuovi dazi per rimpiazzare quelli in scadenza, almeno nel caso dell’Unione Europea, perché quelli stabiliti dall’intesa bilaterale non perdono la loro efficacia venerdì.

In altre parole dovrebbe accontentarsi ed evitare di sommare le tariffe ulteriori a quelle già esistenti, anche perché se lo facesse violerebbe l’accordo siglato con Bruxelles, che quindi avrebbe il diritto di rispondere con le sue rappresaglie commerciali.

Il caso del Canada

Con lui però non si sa mai, come ha imparato il Canada, colpito da nuovi dazi del 50% subito dopo la conclusione del Mondiale ospitato insieme. I consiglieri del presidente non sono tutti così convinti che scatenare proprio ora una nuova guerra commerciale, alla vigilia delle midterm di novembre, sia la scelta più saggia e utile a non perderle.

Trump però nello stesso tempo sta riaccendendo anche la guerra guerreggiata con l’Iran, che con la crisi dello Stretto di Hormuz e ora la minaccia sul canale di Suez ha rilanciato l’inflazione, e non sembra preoccuparsi degli effetti sugli elettori americani, perché considera i dazi le colonne portanti della sua politica economica

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