MILANO – La ripresa del conflitto tra Stati Uniti e Iran semina nuovi rischi per l’economia italiana. E’ l’allarme lanciato dal Centro Studi di Confindustria nella sua congiuntura flash. "Inizia male il terzo trimestre. La guerra in Iran è riesplosa a luglio e l'incertezza sui prossimi sviluppi è massima: ne ha risentito subito il prezzo del petrolio. Dopo aver già frenato il Pil italiano nel secondo trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo", scrive il Csc. "L'inflazione resterà alta per un po' - si spiega - e il canale del credito si sta irrigidendo. L'industria perde colpi dopo mesi di shock, gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapido recupero del turismo estero, ma non crescono".
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MILANO – La ripresa del conflitto tra Stati Uniti e Iran semina nuovi rischi per l’economia italiana. E’ l’allarme lanciato dal Centro Studi di Confindustria nella sua congiuntura flash. "Inizia male il terzo trimestre. La guerra in Iran è riesplosa a luglio e l'incertezza sui prossimi sviluppi è massima: ne ha risentito subito il prezzo del petrolio. Dopo aver già frenato il Pil italiano nel secondo trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo", scrive il Csc. "L'inflazione resterà alta per un po' - si spiega - e il canale del credito si sta irrigidendo. L'industria perde colpi dopo mesi di shock, gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapido recupero del turismo estero, ma non crescono".
L’associazione delle imprese segnala anche come l’aumento del costo dell’energia abbia spinto le aziende a richiedere finanziamenti per saldare le spese. "Nonostante l'aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti", scrive Confindustria. "A maggio si è fermata la crescita della produzione di beni strumentali e nel secondo trimestre sono calate le previsioni di spesa in investimenti", si spiega. Guardando alle famiglie, nella congiuntura si evidenzia sia "in vista" una frenata dei consumi: "nel primo trimestre la quota di risparmio è salita appena (8,0%), mentre il potere d'acquisto delle famiglie è cresciuto di più (+0,8%), dando ossigeno alla domanda. Nel secondo, però, il reddito è stato frenato da prezzi e lieve calo degli occupati (a maggio). Le vendite al dettaglio sono salite poco (+0,1% in volume) e a giugno c'è stato un nuovo calo degli acquisti di auto (-1,5%)".