ROMA - Un cerotto sottile. Da sostituire dopo pochi giorni. Ma intanto da applicare con urgenza. Quella che Giorgia Meloni va ripetendo ai suoi nelle ultime ore. Così: «Se non interveniamo subito ci facciamo male». L’emergenza dei prezzi dei carburanti fuori controllo spinge la premier a muoversi in fretta. Ma dopo giorni di immobilismo, la reazione di pancia presenta il conto in anticipo. Questo: la traduzione dell’intervento «immediato» è un provvedimento ponte, un mattoncino di una risposta che potrà essere costruita solo a blocchi perché i soldi in cassa sono pochi. E così, stando ai ragionamenti e alle ammissioni che circolano in ambienti di governo, altro non si potrà fare che andare avanti di provvedimento in provvedimento, a singhiozzo, provando di volta in volta a raccogliere le risorse che servono a farli stare in piedi.
Eccolo l’intervento in modalità spezzatino. Subito un decreto. Palazzo Chigi ha chiesto al ministero dell’Economia di recuperare il prima possibile le coper…
ROMA - Un cerotto sottile. Da sostituire dopo pochi giorni. Ma intanto da applicare con urgenza. Quella che Giorgia Meloni va ripetendo ai suoi nelle ultime ore. Così: «Se non interveniamo subito ci facciamo male». L’emergenza dei prezzi dei carburanti fuori controllo spinge la premier a muoversi in fretta. Ma dopo giorni di immobilismo, la reazione di pancia presenta il conto in anticipo. Questo: la traduzione dell’intervento «immediato» è un provvedimento ponte, un mattoncino di una risposta che potrà essere costruita solo a blocchi perché i soldi in cassa sono pochi. E così, stando ai ragionamenti e alle ammissioni che circolano in ambienti di governo, altro non si potrà fare che andare avanti di provvedimento in provvedimento, a singhiozzo, provando di volta in volta a raccogliere le risorse che servono a farli stare in piedi.
Eccolo l’intervento in modalità spezzatino. Subito un decreto. Palazzo Chigi ha chiesto al ministero dell’Economia di recuperare il prima possibile le coperture che servono per un nuovo taglio delle accise. Calendario alla mano, Meloni guarda alla riunione del Consiglio dei ministri della settimana prossima. La reintroduzione degli sconti scatterebbe quindi a ridosso del week end dell’1 e 2 agosto, quando le autostrade saranno prese d’assalto da milioni di automobilisti in partenza per le vacanze. E in tempo utile, almeno questo è l’auspicio, per riportare i prezzi intorno alla soglia psicologica dei 2 euro.
Allontanandosi in fretta da livelli che si sono fatti emergenziali. Non sono solamente più alti di quelli di metà marzo, quando l’esecutivo ha approvato il primo intervento per calmierare i costi alla pompa. Sono anche superiori a quelli registrati nelle settimane successive allo scoppio della guerra in Ucraina. Era il 14 marzo 2022 quando il prezzo medio del gasolio toccò il picco storico di 2,154 euro al litro. Ieri il record ha ritracciato a 2,180.
ll parallelismo tra i numeri evoca lo spettro della fiammata dell’inflazione energetica. Di un effetto domino che rischia di alimentare una catena di rincari. Di un contagio capace di intaccare la crescita. Ecco perché le prime simulazioni dei tecnici sono concentrate sull’ipotesi di uno sconto di 24,4 centesimi per il gasolio. Solo così, stando ai prezzi di ieri, si potrebbe appunto scendere sotto i 2 euro al litro.
Ma per quanto la caccia alle coperture possa risultare ricca, non potrà di certo essere miracolosa dato che gli spazi di bilancio sono assai ristretti, per non dire effimeri. Tradotto: non ci sono i fondi per mantenere uno sconto “generoso”, in linea con l’importo dell’intervento adottato in primavera, per troppo tempo. Si punta per questo a uno sconto di 7-10 giorni. Il taglio delle accise e dell’Iva riguarderebbe anche la benzina (6,1 centesimi), ma fonti dell’esecutivo spiegano che in questo caso la misura potrebbe essere «limitata». Il perché è presto detto: la verde è vicina alla soglia dei 2 euro (ieri ha toccato quota 1,979). Sarebbe più facile, cioè meno oneroso, tenerla su questi livelli.
Di sicuro c’è che per procedere con il nuovo taglio delle tasse sui carburanti non basterà approvare un decreto. Ne serviranno due. Stando allo schema messo a punto ieri sera, il provvedimento che finirà sul tavolo del Cdm sarà affiancato da un decreto ministeriale. Attiverà la cosiddetta accisa mobile utilizzando l’extragettito Iva di giugno. Consegnerà alla causa generale del contenimento dei prezzi una dote striminzita, nell’ordine di qualche decina di milioni di euro. Sarà la cartina di tornasole della difficoltà di mettere in fila le risorse. Restituirà l’immagine di un governo costretto ad aggrapparsi a tutto. Permetterà però a Meloni di arrivare con gli sconti in vigore fino alla prima settimana di agosto.
A quel punto il provvedimento avrà esaurito la sua spinta. Il cerotto andrà cambiato. Potrebbe farsi decisamente più resistente grazie alle entrate extra in arrivo dalla vendita dei carburanti a luglio. E questo perché i prezzi delle ultime settimane, più alti rispetto a quelli registrati il mese scorso, porteranno in cassa più risorse sotto forma di accise e Iva. Soldi freschi. Fondi già prenotati da un altro decreto tampone.
Se lo Stretto di Hormuz dovesse restare l’epicentro del disordine e dell’incertezza globale, mantenendo alte le quotazioni del greggio e quindi i prezzi dei carburanti su livelli record, le risorse extra incassate a luglio saranno travasate in un nuovo decreto ministeriale. Sarà utilizzata ancora l’accisa mobile, come chiede a gran voce il Pd. L’intervento si farebbe più sostenuto, ma i conti andranno fatti con la curva dei prezzi. E al prossimo giro, con gli sconti in vigore, le entrate extra saranno inferiori. Come una giostra impazzita. Su e giù. Con il rischio di perdere di nuovo il controllo.